ecosostenibilità scarpone con fiori
Chi ha detto che le scarpe ormai inutilizzabili siano da buttare? Se si tratta di modelli capienti, come gli scarponi da trekking o gli stivali di gomma, si possono riempire di terra per coltivarvi piantine in libertà. Lasciate annaffiare alla natura, però...
Rispettare l’ambiente e la natura, favorendo gli animaletti utili, e riciclare in giardino ciò che non serve più altrove. Consigli di ecosostenibilità

Ci sono molti modi per coltivare il proprio spazio verde (ma quello all'insegna dell'ecosostenibilità è oggi il migliore). Per esempio privilegiando l'estetica a ogni costo, scegliendo le piante solo in base al proprio gusto indipendentemente dalle loro esigenze, buttandole via quando non sono più al massimo della forma, oppure ricorrendo ad agrofarmaci chimici non solo alla prima micromacchiolina su una foglia, ma perfino a scopo preventivo ripetutamente. E poi acquistando di continuo nuovi attrezzi e accessori perché quelli vecchi non piacciono più o non sono più così efficienti sebbene siano riparabili. E ancora sovradosando i concimi, sprecando acqua durante l'irrigazione, rinnovando tutte le piante ogni primavera... Un giardinaggio "da ricchi", sopra le righe, incentrato solo sulla bellezza dello spazio esterno.

Oppure – all'estremo opposto – si possono sposare le tecniche dell'agricoltura biodinamica o addirittura della permacoltura, in cui tutte le operazioni sono collegate alla fertilità del terreno e compiute in base alla posizione degli astri, riutilizzando e riciclando ogni materiale, vivente o inanimato, in un'ottica di benessere e salubrità totale, ma anche di risparmio ed ecologia spinta.

ecosostenibilità cd appesi
I cd e i dvd che si rovinano e non suonano o non si vedono più si riciclano in spaventapasseri: basta appenderli con un nastro lungo ai rami degli alberi.

Personalmente non sono certo a favore della prima formula, mentre la seconda può essere attuata solo da chi ha innanzitutto una vasta conoscenza della biologia, della biodinamica e dell'agronomia, nonché un'ampia coscienza etica, che applica in ogni comparto della vita, e una grande quantità di tempo da dedicare all'osservazione del divenire del proprio spazio e ai lavori da compiervi.

Esiste però una terza via, una quasi "via di mezzo", che permette di prendere il meglio di ogni atteggiamento, senza troppi sacrifici ma anzi divertendosi e ricavando soddisfazioni da quanto si riesce a ottenere di ugualmente bello e il più possibile sano, grazie a un'ottica diversa e a un pizzico d'inventiva. E – non da ultimo – risparmiando anche parecchi soldi che poi, eventualmente, si possono spendere per attrezzi di miglior qualità o impianti altrimenti fuori portata o esemplari molto costosi ma assolutamente desideratissimi!

Tante piante, poca spesa

ecosostenibilità
Le lattine vuote e lavate delle bibite e della birra diventano originali portavasi per i vasetti di piante grasse, leggermente acciaccati o ancora integri.

Sul fronte vegetale, quando state facendo acquisti chiedetevi sempre se quella specie che vi piace tanto troverà un ambiente adatto nel vostro giardino o terrazzo. Per es. ci sono piante perenni (arbusti o alberi) che in vaso non resistono se non per pochissimi anni; poi ci sono piante per l'ombra e altre per il sole, e non è possibile mutarne la resistenza in condizioni avverse a proprio piacimento; le acidofile in un giardino con terra calcarea non vivranno mai; le specie mediterranee sulle Alpi non sopravvivono in piena terra, e anche in vaso richiedono molti accorgimenti protettivi durante l'inverno; così come quelle per climi freschi non dureranno in riva al mare.

Comperarle, quando le condizioni non sono quelle giuste, non è un buon affare. Non si tratta solo di un ragionamento economico (se la pianta muore in poco tempo, avrete sprecato i vostri soldi), bensì anche di tipo etico: perché prendere una pianta sapendo che la condannate a morire?

ecosostenibilità pneumatici portavasi
Che fare degli pneumatici vecchi? Un originalissimo e non rovesciabile portavasi. Basta dipingerli del colore preferito, anche in diverse nuances, impilarli e porvi alla sommità, nell'apertura rimasta, un vaso con una bella pianta.

Poi ci sono le "annuali", tra virgolette perché molte di queste sono in realtà piante perenni: basta semplicemente applicare loro un po' di cure giuste. Per es. le saintpaulie, che rifiorirebbero se venissero annaffiate solo nel sottovaso e con acqua demineralizzata, aggiungendo a partire da aprile un concime per acidofile; le falenopsis, che necessitano di un periodo di riposo per poi riprendere con acqua e concime per farle rifiorire; e molte piante da balcone, come i pelargoni, le petunie e surfinie, le bocche di leone, i garofanini, gli impatiens, le lantane, le portulacche 'Samba', per citare solo le più comuni. Addirittura bocche di leone e garofani possono sopravvivere all'aperto fino a –10 °C, mentre le altre basta ricoverarle in una stanza fresca, fra 8 e 12 °C, per averle anche nella stagione successiva: in marzo si potano basse (5-8 cm d'altezza) per stimolare la produzione di nuovi fusticini fioriferi. Certo, prima che producano le prime corolle arriverà il mese di maggio, quindi non bisogna aspettarsi il balcone fiorito già a fine marzo-inizio aprile... Però saranno esattamente gli stessi colori che tanto ci erano piaciuti quando avevamo comprato le piante, e che non è detto ci siano ancora l'anno dopo...

A tutte le piante vanno poi assicurate le giuste cure: non solo l'ambiente adatto, ma anche lo spazio desiderato, il vaso adeguato, il terriccio idoneo, le annaffiature regolari secondo le esigenze, la concimazione adatta, l'eliminazione delle parti sfiorite o secche e il controllo settimanale per eventuali parassiti e malattie. In questo modo dureranno a lungo, anno dopo anno, e in bellezza.

ecosostenibilità orticole in cassoni

E poi c'è il modo di ottenere moltissime piante a costo zero, riutilizzando proprio ciò che le piante stesse hanno prodotto: innanzitutto attraverso i semi. Soprattutto le piante da fiore sarebbe bene non arrivassero a fruttificare, per non togliere energia alla fioritura ma, volendo, si possono lasciar andare a seme i primissimi fiori prodotti – eliminando poi gli ulteriori appassimenti – per raccogliere i semi migliori. Tenendo presente che, da seme, si otterranno piante diverse dalla madre, ma spesso piacevoli o divertenti...

ecosostenibilità orticole in sacchi di carta
Due idee di riciclo: qui sopra i sacchi grandi delle farine, legumi o mangimi, aperti per il lungo, ospitano piantine d'insalata a ciclo breve; in alto i rametti di salice o di vite che derivano dalla potatura si intrecciano come sostegno per fagioli nani, pomodori determinati e altre Solanacee, cetrioli ecc.

E i semi si possono anche scambiare, per es. presso l'Adipa (elenco disponibilità online su www.adipa.it), organizzatrice della mostra Murabilia all'inizio di settembre: fra "scambisti" si possono trovare vere e proprie rarità, messe a disposizione da super-appassionati che le coltivano per diletto.

Oltre ai semi ci sono le talee, che spesso possono essere risulta di potatura o rametti che si sono incidentalmente spezzati: anziché buttarli, si mettono in un vasetto con torba e sabbia, oppure in acqua, per ricavarne tante nuove piantine, da tenere o da regalare. Anche le talee si possono scambiare, fra parenti, vicini di casa, amici e conoscenti: nuove piante a costo zero. E si può anche chiedere al proprietario la talea di una pianta che si vede nel loro giardino e si vorrebbe avere. Vietatissimo invece strappare da soli i rametti, a meno che non escano dalla recinzione, nel qual caso il prelievo è libero: munitevi sempre di cesoie, perché strappare pregiudica la qualità della talea e può creare gravi danni alla pianta "donatrice".

Dalle talee agli innesti il passo è breve: per avere nuove varietà da frutto, niente di meglio che chiedere le marze a chi ha la pianta madre che interessa, e innestarle su un ramo del proprio albero: si dimezzano lo spazio occupato, l'attesa per mangiare i primi frutti, e i costi.

Difesa ecosostenibile, dalla prevenzione in poi

Tronco d'albero con pianta; vecchio carretto con piante; ecosostenibilità
Un vecchio carretto e un pezzo di tronco d'albero adornati con vasi di piante.

Per ridurre al minimo l'impiego di agrofarmaci, ossia insetticidi e antifungini, il primo segreto è quello di aver cura delle proprie piante, e ancor prima di scegliere quelle adatte all'ambiente di coltivazione, come detto prima. Esemplari sani offrono più resistenza ai patogeni, perché meno facili da perforare e colonizzare: mantenerli in buona salute dimezza la necessità di trattamenti.

Fra le attenzioni rientra anche la frequente osservazione delle piante, proprio per notare appena arrivano gli eventuali agenti patogeni: se poche foglie sono macchiate o se gli insetti sono una decina, eliminare subito il problema è facilissimo anche con l'ausilio di prodotti biologici, ma non altrettanto quando l'esemplare è già invaso dai funghi o dai parassiti.

Per la salute della vostra famiglia e dell'ambiente, sarebbe bene utilizzare per primi i rimedi naturali, che possono essere decotti o macerati fatti in casa (es. a base d'aglio, ortica, consolida ecc.); oppure i prodotti biologici commerciali sempre a base di sostanze naturali (es. olio di pino, equiseto, sapone molle ecc.); o quelli bio che hanno un principio attivo più potente (es. rame, zolfo, azadiractina) o che si basano sulla lotta biologica mediante ausiliari (insetti o vermi parassiti dei parassiti); fino alle trappole per la confusione sessuale e ai dissuasori ideali per il frutteto. Servono naturalmente più tempo e più pazienza: perché i trattamenti funzionino, devono essere molto più ravvicinati (in genere 3-7 giorni) e ripetuti per un maggior numero di volte.

I prodotti chimici rimangono invece la scelta elettiva – almeno finché rimarranno in libera vendita senza patentino, cioè fino al 2-11-2021 – quando il problema è "sfuggito di mano", ossia l'infezione o infestazione è troppo massiccia per poter essere risolta in fretta con un prodotto bio. Attenetevi rigorosamente alle dosi e modalità consigliate in etichetta.

Fermo restando che nessun agrofarmaco, chimico o biologico che sia, deve essere usato a casaccio (ne va del portafoglio e anche dell'ambiente), si deve invece attuare un programma di prevenzione nel caso in cui ci siano concreti segnali di pericolo: se nella zona o nel vostro giardino l'anno precedente si sono verificati molti casi di malattie o parassiti, è bene procedere sin dalla caduta autunnale del fogliame con i trattamenti da calendario per quel patogeno, in modo da ridurne la carica nociva nella primavera successiva.

ecosostenibilità vasca con pistia
Una vecchia vasca/abbeveratoio in marmo è stata riciclata come microlaghetto per Pistia stratioides.

Ecosostenibilità per terra e vasi

La "casa" delle piante si può declinare anche in modo ecologico e risparmioso. Dato per scontato che non si deve mai riutilizzare il terriccio esausto dei vasi perché potrebbe contenere malattie o parassiti, si può ricavare una buona terra gironzolando per campagne e boschi: la terra di scavo per le fondamenta di un edificio, quella di frane, quella delle gallerie delle talpe, il misto di foglie e terra nei boschi ombrosi di latifoglie sono ottime da mescolare a quella che si acquista in sacchi. Con l'unica avvertenza di tenere sotto controllo la nascita delle malerbe, da rimuovere prontamente.

Al substrato commerciale potete mescolare un buon compost fatto in

ecosostenibilità carretto con piante
Una cassetta della frutta, due ruote da bicicletta, un'asse robusta come manico... Si ottiene una "vasca da viaggio" per spostare le piantine seguendo sempre l'andamento del sole, senza fatica!

casa, che apporterà struttura, morbidezza e nutrimento alla terra. E naturalmente il compost, magari con l'apposita compostiera, è un sistema ottimo per riciclare i resti del giardino, ma anche della cucina: spendere meno di raccolta rifiuti e ottenere un buon prodotto è il massimo.

Quanto ai vasi, abbiate buona cura di quelli che acquistate, in plastica o in terracotta, cercando di non romperli e pulendoli regolarmente a ogni fine stagione. E se il vaso di coccio si spacca, frantumatelo con il martello per ricavarne i coccetti da apporre sui fori di drenaggio! Anche alcuni vasi da vivaio, con cui vengono vendute le piante, meritano di essere tenuti perché robusti e decenti esteticamente. Ma anche quelli meno belli (es. in plastica leggera nera) possono cambiare faccia se dipinti (dopo lavaggio e asciugatura) con i colori per plastica: servono per regalare le talee attecchite o per le vere annuali, che hanno basse esigenze colturali.

Infine ci sono anche i vasi biodegradabili, in torba o mais: non costano poco, ma sono molto ecosostenibili. Nell'arco di 4-5 anni si sciolgono consentendo di rinvasare l'esemplare senza toglierlo dal suo involucro e quindi senza danneggiare le radici.

Macchine e attrezzi, qualità ed ecosostenibilità

ecosostenibilità; vecchio carro di fieno con gerani
Un vecchio carro pieno di fieno abbellito con gerani rosso squillante.

Macchine e attrezzi di marca all'acquisto sono più costosi rispetto a quelli "primo prezzo", anonimi. Il motivo è semplice: offrono una qualità superiore, di materiali, assemblaggi, ricerca, che garantisce una maggiore durata. Il "primo prezzo" sconosciuto, di bassa qualità, può rompersi anche dopo un singolo utilizzo, e difficilmente sarà riparabile perché l'anonimo non offre un servizio d'assistenza, oltre a valutare se per la riparazione non si spenda più che a ricomprare l'oggetto... Il risultato sarà, oltre al danno economico, l'eliminazione di una macchina o attrezzo che diventano un rifiuto, oltretutto con l'obbligo di conferimento presso il Centro raccolta rifiuti della vostra città, per non inquinare ulteriormente. Quindi l'apparecchio di marca sul medio-lungo periodo fa sicuramente risparmiare.

Anche perché spesso permette, grazie al libretto d'istruzioni, di applicare da soli qualche piccola manutenzione fai-da-te, come la riaffilatura periodica delle lame, o comunque è dotato di pezzi di ricambio facilmente reperibili, in modo da sostituire ciò che si rompe e non tutta la macchina.

Dal punto di vista dell'ecosostenibilità, poi, sarebbe bene puntare su apparecchi elettrici, con il cavo o con la praticissima batteria che ormai mantiene la carica per ore e si ricarica in metà tempo (due plus assicurati solo dalle batterie di marca). Le macchine a batteria consumano una fonte rinnovabile (energia elettrica), sono silenziosi e non emettono gas di scarico, per questo sono ben più eco degli omologhi a benzina. E in genere costano anche meno e hanno la batteria di ricambio. Naturalmente, la batteria esausta va smaltita presso il Centro raccolta rifiuti. Sono sconsigliabili solo su grandi superfici, la cui lavorazione esaurirebbe la carica a meno di metà dell'opera.

Per certe attrezzature, infine, esistono oggi i modelli a energia solare: la centralina digitale dell'impianto d'irrigazione, la doccia da giardino, l'illuminazione... Energia gratuita e altamente rinnovabile!

Accessori e arredi, ecosostenibili è meglio

Il parquet in legno per il gazebo e la zona relax, o il terrazzo, è bellissimo, ma scegliete un prodotto che sia certificato Pefc o Fcs, cioè proveniente da legname rinnovabile. E utilizzate impregnanti ad acqua, ecologici. Oppure optate per le perfette imitazioni del legno, realizzate con materiali riciclati e riciclabili, che oltretutto costano relativamente poco (molto meno del legno).

ecosostenibilità ruota di carro con aromatiche
Una vecchia ruota da carro agricolo: oltre al tradizionale impiego in verticale con i vasi appesi ai raggi, c'è anche questa soluzione. Appoggiata per terra, con le piantine infilate fra i raggi ma direttamente nel terreno.

Anche alcuni mobili da giardino sono in materiali plastici ecologici: costano più dei "primi prezzi" che ormai si trovano perfino nei supermercati, ma durano di più e non impattano sull'ambiente: a fine vita sono riciclabili. Esattamente come i mobili in midollino o canna di bambù. Oppure optate per il ferro battuto, letteralmente indistruttibile, che si può sempre rivendere in un mercatino dell'usato.

12 idee di riciclo con i materiali di uso quotidiano

  1. La casa è una vera fucina di materiali che abitualmente vengono gettati, ma possono essere riutilizzati nel giardinaggio.
  2. I vasetti piccoli in plastica dello yogurt e i contenitori in plastica o cartapesta delle uova sono seminiere perfette.
  3. Le vaschette in alluminio delle mousse di frutta e del mangime per cani e gatti, e le teglie d'alluminio per i dolci e le torte salate fungono da sottovasi, se non forate.
  4. Le latte medie e grandi d'alluminio, lavate e forate sul fondo, anche in passato s'impiegavano come vasi.
  5. I contenitori di tetrapack, tolta l'estremità d'apertura e forati sul fondo, diventano contenitori monopianta da orto.
  6. Le basi in plastica delle uova di Pasqua, rovesciate, fungono da alzatine per i vasi più piccoli su un tavolino.
  7. I taglieri da cucina in plastica o in legno ormai troppo rovinati per insistere con gli alimenti si riutilizzano come spessore per sollevare i vasi dal pavimento gelato d'inverno e arroventato d'estate, oppure per tenere diritte le fioriere appese a una ringhiera che ha pochi pali verticali e solo stanghe orizzontali.
  8. Gli spiedini di legno lunghi e già usati, dopo averli lavati con acqua e detersivo, si riutilizzano come tutori per piante piccole. Vale anche per le bacchette del ristorante cinese o giapponese.
  9. I sacchi della farina, dei legumi, dei mangimi per animali da 20 e più kg, plastificati all'interno, tagliati a metà per il lungo e bucherellati si riciclano come contenitore estemporaneo per una manciata di piante d'insalata, misticanza o ravanelli, tutte dalle radici corte.
  10. I collant e gambaletti smagliati, ritagliati in strisce, diventano legacci per piante di pomodoro, melanzana e peperone.
  11. I nastri da regalo servono anch'essi come legaccio o come segnale per altre stagioni: verde = ramo da tenere, rosso = ramo da tagliare, giallo = ramo da accorciare.
  12. La plastica pluriball in cui sono avvolti elettrodomestici e oggetti delicati serve come telo di protezione invernale se il pezzo è grande, come base sulla griglia della serra se è medio, come solleva-vasi dal pavimento del terrazzo se è piccolo.

Dall'industria il riciclo intelligente

ecosostenibilità; pallet con pianta di menta
Un pallet posto in verticale funge da divisorio, abbellito con un vasetto di menta.
  • Ci sono tantissimi materiali industriali – salubri, non come le traversine delle ferrivie che sono impregnate del cancerogeno creosoto – che, una volta dismessi dall'impiego originario, possono vivere una seconda vita su terrazzi e giardini. Noi consumatori risparmiamo, e l'ambiente ne guadagna perché si creano meno rifiuti.
  • Se abitate in campagna o vicino a essa, forse avrete nelle vicinanze un magazzino ortofrutticolo di raccolta. Periodicamente questa struttura dismette gratis cassoni e pallet (bancali) in legno o plastica, una vera miniera d'oro per i giardinieri.
  • I cassoni in legno sono perfetti per creare aiuole sopraelevate in cui coltivare di tutto. Quelli in plastica sono un po' meno salubri, e comunque vanno forati con il trapano in parecchi punti per consentire il drenaggio dell'acqua.
  • I cassoni vanno lavati bene con la canna e un detersivo neutro, tipo sapone di Marsiglia, e lasciati asciugare bene. Quelli di legno vanno trattati dentro e fuori con un impregnante all'acqua, atossico (due mani).

    ecosostenibilità; pallet come divani e tavolini
    I pallet riverniciati si trasformano in comodi divani grazie a un cuscino, e in tavolini.
  • Entrambi vanno attrezzati così: due teli di non tessuto sul fondo e parzialmente sui lati, uno strato di drenaggio da 3 cm di ghiaia o argilla espansa grossa, uno strato di terriccio di 20 cm misto a concime granulare. Poi, se intendete coltivare solo piante erbacee, da fiore o da orto, stendete altri 2-3 teli di non tessuto, così ogni anno basterà togliere solo i 20 cm superiori di terra esausta. Se pensate di metterci un albero da frutto o arbusti, non mettete i teli di separazione perché l'assegnazione è definitiva.
  • Con i pallet vi potete sbizzarrire, dopo averli lavati, asciugati e impregnati: In verticale, ben fissati al terreno, fungono da recinzione e in cima ospitano vasetti di piante. Tal quali, impilati, fissati, e coperti con un cuscinone piatto diventano comodi pouf, coperti con una lastra di legno o plexiglass sono ampi tavolini. Segati per il lungo e affiancando le due metà, aggiungendo in verticale altri sei pezzi di pallet segato (alle due estremità e a metà nel punto di giunzione fra i due pezzi di seduta), diventano comode panche senza schienale. Se invece i due pezzi segati per il lungo si ricompongono tenendone uno orizzontale e l'altro verticale, con quattro robuste corde o catene si ottiene un dondolo.
  • Se invece trovate i rocchetti avvolgicavi, anch'essi in legno, fateli diventare tavolini e sedute. Lavateli, fateli asciugare e dipingeteli con i colori per legno. Passate l'impregnante e aggiungete un morbido cuscino su quelli che serviranno per sedersi.
  • Se avete la fortuna di trovare vecchi attrezzi contadini, come carri e carretti, ruote di carro, vasche di legno o di pietra ecc., tenete presente che tutti sono validi contenitori o solo espositori per le piante: si valorizzano a vicenda!

Riciclo dei tronchi d'albero

ecosostenibilità; panca di legno
Una panca ottenuta da un tronco di grande diametro, segato longitudinalmente per togliere circa 50° di legno in modo da ricavare una seduta con schienale.
  • Se, purtroppo, dovete abbattere un albero d'alto fusto (diametro minimo 35 cm) del vostro giardino, potete riutilizzare il tronco, con un minimo d'abilità con sega e pialla.
  • Segato in tronchetti di altezza variabile ma sempre perfettamente diritti, ogni pezzo si può trasformare in sgabello o appoggio per vasi. Consiglio: la parte appoggiata sul terreno va trattata con tre mani di impregnante; quella superiore con due mani; se è destinata alla seduta sarebbe bene anche piallarla prima di dare l'impregnante.
  • Un pezzo di tronco lungo almeno 2 m si può appoggiare sul prato o contro il muro di casa perché funga da seduta, fermandolo alla base con grossi sassi a entrambi i capi e in mezzo, dall'una e dall'altra parte (a meno che dall'altra non ci sia il muro). Prima di usarlo, va scortecciato e piallato sommariamente (anche nelle due estremità segate), per evitare possibili schegge, nonché passato con due mani di impregnante.
  • Chi è più abile nella falegnameria può cimentarsi nell'ottenere una panca, segando una fetta di poco più di un quarto della circonferenza, magari lasciando intatto il tronco alle estremità per ottenere i braccioli, e piallando bene la seduta e lo "schienale", senza dimenticare il trattamento con l'impregnante.
Ecosostenibilità e riciclo in giardino - Ultima modifica: 2020-06-17T07:35:29+02:00 da Elena Tibiletti