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Esistono ninfee rustiche (nella foto) e ninfee tropicali, spettacolari ma delicate.
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Come coltivare loto e ninfee, due piante acquatiche molto comuni e spettacolari. tutti i consigli utili

Gli specchi d’acqua sono luoghi incantati. La luce e la magia di questi ambienti fu resa celebre da un ammiratore appassionato, Claude Monet, che nel suo giardino di Giverny coltivò e dipinse le ninfee. Nei piccoli laghi e nelle fontane dei giardini queste piante sono spesso associate al loto, entrambe infatti possiedono delle fioriture pregiate che conferiscono loro, senza ombra di dubbio, il titolo di re e regina del laghetto da giardino, circondati da una grande corte vegetale composta da iris, ranuncoli acquatici, tifa, giunchi ed equiseti.

Le ninfee, regine del laghetto

Il genere Nymphaea comprende una cinquantina di specie, con distribuzione cosmopolita, con una predilezione per le zone a clima caldo-temperato. Sono tutte piante adatte alla vita acquatica e palustre, infatti in natura le troviamo nelle calme acque degli stagni o nei corsi d’acqua percorsi da deboli flussi. Il fusto, di aspetto rizomatoso, singolo o ramificato, cresce sotto il livello dell’acqua.

Da questo si sviluppano dei lunghi piccioli a cui sono attaccate le foglie ancora arrotolate, che si schiuderanno solo quando avranno raggiunto la superficie dell’acqua, ricoprendo ampie estensioni. Le foglie hanno forma rotonda, di colore verde intenso che in alcuni casi presentano delle screziature rosse. I piccioli, la cui lunghezza varia in base alla profondità dell’acqua, sono percorsi da lunghi canali aeriferi che assicurano il galleggiamento, portando così le foglie a contatto diretto con l’aria e la luce del sole per effettuare la fotosintesi.

I fiori possono essere di colore blu, viola, rosa, gialli o bianchi. In genere hanno vita breve: si aprono alla mattina e sfioriscono alla sera. Questo carattere effimero è compensato però da un periodo di fioritura più esteso, che va da giugno a settembre inoltrato.

Il loto, il re del laghetto

Spesso le ninfee sono confuse con il loto; tale ambiguità è probabilmente dovuta, oltre che all’aspetto decisamente simile, anche all’origine del nome delle ninfee, che proviene dal termine arabo nenùfar, che significa appunto “loto di colore blu”. Il loto però appartiene al genere a un genere totalmente diverso, che comprende al suo interno due sole specie: Nelumbo nucifera e Nelumbo lutea.

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Lo stupendo fiore di loto, con la caratteristica "saliera".

Nelumbo nucifera, chiamato anche loto orientale, perché originario di Asia e Australia, è un fiore sacro per la religione induista e buddista da cui è considerato un simbolo di purezza per la sua propensione a crescere in terreni fangosi mantenendo immacolato il colore rosa dei suoi fiori.

Nelumbo lutea, dai fiori bianco avorio, è invece originario dell’America meridionale dove è coltivato da secoli dalle popolazioni indigene per le sue proprietà sedative.

Il loto si riconosce per la caratteristica "saliera", vale a dire il frutto a forma di cono rovesciato, munito di orifizi per la dispersione dei semi, posto al centro della corolla.

Entrambi possiedono un rizoma a forma allungata che ricorda nell’aspetto e nel colore una banana. Le foglie, di forma tondeggiante e completamente impermeabili, possono raggiungere i cinquanta centimetri di diametro e sono sorrette da steli alti anche fino a un metro sopra il livello dell’acqua.

Alcune popolazioni orientali coltivano il loto da più di 3.000 anni oltre che per il suo valore estetico e culturale anche per la commestibilità dei suoi semi e dei suoi rizomi.
Nella cucina cinese, giapponese e indiana infatti, i rizomi sono conservati sottaceto, arrostiti, canditi o tagliati in fettine sottili per poi essere fritti come patatine. In alcune versioni del piatto preferito da Mao Zedong, il brasato di maiale, il rizoma di loto caramellato pare sia un ingrediente indispensabile.

Perché coltivare loti e ninfee

Le piante di ninfea e di loto possono essere coltivate in giardino all’interno di piccoli stagni e fontane, o in terrazzo riempiendo di acqua dei mastelli di dimensioni appropriate.

Se la vostra paura nel realizzare dei piccoli ecosistemi acquatici è quella di creare degli allevamenti di zanzare, la soluzione sta nell’aggiungere alle vostre vasche dei piccoli pesciolini chiamati gambusie, facilmente reperibili anche nei vivai specializzati, che si nutriranno delle zanzare e vi toglieranno il fastidioso problema.

La presenza delle grandi foglie di ninfea e di loto all’interno di uno specchio d’acqua non avrà solo funzione decorativa ma servirà anche a ridurre il flusso di raggi solari che farebbero innalzare eccessivamente la temperatura dell’acqua, favorendo cosi il proliferare di alghe infestanti.

Come curare loti e ninfee

Alle nostre latitudini le ninfee e i loti spariscono completamente durante la stagione invernale, per tornare poi a emettere le nuove foglie non appena la temperatura dell’acqua si sarà innalzata.

Sono piante mediamente robuste che sopportano bene anche temperature poco al di sotto dello zero, purché il ghiaccio non vada a intaccare il rizoma. A tale riguardo va segnalato come i rizomi dei loti siano particolarmente sensibili alle gelate. Nelle regioni a clima più freddo sarà quindi necessario, durante la stagione invernale, ricoverare i vasi in serra o in luogo riparato, ricordandosi di mantenerli sempre immersi in acqua.

I vasi di coltivazione andranno riempiti con terra argillosa dove andrete a posizionare i rizomi, stando attenti a non ricoprirli troppo; inoltre sarà opportuno aggiungere 2-3 centimetri di sabbia per evitare che il terriccio possa sollevarsi durante la fase dell’immersione.
La profondità a cui andranno posti i vasi varia a seconda della specie che avrete deciso di coltivare: di norma si passa da 15 centimetri a un metro e mezzo di profondità.
Ricordatevi, come regola generale che sia i loti che le ninfee prediligono le posizioni assolate.

Per fare in modo che la vegetazione dello stagno mantenga un aspetto ordinato e armonico sarà utile in alcuni casi ridurre la quantità delle foglie: tale operazione favorirà inoltre un fioritura più copiosa.

Come moltiplicare ninfee e loti

Le ninfee si propagano per divisione dei rizomi ogni tre anni, stando attenti durante la manipolazione a non rovinare le nuove gemme. Tale operazione andrà effettuata a fine febbraio, prima che la pianta torni a vegetare.
Ricordate che le ninfee possono essere riprodotte senza alcun problema anche da seme: basterà mettere i piccoli semi in contenitori che dovranno essere posizionati a una profondità non maggiore di due centimetri.

Per quanto riguarda i loti, la divisione dei rizomi si effettua più o meno nello stesso modo delle ninfee. Per la riproduzione da seme invece sarà necessaria un’accortezza in più: i semi del loto sono ricoperti da un guscio molto duro che richiede tempi di germinazione molto lunghi.
Per far si che le vostre piante possano germogliare quanto prima, sarà opportuno effettuare un piccolo foro su ogni guscio, che permetterà all’acqua di entrare e di irrorare il seme. Così facendo si potranno vedere le prime foglioline affiorare sulla superficie dell’acqua nel giro di pochi giorni.

Per approfondire

GUIDA PRATICA ALLA SCELTA DI PESCI DA LAGHETTO E PIANTE ACQUATICHE
Come scegliere pesci e piante per dare vita al tuo laghetto
27840 - Ultima modifica: 2019-06-27T16:45:18+02:00 da Elena Tibiletti
Fiori di loto e ninfee nei laghetti da giardino - Ultima modifica: 2019-06-29T08:10:44+02:00 da Redazione Passione In Verde