frutteto ciliegio fiori
Esistono varietà di ciliegio a sviluppo contenuto, adatte a un mini-frutteto.

Al tempo dei nostri nonni non esisteva una fattoria senza frutteto, in cui gli alberi erano disposti geometricamente secondo sesti d’impianto ben precisi. Il suolo sotto le piante veniva seminato con specie foraggere, e il terreno si recintava con una siepe: così si ottimizzava il rendimento, permettendo al bestiame di pascolare liberamente vicino all’abitazione. Se l’allevamento era di pecore o capre, la recinzione era costituita da arbusti da bacca, alti 50-100 cm, ma quando – nei casi più fortunati – si allevavano vacche o cavalli, erano necessari alberi di gelso, potati in maniera che i rami ricadessero verso il basso, a costituire una barriera. Nel contempo il bestiame manteneva l’erba bassa grazie alla brucatura (una sorta di naturale “tosaerba”) e concimava la terra, permettendo di ottenere un abbondante resa in frutta.

Poco spazio ben sfruttato

Non servivano grandi estensioni: bastava un fazzoletto di terra (del resto, i contadini che lavoravano la campagna padronale non ricevevano altro che una casa colonica e il poco spazio attorno, per non togliere metri quadri al proprietario terriero). Su di esso, almeno un albero per ogni specie da frutta trovava posto sufficiente, coltivato da mani abili che lo ritenevano prezioso: a volte i suoi frutti rappresentavano l’unico nutrimento per un certo periodo. In Val Padana oggi le case rurali sono profondamente cambiate, ma – inerpicandosi sulle colline appenniniche e via via a scendere per l’Italia – sono ancora visibili numerosi esempi di questi perfetti orto-frutteto-giardino, a volte minuscoli ma funzionali, dai quali poter trarre ispirazione.

Per un buon risultato, tuttavia, occorre seguire alcune semplici regole fondamentali: assicurano agli alberi una situazione di benessere e a voi un ricco raccolto.

Dove e come piantare

Il primo passo consiste indubbiamente nell’individuare nel vostro terreno o giardino la zona più adatta ai fruttiferi. Questo tipo di piante richiede un suolo abbastanza ricco e fertile, non troppo sabbioso (sciolto), né eccessivamente pesante o umido. Se sostanzialmente la vostra terra risponde a queste caratteristiche, è sufficiente arricchirla con qualche palata di letame ben maturo o – tutt’al più – di concime a lenta cessione per tappeti erbosi. Se viceversa sospettate che le caratteristiche siano diverse, vale la pena di prelevare qualche manciata di terra in vari punti del giardino per farla analizzare in laboratorio: potrete così correggerla nel migliore dei modi con le diverse sostanze naturali a disposizione.

Nella zona prescelta, dovrete poi determinare il sesto d’impianto, premesso che la superficie minima necessaria è di 10 x 10 m, sufficienti per impiantare 4 alberi da frutto di media altezza (dunque, non ciliegi innestati su franco…). Se però disponete di 15 x 15 m, potrete addirittura più che raddoppiare la quantità di fruttiferi, arrivando a nove piante. Per ciascun albero dovete calcolare un ingombro pari a una circonferenza di 4 m di diametro, che divengono 5-7 nel caso di fruttiferi ad alto fusto (il ciliegio di cui sopra). Naturalmente, molto dipende dalla varietà scelta (a crescita vigorosa o lenta), dal portainnesto (anch’esso vigoroso, come il franco, o debole) e dalla fertilità del suolo (che accentua o rallenta l’accrescimento). In più, tenete presente che su suoli argillosi e pesanti è necessario almeno un mezzo metro in più, e viceversa su terreni sabbiosi e sciolti. Lasciate infine circa un metro di distanza rispetto alla siepe di confine, che potrebbe essere costituita da un filare di “frutti di bosco”: le piante di ribes hanno generalmente dimensioni contenute, così come quelle di uva spina e di josta, mentre rovi da more e lamponi tendono a espandersi e andranno tenuti sotto stretto controllo. Se volete rispettare le tradizioni, chiudete la siepe con una cancellata bassa (bastano due assi parallele al terreno) in legno.

frutteto albicocco frutti
La gioia del frutteto è ottenere i frutti!

Specie e varietà: l’imbarazzo della scelta

Il momento più delicato è senz’altro rappresentato dall’individuare i fruttiferi più adatti, compatibilmente con i vostri gusti. Se siete golosi solo di mele piuttosto che di albicocche, otterrete un mini-frutteto particolarmente ordinato e uniforme, gradevole dal punto di vista estetico, ma perderete il piacere di assaporare aromi diversi: perlomeno, scegliete varietà differenti con maturazione scalare, in maniera da incominciare a raccogliere per esempio le pere all’inizio di agosto terminando a metà ottobre. Facendovi consigliare dal vivaista di fiducia, potrete acquistare per meli, peri, peschi e susini le varietà precoci, mediane e tardive (la cui produzione si spalma su un arco di almeno due mesi), mentre per ciliegi e albicocchi comunque la differenza di maturazione fra le varietà non supera i 30-40 giorni.

Una mescolanza di specie diverse delizia il palato e movimenta la vista, non solo al momento della raccolta, quando i frutti occhieggiano ben colorati in mezzo al fogliame, ma anche in autunno con il fogliame tinto in sfumature cromatiche diverse, in inverno con le svariate sagome nude, e in primavera con le fioriture che vanno dal bianco al rosa passando per il crema e il rosa bebè. Attenzione però al momento di maturazione: se il frutteto è nella seconda casa, abitata solo in agosto, ben vengano fruttiferi che producono durante tutto l’arco del mese, ma se è collocato laddove siete presenti con una certa frequenza, è meglio optare per frutti da raccogliere per un periodo prolungato nel tempo, così da riuscire a consumarli senza essere costretti a regalare l’eccedenza o a fare marmellate.

Un ultimo consiglio: scegliete varietà autofertili (che cioè si autofecondano, con l’aiuto degli insetti pronubi), oppure accertatevi che esistano alberi della medesima specie prescelta nel raggio di 300 m di distanza, oppure ancora prevedete varietà diverse della stessa specie (2 albicocchi, 2 peri ecc.) con fioritura nel medesimo periodo. Altrimenti, niente frutti!

L’importanza della resistenza

Per una buona riuscita, è consigliabile preferire varietà che possiedano la resistenza o la tolleranza a determinate malattie tipiche della specie e della zona in cui abitate (nelle colline soggette a primavere piovose il melo Florina resiste alla ticchiolatura, mentre in zone soleggiate il pesco S. Anna Balducci è tollerante alla bolla). Eviterete così, soprattutto se siete alla vostra prima esperienza, di dover trattare con fitofarmaci alla vista di ogni minima macchiolina o insettino, o di perdere il raccolto per colpa di un puntino nero trascurato che ha poi invaso tutti i frutti. Il discorso è particolarmente valido per il melo, il fruttifero maggiormente interessato da svariati patogeni e che richiede pertanto numerosi interventi farmacologici: con varietà resistenti, eviterete di dover trattare nel momento in cui le albicocche a fianco sono pronte per la raccolta (piccole quantità di fitofarmaci “volano” nell’aria circostante, e di solito deve intercorrere un certo numero di giorni – il periodo di carenza – prima di poter raccogliere i frutti colpiti).

Un piccolo ragionamento lo meritano anche le piante da siepe: josta e uva spina sono sensibili all’oidio, e dunque sono sconsigliate nelle zone collinari notoriamente interessate dalla malattia fungina, perché possono trasmetterla a loro volta ai fruttiferi vicini. Ribes e lampone sono adatti solo ad aree montuose, dove viene rispettato il loro fabbisogno di freddo invernale. In pianura è perfetto il rovo da more, da scegliere anche nelle varietà senza spine (Thornless) se non avete l’esigenza di creare una barriera antintrusione (per esempio se non possedete cani “scavatori”).

In ogni caso, affidatevi sempre a un vivaista esperto o al garden center di fiducia, lasciandovi consigliare piante robuste e ben formate, che non manifestino segni di sofferenza o malattia. Non fatevi incantare da esemplari a buon prezzo chiusi nelle confezioni pack sui banchetti del mercato: sono piante di un anno, strapazzate dal carico e scarico nel furgone e dalla mancanza di cure, per cui potrebbero non dare buoni risultati. Inoltre, nulla potrete sapere del portinnesto, fondamentale per la compatibilità con il vostro terreno, per la precocità o meno di entrata in produzione e per le dimensioni finali dell’albero: solo il vivaista è in grado di consigliarvi quello più adatto.

Benvenuto nella nuova dimora

Si arriva così all’importante fase dell’impianto. In Val Padana, sulle colline appenniniche e lungo le coste meridionali il momento migliore è costituito dal mese di novembre, quando il terreno è ben inumidito ma non gelato. Sulle Alpi e sui monti appenninici l’operazione va anticipata a ottobre, mentre i fruttiferi in vaso possono essere posti in piena terra anche nel tardo inverno-inizio primavera (ciò non vale per le piante a radice nuda, che saranno stremate da un inverno fuori terra e faranno fatica a riprendersi).

Preventivamente dovrete aver scavato le buche d’impianto, della profondità adeguata, sul fondo delle quali avrete mescolato terra fertile e letame o compost: tali buche devono rimanere aperte per circa un mese prima dell’arrivo del fruttifero. Subito prima dell’impianto, potate il/i ramo/i (se già non lo ha fatto il vivaista al momento dell’acquisto) ed eliminate le radici spezzate o secche. Ponete l’astone con delicatezza a dimora, affiancando il tutore di sostegno (al quale va legato con morbidi lacci di plastica: non stringete l’esile tronco, che potrebbe venire danneggiato anche gravemente); indi ricoprite le radici e la base del palo di legno con la terra di scavo lasciata da parte, senza mai coprire il punto d’innesto che talora è posto molto in basso.

Una volta completate le operazioni d’impianto, se il terreno fra le piante è ancora nudo seminatevi un miscuglio per prato fiorito (le corolle attireranno le api, preziose impollinatici), evitando il suolo attorno ai fusticini per il raggio di un metro: per i primi 3-4 anni è preferibile evitare la competizione con le piantine erbacee che potrebbero sottrarre minerali preziosi per l’accrescimento dei giovani fruttiferi. Tenetelo pacciamato con compost, che cederà utili sostanze al suolo, ed eliminate prontamente le erbacce che dovessero crescervi.

Un po’ di pazienza e… tanti frutti

Di solito, i giovani fruttiferi incominciano a dare i primi frutti (2-4 per pianta) già dal secondo-terzo anno di vita, ma talvolta possono passare anche 5-7 anni prima di assaggiare il primo prodotto: molto dipende dal portinnesto, che induce o meno la precocità produttiva. Sicuramente, fin dalla prossima primavera beneficerete dei primi fiori, che diverranno sempre più copiosi negli anni successivi, preludendo, se tutto va come deve, a un ricco raccolto. Quanto agli arbusti da siepe, dopo un paio d’anni otterrete i primi frutti di bosco dal vostro giardino. Nell’arco di 5-6 anni comunque, il mini-frutteto-giardino avrà assunto la forma grossomodo definitiva e voi vi godrete la golosa produzione.

A ogni zona il suo frutteto

  • Sulle Alpi: albicocco Val Venosta o Luizet, melo Golden Delicious o Renetta del Canada, pero Williams o Conference, pesco Amsden o Glohaven, susino Regina Claudia Gialla o President.
  • In Val Padana: albicocco Reale d’Imola o Bergeron, melo Pink Lady o gruppo Gala, pero Abate Fetel o Kaiser, pesco Buco Incavato o Maycrest, susino Stanley o Sorriso di Primavera.
  • Sulle colline appenniniche: albicocco Pesca di Nancy o Goldrich, melo Stayman o Red Chief, pero Decana del Comizio o Passa Crassana, pesco S. Anna Balducci o Maria Bianca, susino Santa Rosa o Autumn Giant.
  • Lungo le coste meridionali: albicocco San Castrese o Boccuccia, melo Annurca o Limoncella, pero Coscia, pesco Guglielmina o Symphonie, susino Fortune o Tracy Sun.

Una stagione di mele, pere, pesche e susine

  • Albicocco: Cafona inizio giugno, Boccuccia metà giugno, Precoce Boulbon fine giugno, Reale d’Imola inizio luglio, Valleggia metà luglio, Pesca di Nancy fine luglio, Val Venosta inizio agosto
  • Melo: gruppo Gala luglio, Astrakan inizio agosto, Renetta del Canada inizio settembre, Starking Delicious metà settembre, Golden Delicious fine settembre, Morgenduft inizio ottobre, Annurca metà ottobre, Granny Smith fine ottobre
  • Pero: Mirandino Rosso metà luglio, Coscia fine luglio, Tosca inizio agosto, Carmen metà agosto, Williams fine agosto, Conference inizio settembre, Kaiser metà settembre, Decana del Comizio fine settembre, Madernassa inizio ottobre, Passa Crassana metà ottobre, Abate Fetel fine ottobre, Curato inizio novembre
  • Pesco: Rich May inizio giugno, Crimson Lady metà giugno, Amsden fine giugno, Royal Glory inizio luglio, Redhaven metà luglio, S. Anna Balducci fine luglio, Rossa di S. Carlo inizio agosto, Marisol metà agosto, Buco Incavato fine agosto, Nichelini inizio settembre, Guglielmina metà settembre, Red Late fine settembre
  • Susino: Shiro inizio luglio, Santa Rosa metà luglio, Goccia d’Oro fine luglio, Regina Claudia Gialla inizio agosto, Stanley fine agosto, President inizio settembre, Angeleno metà settembre, Autumn Giant fine settembre

Parola d’ordine: resistenza

  • Albicocco: Gabriella Bergeron (anarsia), Luizet (monilia)
  • Melo: Summerfree, Golden Orange, Florina, Gold Rush (ticchiolatura), Annurca (oidio)
  • Pero: Butirra Hardy, Madernassa, Conference, Curato (ticchiolatura)
  • Pesco: S. Anna Balducci (bolla)
  • Susino: Shiro (monilia)

Per approfondire

FRUTTETO FACILE
sul balcone e in giardino
33972 - Ultima modifica: 2020-11-19T17:14:14+01:00 da Elena Tibiletti
Come creare un mini-frutteto da zero - Ultima modifica: 2020-11-27T07:15:21+01:00 da Elena Tibiletti