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Solanum rantonnetii, arbusto da vaso dai fiori viola.
Il genere Solanum comprende, oltre alla patata e al pomodoro, numerose specie di grande valore ornamentale, per il Nord o il Sud, da vaso e da giardino

Non è un evento frequente, ma a volte capita: alcuni generi botanici sono talmente vasti da comprendere piante diversissime fra di loro, che mai si potrebbero ritenere parenti stretti a colpo d’occhio. È questo il caso del genere Solanum, appartenente alla grande famiglia delle Solanacee, che fra le sue 1.400 specie di piante erbacee, arbustive e arboree, annuali o perenni, comprende piccoli alberi e pungenti cespugli, erbe selvatiche, esemplari infestanti, piante apprezzate per i fiori oppure per le bacche, numerose specie da frutto commestibile e altrettante da cui stare alla larga perché velenose.

Dal punto di vista estetico, l’unica caratteristica comune è data dal fiore, costituito da 5 petali e 5 sepali, stellato o campanulato e con stami sporgenti e vistosamente gialli. Anche i frutti si assomigliano molto fra le diverse specie, ma va segnalata l’eccezione delle bacche coltivate a scopo alimentare, selezionate in forme e dimensioni ben differenti rispetto a quelle delle piante ornamentali o selvatiche.

In comune anche il contenuto di alcaloidi, sostanze tossiche (come la solanina, l’atropina, la solanocapsina ecc.) che, se ingerite in determinate quantità, provocano avvelenamenti che possono anche culminare con la morte. Per fortuna, il quantitativo varia, oltre che da una specie all’altra, anche all’interno del ciclo vegetativo: è per questo motivo che pomodori e melanzane a maturazione divengono del tutto commestibili e che le patate invece vanno consumate finché sono ancora perfettamente bianche o gialle o rosse secondo la varietà. Le sfumature verdi su frutti e tuberi, infatti, sono date dalla solanina che, così, si fa riconoscere ed evitare!

Quanto a tutto il resto, il genere è governato dalla massima diversità: ecco una piccola panoramica sulle specie più conosciute nel mondo.

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Solanum dulcamara

Solanum spontanei in Italia

Incominciamo con tre Solanum che fanno parte della nostra flora e che, volendo, possono essere inseriti in un giardino naturalistico (privo di bambini o animali domestici) perché i fiori e i frutti hanno un certo valore ornamentale.

Il S. dulcamara, o erba morella rampicante, deve il nome “dolce-amaro” al sapore dei nuovi germogli sui rametti, dapprima amaro e poi dolce: vi sconsigliamo, tuttavia, di fare la prova, visto che si tratta di una pianta velenosa in ogni momento del ciclo e in ogni sua parte. Sono solo gli uccelli a potersi cibare impunemente dei frutti maturi, diffondendone così i semi. È una pianta erbacea perenne e rustica, che cresce nei boschi umidi, lungo corsi d’acqua, nelle siepi, vicino alle abitazioni e ai ruderi in tutta Italia. È alta fino a 2 m, dotata di un fusto legnoso nella parte basale, che si avvolge a qualunque tutore. Fiorisce da giugno a settembre con corolle violacee e stami gialli, riunite in ricche pannocchie, generalmente pendenti. Le bacche mature sono rosse, ovali, molto decorative.

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Solanum nigrum

Ha invece bacche di colore giallo-arancio e di forma allungata il S. luteum o morella rossa, che si differenzia dalla dulcamara per la taglia minore, il portamento eretto e le infiorescenze costituite da soli 3-5 fiori.

Sono infine neri i frutti del S. nigrum, la morella comune, per il resto molto simile alla morella rossa.

 

Solanum appartenenti alla gastronomia italiana

Oggi sono tutti e tre ortaggi indispensabili sulle nostre tavole, ma la loro storia in Europa data a partire dal XVI secolo, visto che due ci sono arrivate dall’America e la terza dall’Asia.

Partiamo con la patata, S. tuberosum, vittima di grande diffidenza al suo arrivo, al termine del ’500, a causa della somiglianza proprio con la morella comune: si incominciarono a consumare i tuberi solo nel ’700, in seguito a una carestia. È una pianta erbacea annuale di piccola taglia, con foglie composte e fiori stellati bianchi. Oggi ne esistono centinaia di varietà, che si differenziano per le caratteristiche del tubero.

Nemmeno il pomodoro, S. lycopersicum, ebbe miglior fortuna, come testimonia il nome lycopersicum che significa “frutto del lupo”, poi corretto nel desueto Lycopersycum esculentum, cioè frutto del lupo “commestibile”, ma solo dopo 200 anni di impiego solo ornamentale della piantina, apprezzata per i fiorellini stellati gialli e i frutti allora color dell’oro (donde la denominazione pomodoro). Le piante, a seconda della varietà, possono andare da 50 a 160 cm d’altezza, hanno foglie frastagliate e sono annuali.

Non c’è due senza tre: la melanzana, S. melongena, prende il nome da “mela insana”, ossia non commestibile! Giunta in Europa dall’Asia al seguito degli Arabi nel Medioevo, dovette aspettare il cardinale Richelieu per venire assaggiata e apprezzata come merita. Piantina erbacea dalle foglie vagamente cuoriformi, raggiunge il metro d’altezza e regala fiorellini viola o bianchi a seconda del colore della buccia della grossa bacca.

Leccornie nel resto del mondo

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Solanum muricatum

Nel Sud America sono rimaste confinate alcune specie commestibili ma evidentemente meno gradevoli delle precedenti. Per esempio il S. muricatum o melone-pepino o pera-melone: è una pianta erbacea perenne cespugliosa, priva di spine, alta 50-80 cm, dai fiori violacei. È originaria delle Ande, dov’è coltivata per il frutto, la kachuma, della grandezza di una mela e dalla forma di un piccolo melone. La buccia, nel frutto maturo, è dura e di colore giallo più o meno intenso con striature vinate. La polpa bianco-giallina, abbastanza succosa, è profumata, ha un sapore a metà fra il melone e la pera ed è molto dissetante con un basso grado zuccherino. Non è difficile da coltivare: cresce bene anche in vaso, richiede molto sole e le stesse cure del pomodoro. Durante l'inverno va riparato poiché teme le gelate e i venti dal Nord, ma resiste al freddo: sulle Ande viene coltivato fino ai 1.500 m di quota; in alternativa si coltiva come annuale.

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Solanum quitoense

Viene dall’Ecuador S. quitoense, l’arancina del Perù o lulo o naranjilla, un cespuglio erbaceo alto fino a 3 m, spinoso nelle forme selvatiche, con foglie piuttosto grandi, i cui frutti sono spremuti per ricavare un succo dolce-acido, ipervitaminico, molto utile per le popolazioni andine. I frutti sono globosi o ovoidali, del diametro di 4-6 cm, gialli o arancioni, coperti di fine peluria. La polpa è verde, acida, succosa, con molti piccoli semi.

 

 

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Solanum quitoense

Poi c’è un ex Solanum, S. betaceum, ora riclassificato come Cyphomandra betacea, l'albero dei pomodori o tamarillo o pomodoro arboreo, un arbusto alto 2-5 m, originario delle Ande. I fiori sono color rosa o lavanda, riuniti in racemi terminali e fioriscono in modo scalare (in Italia fra settembre e febbraio).

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Solanum betaceum

 

I frutti, solitari o a gruppi, hanno colore variabile dal giallo al rosso al viola, forma ovoidale con apice appuntito, e contengono molti semi piccoli (120-150). La polpa può essere giallo crema, arancio-giallo, arancio-rosso, e il sapore ricorda quello del pomodoro. Da noi si può coltivare solo nelle regioni mediterranee.

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Solanum betaceum

Proviene dall’Amazzonia S. hyporhodium, la cocona, un cespuglio dalle foglie pelose e dai fiori verdi, da cui derivano bacche gialle, arancio o rosse, simili a piccole mele portate in grappoli, commestibili ma non molto diffuse. La pianta è sensibile al freddo. Viene definito cocona anche S. sessiflorum, le cui bacche somigliano più a pomodori, tondi o allungati, e vengono utilizzate anche per ricavarne il succo.

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Solanum hyporhodium

 

 

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Solanum aethiopicum

 

 

 

 

 

Viene invece dall’Africa S. aethiopicum (sinonimo S. integrifolium), la melanzana rossa africana, una pianta simile alla melanzana per portamento ma dal frutto arrotondato di color rosso intenso come un pomodoro, con il quale può essere scambiato. Le melanzane rosse si consumano sia crude che cotte e mantengono sempre un retrogusto amarognolo, così come le nutrienti foglie cucinate a mo’ di spinaci.

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Solanum aethiopicum

La pianta necessita di un clima caldo e asciutto, come quello della savana africana: in Italia viene coltivata solo nel comune di Rotonda, in Basilicata, sul Pollino al confine con la Calabria, dov’è arrivata probabilmente al seguito dei reduci delle guerre coloniali; è un Presidio Slow Food.

Solanum belli per i fiori

Fra i Solanum da fiore c’è solo l’imbarazzo della scelta per colore delle corolle e portamento. Il più comune è S. rantonnetii, un arbusto originario del Paraguay, sempreverde nel Sud Italia, spogliante nel Nord, alto fino a 2 m, dalla crescita medio-rapida, allevabile a cespuglio o ad alberello e coltivabile anche in un grande vaso. Ha foglie lanceolate, verde intenso, e fiori viola nella specie, bianchi nella varietà floricola, semplici, da giugno a ottobre. È sconsigliata la vicinanza con altri arbusti.

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Solanum jasminoides

Ha le corolle bianche S. jasminoides var. Album (sinonimo S. laxum), originario del Brasile, rampicante e sempreverde, con foglie verde scuro, lucide, portate da rami sottili e flessibili, lunghi fino a 6 m, ideali per rivestire un pergolato, una recinzione o un gazebo. Vive bene anche in vaso, purché grande e munito di traliccio. Da giugno a ottobre produce una moltitudine di fiori apicali, che nella specie sono azzurro chiaro. Tollera temperature fino a 0 °C, oltre i quali si spoglia e deperisce.

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Solanum bonariense

Sono invece bianco-rosate le corolle di S. bonariense, originario dell’Argentina. È un arbusto sempreverde, che raggiunge i 2,5 m di altezza e larghezza; ha foglie color verde intenso, lanceolate a margine dentato, lunghe 15 cm. Fiorisce tra maggio e settembre e poi dona i piccoli frutti, prima verdi, poi gialli, rossi, infine bruni. È molto esuberante e ricco di polloni, prodotti anche a distanza dalla pianta madre: per limitarlo, si può procedere come con i bambù, inserendo in terra lastre metalliche che contengano le radici. Non ama la coltivazione in vaso. In inverno tollera minime di –2/–4 °C.

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Solanum crispum 'Glasnevin'

Viene dal Cile S. crispum, un rampicante semirustico e sempreverde, dell’altezza di 5-6 m, con foglie ovate di colore verde scuro. Da giugno a settembre produce fiori stellati azzurro-porpora, con antere gialle molto evidenti. La varietà Autumnale è più rustica e fiorisce più a lungo.

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Solanum wendlandii

 

 

 

 

S. wendlandii, originario del Costa Rica, è un semisempreverde e rampicante, dai tralci lunghi fino a 7 m, leggermente spinosi. È caratterizzato da un forte polimorfismo delle foglie: segmentate alla base della pianta, trilobate nella parte centrale, intere e oblungo-acuminate in cima. Da giugno a settembre produce fiori azzurro-lilla, riuniti in infiorescenze apicali, con la corolla formata da un corto tubo espanso in lembi appiattiti e leggermente lobati.

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Solanum amygdaloides

Per coltivare un solanum in Val Padana in piena terra, l’unica alternativa è S. amygdaloides, rampicante originario degli altipiani messicani, dalla grande resistenza sia al freddo invernale (fino a –10 °C) sia al caldo estivo. Deciduo, molto pollonifero e vigoroso, raggiunge i 5 m di lunghezza dei fusti, che sono quadrangolari e verdi, coperti da foglie simili a quelle del mandorlo, e ricadono mollemente se non vengono legati. Può vivere anche in un vaso grande. Fra giugno e ottobre fiorisce in blu-viola.

Da fiore o da bacca, temono il freddo

I Solanum da fiore, con l’eccezione di S. amygdaloides, non sopportano le basse temperature invernali: sotto i 5 °C la pianta va protetta con un velo di non tessuto o ricoverata in serra fredda; sotto gli 0 °C è meglio ritirarla in un luogo fresco (pianerottolo, veranda, cantina luminosa…). Tollerano tutti il gran caldo estivo e i venti salmastri, ma non quelli freddi invernali, nemmeno al Sud.

Si coltivano in piena terra nel Sud Italia, in un grande vaso (diametro min 40 cm) nel Nord. Non hanno esigenze particolari per il substrato: basta solo che non sia acido o poco drenato. La posizione deve sempre essere il più possibile soleggiata, anche d’estate.

Dalla primavera all’autunno bisogna curare l’irrigazione, abbondante ma distanziata nel tempo, e la concimazione, almeno ogni 15 giorni con un prodotto liquido per piante da fiore.

Tutti amano potature anche severe, da effettuare in pieno inverno: svolgono la benefica funzione di restituire forma e vigore alla pianta e favorire una ricca fioritura (che avviene all’apice dei rami in crescita).

I Solanum da bacca (con l’esclusione di S. pseudocapsicum) temono temperature inferiori agli 8 °C. In primavera-estate vivono all'aperto, al sole, ma protette da quello eccessivo del mezzogiorno, ben concimate e innaffiate in abbondanza solo quando è necessario. In autunno-inverno vanno invece ricoverate in un luogo fresco (a 15 °C) per mantenere più a lungo possibile i frutti. Alla loro caduta, tutte e tre le specie vanno potate drasticamente (a 15 cm da terra) per favorire una copiosa fruttificazione l’anno successivo.

I Solanum più curiosi

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Solanum sodomaeum
  • S. sodomaeum (= S. linneanum) è il pomo di Sodoma: deve il nome a una leggenda legata all'episodio biblico dell'incendio di Sodoma, dopo il quale la terra divenne del tutto sterile e solo a questa pianta Dio permise di crescere, perché i suoi frutti, in apparenza belli e invitanti, una volta aperti contenevano solo fuoco e fumo. In effetti, dopo la maturazione la polpa si riduce a una polvere nerastra, facilitando l’identificazione con le mitiche "mele di Sodoma" colme di cenere. È un arbusto che può raggiungere i 2 m di altezza, interamente coperto, su fusto, rami, foglie e frutti, da robuste spine. Le foglie lobate sono di colore verde brillante. I fiori, di colore violaceo, sono riuniti in infiorescenze a corimbo e appaiono da maggio a novembre. I frutti sono bacche tondeggianti del diametro di 2-3 cm, di colore verde screziato di bianco, poi giallo a maturazione, e sono tossici. Originario del Sud Africa, è arrivato in Europa agli inizi del ’700 e si è naturalizzato nel bacino del Mediterraneo: in Italia si trova lungo la costa adriatica dall’Abruzzo alla Puglia, quelle tirreniche e ioniche e nelle Isole.
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    Solanum mammosum

    S. mammosum è l’albero dei capezzoli, a causa della curiosa forma dei frutti, conica con piccoli lobi, lunghi fino a 6 cm, di colore giallo oro, tossici ma ricchi di saponine (un tempo venivano utilizzati come sapone). È un arbusto sempreverde, dell’altezza massima di 3 m e dalla chioma tondeggiante. I fiori bianchi sono portati in grappoli. Nella terra d’origine, il Brasile, è considerato un portafortuna; mentre a Taiwan si utilizza per offerte religiose.

  • S. torvum, il fico del diavolo, è un arbusto o piccolo albero (fino a 3 m d’altezza) sempreverde, spinoso su fusti, rami e foglie, che sono ovate a margine intero o lobato. In estate produce fiori bianchi riuniti in corimbi, che poi si trasformano in piccole bacche della grandezza di un pisello, dapprima verdi e poi gialle a maturità. Viene utilizzato come portainnesto per la pianta di melanzana perché resiste ai marciumi radicali.

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    Solanum torvum

Irresistibili grazie alle bacche ornamentali

  • Tre sono le specie coltivate per il valore decorativo dei frutti. La più diffusa è S. capsicastrum, originaria del Brasile, un suffrutice perenne dai fusti legnosi e morbidi, alti fino a 45 cm, con foglie persistenti, lanceolate, lunghe fino a 8 cm e di colore grigio-verde. In giugno-luglio produce fiori bianchi stellati con stami verdi, poco appariscenti, ai quali seguono da ottobre e fino a febbraio le bacche, dapprima verdi, poi biancastre, gialle, arancio e infine scarlatte, velenose e dall’odore poco gradevole. La varietà Variegatum presenta foglie marginate e screziate di bianco-crema.
  • Molto simile è S. pseudocapsicum, un arbusto perenne e rustico, alto fino a 75 cm, che porta bacche dello stesso colore ma più grandi e lucide rispetto al precedente, e ugualmente tossiche. La ciliegia di Gerusalemme, come viene chiamato, è originaria delle montagne peruviane, quindi resiste alle gelate della Pianura Padana.

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    Solanum ovigerum

  • Infine c’è il simpatico S. ovigerum, la pianta delle uova, in inglese “ornamental white Eggplant”, cioè “pianta ornamentale delle uova bianche”, che si differenzia dalla melanzana, oltre che per la forma, le dimensioni e il colore dei frutti, anche per le striature color porpora che presentano i fusti, i rami e le foglie, assenti invece nella specie commestibile. I frutti inizialmente sono bianchi e a maturità divengono giallastri, perfettamente ovali, delle dimensioni pari a quelle di un uovo di gallina: sono indicati come “non commestibili”.

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