potatura melo
La potatura degli alberi da frutto è indispensabile per un buon raccolto.

È uno dei momenti cruciali e più carichi d’incertezza nella vita del giardiniere amatoriale neofita: ci stiamo riferendo alla potatura degli alberi da frutto, operazione importantissima perché anche (o soprattutto) da essa dipende la futura produzione di frutti. Una potatura ben condotta, infatti, potrà incrementare il raccolto, una mal riuscita potrà invece compromettere non solo l’annata successiva ma perfino alcuni anni a venire.

Potatori non ci si improvvisa, ma lo si diventa leggendo i libri sul tema e le riviste specializzate, visitando siti internet competenti come il nostro, chiedendo consigli ai vivaisti o ad altri esperti e, se possibile, osservandoli all’opera dal vivo o su Youtube. Questo significa che, partendo da zero, ci vorranno alcuni anni, oltre alla passione e a una buona memoria, per capire esattamente come potare ogni specie da frutto. Sarà solo la pratica a semplificare via via l’operazione: nel tempo “si fa l’occhio” su ciò che deve essere eliminato perché superfluo o addirittura dannoso allo sviluppo della pianta, e su ciò che invece si deve conservare perché va a comporre l’impalcatura del fruttifero e a preludere alla formazione dei rami a fiore (e quindi a frutto).

Naturalmente, il primo passo consiste nell’imparare a distinguere le gemme a legno (= a foglia), che appaiono più sottili e appuntite, da quelle a fiore (= a frutto), che risultano più grosse e rotonde: una volta assimilata la differenza, sarà più semplice eliminare i rami improduttivi, a vantaggio di quelli che assicurano un copioso raccolto.

La potatura di formazione

La potatura è importantissima per i primi anni di vita del fruttifero, quando si deve effettuare la potatura di formazione, mentre in seguito si pratica una potatura di produzione, cioè rivolta principalmente all’ottenimento dei frutti.

Per evitare la potatura di formazione si possono acquistare in gennaio-febbraio piante di due-tre anni d’età, che sono già state potate e indirizzate in vivaio: non sarà necessaria la potatura nell’anno di acquisto e il portamento sarà già abbozzato.

Se invece acquistate astoni di un anno, il vivaista avrà spuntato solo la cima e i rametti tipo brindilli, quindi nei due anni successivi bisognerà dare la forma alla pianta, forma che dipende dal tipo di allevamento prescelto. In ambito familiare, è preferibile l’allevamento a spalliera o a vaso, che garantisce una maggior facilità di raccolta.

Nell’inverno del secondo anno di vita si procede quindi all’impostazione: se la forma deve essere a spalliera, si procede tagliando i rami rivolti verso il sostegno lasciando una-due gemme e verso il lato opposto lasciandone due-tre. Per ottenere la forma a vaso si potano i rametti laterali (tenendo solo i tre-quattro più robusti, che formeranno le branche) dopo la terza o quarta gemma vigorosa, situata nella parte esterna del rametto e non all’interno. Si ripete la stessa potatura anche nel terzo e quarto anno di vita.

Negli anni seguenti si praticherà la potatura sui rami sbilanciati, danneggiati dal gelo o da altro, spaccati dal vento, rovinati da malattie, e poi si ricorrerà piuttosto alla potatura verde o estiva, soprattutto su rami non fruttiferi, cioè con sole gemme a foglia, che appaiono molto lunghi (a volte anche 80-100 cm): vanno accorciati prima che lignifichino.

Attenzione ai polloni, cioè ai rami che nascono alla base del tronco, al colletto: vanno sempre eliminati, soprattutto se vengono dal portinnesto, meglio se addirittura in fase di gemma, staccandola con l’unghia.

Sempre durante i primi tre-quattro anni, sulle piante vigorose bisogna procedere alla cimatura del germoglio apicale, perché così si formano subito buoni germogli anticipati per la creazione dell’impalcatura.

Poi si possono piegare i rami, senza spezzarli, per ridurre l’afflusso di linfa e favorire una più rapida formazione delle gemme fiorali. L’operazione va condotta con ancora più delicatezza nel caso in cui si vogliano estendere in orizzontale (operazione sempre necessaria per l’allevamento a spalliera) i rami che tendono a diventare cima in contrasto con quella naturale, i cosiddetti “rami assurgenti”. Questi vanno mantenuti distesi mediante cordicelle che si legano di solito dal ramo da distendere fino al tronco o a un ramo più basso. La corda va poi tagliata dopo due anni perché il ramo ha ormai assunto la posizione voluta.

In inverno la potatura delle Pomacee

Le Pomacee (melo e pero) sono i fruttiferi che necessitano di una regolare potatura (di produzione), da condurre ogni inverno, dopo la caduta delle foglie.

Soprattutto il melo presenta rami a legno molto robusti, dalla corteccia liscia con internodi allungati fino a 80-90 cm: questi rami vanno potati di almeno un terzo (il cosiddetto taglio di ritorno).

I rami a frutto (che si dipartono dai rami a legno) sono invece quelli che portano i dardi, le lamburde e i brindilli: i dardi sono rametti molto corti (max 7-8 cm), tozzi e grossi, con sole gemme a frutto; le lamburde sono rami un pochino più allungati (max 12-15 cm) con prevalenza di gemme a frutto su quelle a legno. Entrambi questi tipi di ramo non devono essere potati, pena l’assenza di raccolto.

I brindilli invece sono rami piuttosto esili, con gemme a foglia tranne quella apicale che qualche volta è a fiore. Se sono corti e con la gemma apicale a fiore, si possono lasciare nel caso in cui la pianta porti pochi dardi e lamburde; se invece sono lunghi e con la gemma apicale a foglia, in agosto si ripiegano a formare un cerchio perché la linfa scorra meno e le gemme a foglia possano trasformarsi in gemme a fiore; se infine sono lunghi senza la gemma apicale, in genere si potano a quattro-cinque gemme sul melo e a sei sul pero.

I rami misti, che cioè portano gemme a legno e gemme a fiore, o i rami che portano solo dardi e lamburde vanno accorciati a tre-quattro dardi sul melo e a cinque sul pero.

La potatura di produzione sul melo deve essere più energica rispetto a quella del pero, e deve comunque tendere a equilibrare il vigore vegetativo con quello produttivo.

Sulle Drupacee la potatura verde

Questo tipo di potatura si conduce in estate ed è particolarmente indicata per il pesco, l’albicocco e il ciliegio, per i quali è preferibile alla potatura invernale, e va eseguita subito dopo la raccolta dei frutti.

Su meli e peri si esegue solo se la pianta è su portainnesto franco, la cui vigoria porta a privilegiare lo sviluppo vegetativo a scapito di quello produttivo, per cui entrano in produzione più tardi rispetto a quelli poco o mediamente vigorosi. In questo caso si effettua una leggera cimatura dei germogli più vigorosi per evitare un eccessivo sviluppo.

La potatura verde consiste nell’accorciare i rami troppo sviluppati, nell’eliminare i polloni, i getti concorrenti con quelli destinati a formare la struttura principale oppure in sovrannumero o mal posizionati, i rami cresciuti verso l’interno, e tutti quei rami, rametti e gemme che non servono per la formazione della chioma o la produzione dei frutti l’anno successivo. In alternativa alla completa eliminazione, alcuni germogli si possono tagliare lasciando le tre-quattro gemme alla base (speronatura) per favorirne la differenziazione a fiore.

Con questo tipo di potatura si forniscono più aria e più luce, per cui i rami rimasti lignificano meglio o maturano maggiormente, e c’è minor pericolo di malattie; inoltre si mantengono le dimensioni nella pianta adulta, se ci sono problemi di spazio. Serve infine, se condotta con il frutto sulla pianta, a favorire la maturazione dei frutti, eliminando i germogli troppo vigorosi che creano un eccessivo ombreggiamento.

Le regole generali

Prima di cominciare, un breve ripasso sui consigli generali, validi per tutte le piante, da frutto e non:

  • non potate se la temperatura diurna è sotto lo zero, perché i rami si spezzano facilmente;
  • non potate mai se piove o minaccia di farlo, perché l’acqua veicola le malattie fungine;
  • gli attrezzi utilizzati per i tagli vanno disinfettati passando da una pianta a un’altra;
  • i tagli importanti, di rami grossi, vanno ricoperti con il mastice, per evitare che entrino funghi o parassiti;
  • eliminate sempre le parti deboli, stentate, malate, secche, quelle che ombreggiano il tronco, e i rami che s’intersecano fra loro;
  • il taglio deve sempre essere obliquo, cioè più lungo verso la gemma e più corto dietro essa.

La potatura di ringiovanimento

In caso di piante vecchie si può ricorrere a una potatura di ringiovanimento: gli alberi ormai invecchiati risultano infatti poco produttivi e, per prolungarne la vita nel caso in cui diano frutti particolarmente buoni (in caso contrario meglio eliminarli e sostituirli), si possono ringiovanire con potature energiche.

Bisogna tagliare i rami più grossi al nodo e spalmare la ferita con il mastice apposito, per proteggere il taglio dai parassiti fungini. In questo modo la pianta è costretta a emettere nuovi tralci robusti, con un bel fogliame e con frutti più grossi (dal secondo anno dopo la potatura).

Il diradamento

Il diradamento dei frutti è in realtà una specie di “potatura”: si conduce sui frutti già formati, quando la produzione appare eccessiva, perché altrimenti si sfrutta troppo la pianta e i frutti risultano più piccoli, bruttini e meno saporiti. Inoltre, ad anni di abbondante ed esagerata produzione di frutti seguono annate estremamente scarse (alternanza di produzione).

Infatti, insieme con l’allegagione dei frutticini inizia anche la formazione delle gemme che si svilupperanno l’anno seguente. Se all’interno della nuova gemma si iniziano a formare gli organi fiorali sarà una gemma fruttifera, altrimenti sarà una gemma a foglia, improduttiva. Questo processo non è casuale, ma è condizionato dal numero di frutti presenti sulla pianta. Se questi sono troppi, la pianta non riesce formare nuove gemme fruttifere, e l’anno seguente presenterà pochi fiori e quindi frutti.

Il diradamento va condotto entro 30-40 giorni dalla fioritura, appena è terminata la cascola dopo la sfioritura, per evitare che la pianta perda troppe energie nel portare avanti tutti i frutticini. Su piante piccole, si può favorire la naturale cascola di giugno scuotendo brevemente ma con vigore la pianta, ripetendo l’operazione dopo qualche settimana.

Per capire quanti frutti togliere a mano (tagliando con le forbici il picciolo dei frutti), bisogna considerare l’età e la vigoria della pianta, perché le piante giovani e molto vigorose sopportano un numero maggiore di frutti; inoltre, sui rami esili si devono sempre mantenere pochi frutti.

Vanno comunque eliminati i frutti che presentano attacchi di parassiti o malformazioni, così come quelli più piccoli o con ferite da grandine o altro. I frutti rimanenti devono essere ben distribuiti e in numero proporzionato alle foglie.

Diradando a mano i meli, cioè i fruttiferi che ne hanno più bisogno, tra un frutto e l’altro deve rimanere lo spazio compreso tra pollice e indice. Sul pero invece raramente è necessario eseguire il diradamento, perché la cascola naturale dei frutticini è sufficiente a garantire l’accrescimento di quelli rimasti sull’albero. Sulle Drupacee si procede manualmente a scalare a seconda delle varietà, a cominciare da quelle più precoci.

Il diradamento può riguardare anche le foglie (soprattutto sui peschi), se queste coprono molto i frutti: bisogna lasciarne i due terzi perché possano svolgere la loro funzione fotosintetica senza danneggiare la pianta.

Per approfondire

IL PICCOLO FRUTTETO
Come piantare e curare il frutteto familiare
37466 - Ultima modifica: 2022-11-03T18:33:04+01:00 da Elena Tibiletti
Potatura degli alberi da frutto - Ultima modifica: 2022-11-10T06:13:31+01:00 da Elena Tibiletti