Gli alberi da frutto devono essere potati, perché altrimenti producono poco e male. Scoprite subito tutti i segreti di potatura.

Se c’è una pratica del giardinaggio che incute timore, questa è la potatura: sui fruttiferi si teme di rovinare – con un taglio errato – la produzione di frutta. Un taglio esagerato delle gemme sbagliate (quelle a fiore o frutto) può effettivamente compromettere, per l’annata successiva, il raccolto. Tuttavia, è anche vero che certe specie, come melo e pero, richiedono una potatura annuale in inverno, pena una sovrapproduzione di frutti mignon.

Potatura degli alberi da frutto: consigli generali

L’ideale sarebbe poter imparare a potare le piante da frutto sotto la guida di un professionista esperto, che vi conduca nel frutteto e vi mostri – caso per caso – come procedere. Purtroppo, nella maggior parte dei casi ciò non è possibile, e l’esperienza ve la dovrete fare voi sul campo. Non scoraggiatevi per gli errori iniziali: sarà la pratica a semplificare l’operazione, man mano “vi farete l’occhio” su ciò che deve essere eliminato perché superfluo o addirittura dannoso allo sviluppo della pianta, e su ciò che invece si deve conservare perché va a comporre l’impalcatura del fruttifero e a preludere alla formazione dei rami a fiore (e quindi a frutto). Infatti, che siate dei principianti o che abbiate già piante adulte, dovete imparare a distinguere le gemme a legno (o a foglia), più sottili e appuntite, da quelle a fiore (o a frutto), più grosse e rotonde.

La potatura è importantissima per i primi anni di vita del fruttifero, per la sua formazione, mentre in seguito si pratica un’operazione soprattutto di correzione, cioè rivolta principalmente alla produzione di frutti. Quest’ultima consiste sempre nel praticare un taglio obliquo, cioè più lungo verso la gemma da fiore e più corto dietro di essa, in maniera da favorire la messa a frutto.

Poiché ogni specie, e perfino ogni varietà, necessitano di tagli specifici, perché diverso è il loro comportamento in relazione alla produzione di rami e di frutti, non è possibile fornire consigli dettagliati, bensì solo informazioni di carattere generale.

Per esempio, è sempre buona norma eliminare le parti deboli, quelle che ombreggiano il tronco (anch’esso ha bisogno di sole), e i rami che s’intersecano fra loro (i frutti non prenderebbero luce sufficiente, e per voi sarebbe comunque difficile raccoglierli). Praticate la potatura anche sui rami sbilanciati, danneggiati dal gelo o da altre avversità, spaccati dal vento o dalla neve, rovinati da malattie (come il terribile cancro corticale) o parassiti (come i temibili rodilegno).

Se l’annata passata vi ha regalato un ricco raccolto, non approfittatevene: tagliate abbondantemente i rami, sacrificando anche quelli che portano gemme da fiore, per far riposare la pianta, che altrimenti si sfiancherebbe, rimanendo poco produttiva per alcuni anni. Così facendo, invece, “farete penitenza” per un solo anno.

Un ultimo consiglio utile: preferite l’acquisto di fruttiferi di 2-3 anni, già potati in vivaio: per un anno dall’impianto le piante, con un portamento già abbozzato, non necessiteranno di tagli.

potatura susino
Sulle Drupacee si effettua per lo più la potatura verde in estate

Potatura delle piante da frutto: cosa tagliare

Sia le Pomacee sia le Drupacee tendono a creare molti rami fruttiferi che si allontanano dal tronco principale. Su di essi va praticato il “taglio di ritorno” per ridurre la vegetazione e riportarla più vicina al tronco. Il taglio dei rami in questo caso va effettuato circa a metà della lunghezza (al massimo lasciando i 2/3), sempre appena sopra una gemma a legno rivolta verso l’alto, in modo che si possa sviluppare la nuova vegetazione rivolta verso l’interno della pianta.

I rametti corti e troppo esili (chiamati anche “zampe di gallo”) vanno eliminati o accorciati: difficilmente riuscirebbero a portare avanti frutti di una pezzatura che risulti almeno di dimensioni accettabili, sottraendo però energie alla pianta e ai frutti cresciuti su rami più forti. Si applica a pero e melo soprattutto.

Anche i rami di 2-3 anni (quindi già abbastanza cresciuti e lignificati) che però portano solo o quasi solo i dardi (rametti abbastanza lunghi con molte gemme a legno) devono essere accorciati circa a metà lunghezza. È una tipologia di branca prodotta soprattutto dalle Drupacee.

A seguito del raccorciamento, la porzione residua dei rametti produrrà una buona quantità di mazzetti di maggio o brindilli, cioè quelle gemme che preludono alla fruttificazione. Inoltre, eliminando la porzione apicale del ramo, si impedisce che parte dell’energia venga spesa per l’allungamento, sfruttandola solo per i frutti.

Sull’albicocco è importante procedere sempre al dimezzamento dei brindilli: questa specie tende infatti a un eccesso di produzione delle gemme da fiore, con il rischio di sforzare molto la pianta e ottenere tante albicocche minuscole e poco saporite. Per ovviare, si può procedere anche con il diradamento post-allegagione, ma la riduzione dei rami fruttiferi è senz’altro preferibile.

Se su tagli eseguiti l’anno precedente si sono creati alcuni rami misti, è opportuno diradarli, privilegiando quelli ben conformati e meglio disposti. Il consiglio vale soprattutto per le Drupacee.

Se il taglio riguarda un ramo portante (diametro superiore a 3 cm), è buona norma rifinire la superficie con una roncoletta o un coltello ben affilato e pulito. Le slabbrature possono dare esca a malattie fungine o parassiti animali.

Sempre su tagli di una certa importanza, può risultare opportuno proteggere la superficie lesa con l’apposito mastice per potature. Con una spatolina applicatene un velo di 1-2 cm di spessore. L’operazione è obbligatoria se la superficie di taglio è orizzontale: l’acqua vi ristagna facilmente, favorendo i funghi patogeni.

Per approfondire

IL PICCOLO FRUTTETO
Come piantare e curare il frutteto familiare
2322 - Ultima modifica: 2019-02-04T15:46:51+00:00 da Claudia Notari
Come potare gli alberi da frutto - Ultima modifica: 2019-02-04T15:47:28+00:00 da Elena Tibiletti