Potare gli alberi è un’operazione che richiede intuito, conoscenza ed esperienza. Scoprite come evitare gli errori più comuni con la nostra guida

La scelta di potare gli alberi non è banale. Se il giardiniere è bravo, gli alberi crescono. E se crescono, prima o poi avranno bisogno di una regolata, cioè di una potatura più o meno accentuata. Qui nascono i dubbi di molti giardinieri: tagliare o no? Se sì, quanto? E quando? E come? Dubbi legittimi, perché tutte le operazioni praticate sulle piante hanno conseguenze, in positivo o in negativo. Vediamo innanzitutto come effettuare tagli corretti che scongiurino il rischio di malattie.

Potatura: quando farla?

Per quanto riguarda la potatura, le regole universalmente valide sono veramente poche, perché molte sono le variabili in gioco, dalla specie alla vigoria del singolo esemplare, dal clima al meteo giornaliero, dalla disponibilità di tempo del giardiniere a quella di spazio per la pianta ecc.

L’unica norma da rispettare tassativamente consiste nella scelta della giornata adatta: deve essere asciutta già da qualche giorno, senza previsione di pioggia da lì ad almeno tre giorni, con temperatura mite (compresa tra 5 e 25 °C a seconda della stagione), possibilmente soleggiata, senza vento durante l’esecuzione dell’operazione e per un’altra giornata intera.

L’assenza di pioggia evita che eventuali spore fungine o batteriche (cioè i “semi” dei funghi patogeni o dei batteri) possano essere trasportate proprio sui punti di taglio, da dove possono facilmente penetrare nella pianta aggredendola pesantemente. La temperatura gradevole evita, in inverno, che i tagli favoriscano un congelamento dei tessuti limitrofi, e in estate che si verifichi un’eccessiva dispersione di linfa e un disseccamento dei tessuti già “maltrattati” nella zona di taglio.

Il soleggiamento contribuisce ad asciugare velocemente le superfici di taglio. L’aria immobile evita innanzitutto possibili incidenti al giardiniere impegnato nell’operazione, ma anche l’arrivo delle spore appena citate. Sarebbe preferibile procedere in un periodo di luna calante, quando la forza gravitazionale riduce la fuoriuscita di linfa ed essudati dai tagli. Sulla vite è tassativo, vista l’abbondante perdita di liquidi.

Mastice cicatrizzante per alberi

Il taglio mette allo scoperto i tessuti vivi, normalmente ben protetti dalla corteccia rispetto all’ambiente esterno: quando vengono esposti, risultano vulnerabili ai funghi patogeni, che causano marciumi e carie del legno, ma anche agli insetti parassiti. Occorre qualche giorno prima che si asciughino (cioè che i vasi linfatici smettano di versare linfa e che le singole cellule cessino di trasudare) e alcune settimane prima che si formi una sorta di callo che protegge nuovamente i tessuti sottostanti. Questo periodo di tempo è quindi cruciale per una buona sopravvivenza della pianta.

Ma qui sorge un dubbio: coprire il taglio con l’apposito mastice o lasciarlo scoperto? Negli ultimi anni l’orientamento prevalente dei giardinieri professionisti consiste nell’utilizzare il mastice (uno straterello di 1 cm circa ben spalmato sulla superficie di taglio) solo se il diametro del ramo reciso supera i 10 cm, perché in questo caso il rischio di contaminazioni nocive è molto elevato. Per i rami di diametro inferiore è meglio lasciare il taglio scoperto, con l’accortezza di dargli un’occhiata ogni 4-5 giorni per circa un mesetto: devono insospettire i cambi di colore, che possono far pensare a malattie fungine.

I giardinieri più apprensivi (o quelli che non hanno il tempo o il modo di controllare in seguito, per es. nel giardino della seconda casa) possono cautelarsi con una leggera irrorazione di un prodotto antifungino a base di sali di rame, da effettuare su tutti gli esemplari appena terminata l’operazione di potatura.

Potatura alberi: come tagliare

Sempre per evitare di creare un terreno fertile per gli agenti patogeni, il giardiniere deve sapere come effettuare un taglio corretto. Qualunque attrezzo utilizzi, questo deve essere perfettamente affilato, in modo da eseguire un taglio pari, liscio, non a scalini né sfilacciato (situazioni che favoriscono l’aggancio della spora). Occhio anche alla forza fisica del giardiniere: un uomo nerboruto otterrà un taglio perfetto anche con un semplice segaccio, cosa che non riuscirà a una donna esile e non “palestrata”.

In secondo luogo, il taglio deve essere sempre obliquo rispetto al ramo, in modo che l’acqua piovana possa sgrondare senza fermarsi. Nel caso di taglio completo di rami non va mai lasciato il “becco” o moncone, cioè il pezzetto iniziale d’inserzione sul ramo o sul tronco: il taglio deve essere a filo con la parte portante, senza sporgenze dove potrebbe fermarsi l’acqua con le eventuali spore.

Infine è buona norma disinfettare le lame passando da una pianta all’altra, immergendole in un secchiello con acqua e candeggina (10%) o irrorandole con il comune alcol denaturato. E se dovete tagliare una pianta che è già ammalata, evidentemente (con protuberanze cancerose, essudati appiccicaticci o liquidi, colori diversi) o presumibilmente (con rami che si seccano all’improvviso nel pieno della bella stagione), fatela per ultima. Al termine di tutte le operazioni (o della giornata di lavoro) eseguite nuovamente la disinfezione e lasciate asciugare bene l’attrezzo senza richiuderlo (ponetelo però in un punto sicuro, fuori portata).

Potatura piante: come gestire i residui

È importante raccogliere con cura tutti i materiali di risulta (legni e rametti, fogliame, frutti mummificati ecc.), riutilizzando il legno – previa essiccazione – in stufe e caminetti se disponibili, e il fogliame per il compostaggio, oppure smaltendo il tutto nel cassonetto dei rifiuti organici o conferendolo all’apposito centro comunale di raccolta. Attenzione: non bruciate mai liberamente i residui (è una pratica pericolosa, vietata in molti Comuni e costituisce uno spreco di risorse); e non riutilizzate mai il fogliame malato.

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