piante si ammalano metcalfa
I nuovi parassiti, come la metcalfa, contribuiscono al fatto che le piante si ammalano di più.
È vero che le piante si ammalano di più rispetto al passato. Ecco tutte le cause che le rendono più vulnerabili e cosa ci aspetta in futuro

“Le piante coltivate e ornamentali si ammalano più frequentemente di quanto non avvenisse in passato”. Per verificare la veridicità di questo convincimento ormai diffuso, è necessario prendere in considerazione diversi aspetti del problema.

Miglioramento genetico e tecniche colturali

Il miglioramento genetico delle piante agrarie, che ha consentito l’introduzione di cultivarmolto produttive, si è tradotto in un ingentilimento delle specie vegetali, ossia in una riduzione delle loro difese naturali. La perdita di produzione annua dovuta ai parassiti e alle malattie rappresenta da molti decenni circa il 30% del totale e non accenna ad aumentare o diminuire per svariati motivi contrastanti tra loro.

Anche alcuni cambiamenti attuati nelle tecniche colturali hanno contribuito ad incrementare le malattie delle piante: ad esempio  l’introduzione di colture irrigue in zone con terreni poco permeabili (i ristagni di acqua che si creano favoriscono la formazione di microclimi adatti per la proliferazione dei funghi patogeni); oppure l’abbandono delle rotazioni in favore della monocoltura, reiterata per anni sullo stesso terreno, che causa un accumulo di popolazioni di insetti e funghi infeudati alla specie coltivata in grado di accanirsi su di essa con particolare voracità.

Inquinamento dell’aria

Un altro aspetto da non sottovalutare è l’alterazione della composizione dell’aria dovuta allo sviluppo delle attività industriali e urbane. È aumentata la concentrazione dell’anidride solforosa, degli ossidi di azoto e delle polveri sottili e si è riscontrata la comparsa di sostanze normalmente assenti nell’atmosfera come i perossiacilnitrati. La presenza di questi inquinanti anche in quantità ridotta provoca rallentamenti della fotosintesi, clorosi, arrossamenti e sviluppo ridotto; mentre il danno acuto è caratterizzato da vere e proprie necrosi dei tessuti.

Patogeni alieni

Un ulteriore impulso all’aumento dei patogeni si è avuto con l’importazione di insetti, microplasmi e virus propri di piante provenienti da altri Paesi, ormai commercializzate in modo capillare; le specie nostrane, non essendosi coevolute con i nuovi nemici, non sono preparate a difendersi dai loro attacchi. Inoltre, poiché i limitatori naturali presenti nell’ambiente di provenienza sono generalmente assenti nel nuovo habitat, le specie nocive possono perpetuarsi e diffondersi senza difficoltà.

Gli insetti di nuova introduzione possono altresì trasmettere virosi alle nostre piante: ad esempio un tripide importato, Frankliniella occidentalis, ha introdotto nel nostro ambiente il TSWV (Tomato Spotted Wilt Virus), un agente virale che colpisce il pomodoro e sta causando gravi perdite di prodotto in Liguria.

Per evitare queste indesiderate introduzioni la Comunità europea ha imposto che tutte le piante o parti di esse provenienti da altre nazioni siano soggette a varie misure di carattere protezionistico prima di poter varcare le frontiere Ue. Fra queste ricordiamo le quarantene, le prove in vitro (per accertare l’assenza di virus), gli esami del liquido cellulare.

È stato anche introdotto il Passaporto delle piante che obbliga i produttori ad accompagnare ogni movimento dei prodotti vegetali con un’appropriata documentazione.

Nonostante queste misure precauzionali, i patogeni riescono comunque a raggiungere le zone ancora esenti dalla loro presenza usufruendo di sistemi di migrazione impensati (ad esempio la Metcalfa pruinosa, una cicalina giunta nel Nord Italia nei primi anni Ottanta e che aveva letteralmente invaso i giardini, pare sia arrivata addirittura con un trasporto aereo).

Lotta a calendario

La lotta “a calendario”, effettuata con fungicidi e insetticidi indipendentemente dalla presenza o meno delle specie dannose in campo, ha determinato la comparsa di ceppi di organismi resistenti, nei confronti dei quali la lotta successiva non ha ottenuto risultati. I patogeni sono molto rapidi ad assuefarsi ai nuovi antiparassitari e nel volgere di alcuni anni diventano resistenti, obbligando gli operatori ad aumentare le dosi o a cambiare prodotto. Si avverte la sensazione che non sarà l’uomo a vincere questo tipo di rincorsa; i parassiti appaiono più “agili” e adattabili.

Attualmente le tecniche per contenere la diffusione dei patogeni sono per lo più orientate verso la “lotta integrata”, affiancando ai metodi che si avvalgono di mezzi fisici quelli di tipo biologico (“confusione sessuale”, cattura massale tramite l’impiego di feromoni per gli insetti, introduzione di limitatori specifici).

Per lotta fisica invece si intende un tipo di azione antagonista basata sull’uso di mezzi quali le basse o alte temperature, tassi di umidità elevati o ridotti, l’utilizzo di atmosfere controllate per quanto attiene alla conservazione.

Il futuro della difesa

Malgrado nell’Europa occidentale l’autosufficienza alimentare sia oggi una realtà acquisita, è quanto mai aperta la lotta contro le avversità delle piante, il contenimento delle quali consentirebbe un aumento di produzione notevolissimo. La Patologia vegetale e l’Entomologia sono scienze dalle quali dipende in buona misura il futuro dei campi, dei boschi e delle piante ornamentali poiché i patogeni sono in continua evoluzione e il loro numero non potrà che aumentare nel futuro.

Le piante, dal canto loro, faranno ogni sforzo per adattarsi velocemente ai nuovi parassiti e alle nuove tecniche colturali– ne va della loro sopravvivenza –, ma la loro capacità di adattamento sarà sufficiente a vincere la sfida soltanto se l’uomo concederà loro il tempo necessario, limitando il più possibile l’introduzione di nuove specie dannose o introducendo rapidamente i loro antagonisti naturali.

È necessario valutare anche i possibili costi “patologici” all’impianto di una coltura. In caso contrario si corre il rischio di vedere esteso ad altre specie il destino che si è compiuto per gli olmi nostrani con l’arrivo della grafiosi: la pressoché totale scomparsa dal territorio.

La sfida per gli Agronomi ricercatori di queste discipline consisterà nel trovare soluzioni nuove ecocompatibili che consentano di valorizzare le produzioni alimentari e contemporaneamente la difesa dell’ambiente.

Le piante SI AMMALANO più di un tempo - Ultima modifica: 2019-08-28T07:38:16+00:00 da Elena Tibiletti