Cydalima perspectalis piralide del bosso
Bruchi di Cydalima perspectalis, piralide del bosso.
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La piralide del bosso (Cydalima perspetcabilis) è un bruco divoratore del fogliame. Ecco come riconoscerla e salvare le piante in primavera

Nel nostro Paese è arrivata nel 2011, in Lombardia, proveniente dalla vicina Svizzera dov’era giunta l’anno precedente: è la piralide del bosso (Cydalima perspectalis, sin. Diaphania p. Glyphodes p.), un Lepidottero Crambide originario dell’Asia orientale (Giappone, Cina, Taiwan, Corea e India) e giunto in Europa, esattamente in Germania, nel 2006. Dal 2014 è segnalata in tutta Italia, con maggiore concentrazione nel Nord e Centro.

A differenza di altri parassiti, contro la piralide del bosso non sono stati presi provvedimenti normativi, né a livello nazionale né in ambito europeo: l’insetto era stato inizialmente inserito nella lista d’allerta dell’Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle piante (Eppo) nel 2007, ma nel 2011 è stato cancellato perché, scaduti oltre tre anni dalla sua iscrizione, nessun Paese membro aveva sollecitato una particolare azione di carattere internazionale.

I danni causati dalla piralide del bosso

La forma nociva è quella larvale, che attacca esclusivamente il genere Buxus, e in particolare le specie B. sempervirens, B. sinica, B. microphylla e B. m. var. insularis (per inciso, le stesse bersaglio delle infezioni da Cylindrocladium buxicula, fungo altrettanto nocivo…).

Bosso defogliato Cydalima perspectalis, piralide del bosso.
Bosso defogliato da Cydalima perspectalis, piralide del bosso.

Vengono aggredite tutte le piante fino ai 300 m slm, in vaso o in piena terra. I bruchi divorano i germogli, le intere foglie e perfino le cortecce dei rami, causando innanzitutto un grave danno estetico e, naturalmente, aprendo la porta a un forte deperimento e alle infezioni fungine (come quella sopra citata).

Le piante attaccate mostrano inizialmente zone di seccume fogliare che, di primo acchito, possono essere ricondotte a un’infezione da Cylindrocladium. In breve tempo tuttavia, le foglie scompaiono, divorate, e appaiono vaste zone di arbusto spogliato. Col progredire dell’infestazione, oltre alla formazione di ragnatele, si evidenzia la decorticazione dei rametti più giovani. Nell’arco di qualche settimana l’arbusto passa da una normale forma rigogliosa alla quasi completa nudità intercalata da resti di lembi fogliari secchi.

Il ciclo biologico

La biologia di C. perspectalis in Europa non è ancora ben nota. In Italia l’insetto compie due-tre(-quattro) generazioni l’anno: sverna come larva in un bozzolo, piuttosto visibile, tessuto in autunno tra le foglie delle piante di bosso. L'anno successivo, con l’arrivo delle temperature miti primaverili, la larva completa il suo sviluppo, s'impupa e sfarfalla per dare il via alla prima generazione.

Le uova vengono deposte in gruppetti, parzialmente sovrapposte, sulla pagina fogliare inferiore. All’inizio sono di colore giallo pallido, poi, man mano che maturano, imbruniscono facendo intravedere all’interno un puntino nerastro, la capsula cefalica in formazione.

Le larve diventano attive in primavera (marzo-aprile secondo l’andamento meteorologico), incominciando a nutrirsi attivamente del fogliame: possiedono un colore verde giallastro solcato longitudinalmente da bande nere e striature bianche lungo tutto il corpo, mentre la testa è di colore nero. A maturità raggiungono una lunghezza di 5 cm.

Dopo quattro settimane dalla nascita i bruchi tessono il bozzolo formando le crisalidi lunghe circa 2 cm, inizialmente di colore verde con strisce nere sul dorso e poi, a maturità, di colore marrone scuro; si localizzano nell’intrico della vegetazione, avvolte in un bozzolo biancastro.

Dopo tre settimane sfarfalla l’adulto, con ali di colore bianco con bande marroni scure sui bordi (apertura alare 4 cm).

La difesa dalla piralide del bosso

Se le piante di bosso colpite non sono molte, si può provare a raccogliere i bozzoli in autunno-inverno, e poi nuovamente durante la bella stagione, per evitare che le larve e le crisalidi arrivino a maturità. Bozzoli, larve e crisalidi vanno chiusi in un sacco e smaltiti come rifiuti speciali, in ottemperanza alla legislazione vigente in materia di gestione di rifiuti in caso di lievi infestazioni.

Se però l’infestazione è di entità maggiore, è bene ricorrere tempestivamente a trattamenti. Tra i prodotti biologici, è efficace Bacillus thuringiensis, batterio innocuo per l’uomo e qualunque animale tranne i Lepidotteri, in grado di provocare la paralisi del tratto digerente delle larve di piralide e conseguentemente la loro morte; il trattamento va eseguito quando sono visibili le larve in fase di nutrizione sul bosso. Si può utilizzare anche l'azadiractina (olio di Neem).

Fra i principi attivi di sintesi chimica sono attivi cipermetrina e deltametrina, e i regolatori di crescita registrati per l’utilizzo su piante ornamentali; tutti agiscono sugli stadi larvali e in questa fase vanno irrorati. Vanno però utilizzati come "ultima spiaggia", se l'infestazione è massiccia e rischia di divorare l'intera pianta.

Piralide del bosso, nuovo e vorace parassita - Ultima modifica: 2020-07-20T07:47:39+02:00 da Elena Tibiletti