Impianti e trapianti in giardino, terrazzo e casa in settembre

Le temperature di settembre permettono di fare impianti e trapianti, spostamenti e rinvasi. Ecco tutte le regole da seguire per avere successo

L’estate torrida ha seccato irrimediabilmente il rododendro oppure un pezzo di siepe di lauroceraso ed è necessario sostituire le piante per non lasciare vuoti miserevoli? Avete finalmente deciso quale nuovo arbusto scegliere come punto focale nell’angolo a destra del giardino? Vi siete finalmente convinti a spostare la forsizia, messa accanto al cotogno giapponese per il contrasto cromatico dei fiori che si è rivelato un po’ troppo forte? Sono appena terminati i lavori di ristrutturazione della nuova casa e ora manca solo la creazione dello spazio verde? State pensando a un altro ciliegio da affiancare al primo perché non avete mai assaggiato più che una manciata di ciliegie (il ciliegio è spesso autosterile e necessita di un compagno per produrre)? La decina di ciclamini appena acquistata starebbe proprio bene in tre cassette sul balcone? Il ficus beniamino è cresciuto a dismisura quest’estate e ora le radici sbucano da sopra e da sotto, disperate per la mancanza di spazio?

Bene, sappiate che da settembre sino alla fine d’ottobre (sulle Alpi) o alla fine di novembre (dalla Val Padana in giù) “si aprono le danze” di impianti e trapianti: non appena la temperatura diurna scende sotto i 25 °C per la maggior parte della giornata, il periodo diviene favorevole ai nuovi arrivi e agli spostamenti in piena terra con buona probabilità di successo, in genere maggiore rispetto alla primavera, quando le temperature tendenzialmente in ascesa possono giocare brutti scherzi alle piante in una fase così delicata com’è quella di un “cambio di casa”.

Per le piante in vaso, d’appartamento o da balcone, settembre rappresenta invece “l’ultima chiamata”, ossia l’ultimo momento favorevole al rinvaso: le piante ancora si possono accrescere, seppur meno che in primavera-estate, e possono adattarsi rapidamente al nuovo contenitore senza patire per un eccesso di calore o una carenza idrica (si presume che le ferie siano ormai finite, e con esse anche le irregolarità nelle annaffiature…).

I nuovi giardini

Da adesso si aprono i tre mesi migliori per creare l’ossatura di un nuovo giardino, una volta terminati i lavori di ristrutturazione dell’abitazione, e quindi eliminati i passaggi con camion, cingoli e quant’altro possa rovinare il terreno. Dopo aver eliminato tutti i residui di laterizi e aver apportato almeno 30 cm di buona terra, è il momento di mettere a dimora gli alberi e gli arbusti (il prato sarà l’ultimo a venire seminato, per evitare calpestamenti impropri), a piacimento o secondo un progetto preciso.

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Per le piante da frutto il momento ideale per l’impianto è a fine stagione, in ottobre-novembre, quando non hanno più frutti.

Il vantaggio della creazione ex novo consiste nel poter decidere liberamente dove mettere gli esemplari, sulla base dell’estetica ma senza trascurare lo spazio a disposizione. Ricordatevi che la distanza tra le piante deve corrispondere alle dimensioni definitive di ogni specie, quindi attenzione ad alberi e arbusti troppo ravvicinati perché adesso sono minuscoli: fra 20 anni non lo saranno più e vi dispiacerà doverne tagliare alcuni perché non hanno più spazio!

Per ridurre la spesa, è consigliabile l’acquisto di esemplari a radice nuda, facilmente reperibili nel caso delle piante da frutto, o in zolla (pane di terra avvolto da una pezza di iuta tenuta ferma con una rete) com’è il caso degli alberi e arbusti forestali. Entrambe le forme danno i migliori risultati solo se vengono piantate in questi mesi. Le specie ornamentali invece di solito si trovano in vendita solo in vaso, costano quindi un po’ di più ma possono essere messe a dimora in qualunque periodo dell’anno tranne che in estate.

Le piante a radice nuda (“astoni”) necessitano di una piccola “coccola” prima dell’impianto: un paio d’ore prima dell’operazione, le radici vanno rifilate per eliminare porzioni secche o marce e vanno immerse in un secchio pieno d’acqua in cui sono state sciolte due manciate di letame maturo (o una di stallatico secco) e due manciate di terra argillosa. Questa pratica si chiama “inzaffardatura” e serve a rianimare, proteggere come un guanto e nutrire le radici in questo momento così delicato. Dopo un’ora e mezza d’immersione la pianta è pronta per essere messa in terra nella buca preparata (vedi in fondo).

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Albero correttamente impiantato, con tutore.

Gli esemplari in zolla vanno posti nella buca evitando che perdano la terra originaria tutt’intorno alle radici: tagliate la rete e svolgete la iuta a fianco alla buca e solo al momento della piantagione, per evitare perdite di terra o disseccamenti eccessivi delle radici.

I soggetti in contenitore vanno svasati al momento dell’impianto, controllando che le radici non siano disposte a cerchio lungo la parete del vaso (“circuitazione”). Se così fosse, dovete cercare di dipanarle con delicatezza, aiutandovi con un bastoncino, in modo da ripristinare il più possibile la forma originaria, cioè rivolta in tutte le direzioni: solo così possono adattarsi velocemente alla nuova dimora e andare a esplorare il terreno in tempi brevi.

I nuovi impianti in aggiunta

Quando il giardino già esiste, ma si desidera aggiungere una nuova pianta, è necessario, prima di acquistare, valutare se esiste lo spazio sufficiente per la specie da piantare tra gli esemplari preesistenti. Tenete presente che questi ultimi, arbusti o alberi che siano, hanno un apparato radicale che eccede leggermente la chioma, quindi scavandogli una buca proprio a fianco potreste ledere le loro radici.

Il trauma potrebbe rivelarsi irrisorio se la pianta preesistente gode di ottima salute, ma anche fatale se viceversa l’esemplare già non è in perfetto stato. L’effetto è minore nel caso degli alberi, ma più accentuato sugli arbusti le cui radici sono più concentrate intorno alla pianta. Per sicurezza, calcolate sempre, come distanza sottoterra, l’intera proiezione della sagoma al suolo più un 20% di suolo tutt’intorno.

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Astoni di alberi da frutto a radice nuda.

E poi calcolate l’ingombro della chioma del nuovo esemplare: se scoprite in seguito che le piante si danno fastidio a vicenda, sarà necessario uno spostamento, manovra che in genere i vegetali gradiscono ben poco.

Gli spostamenti

Ecco un’operazione che può capitare di dover compiere (per lavori edili o manutenzioni) ma che sarebbe meglio non eseguire mai, men che meno appunto perché si è sbagliato a collocare la pianta (es. troppo vicina a un’altra o al muro di casa o al confine ecc.). Un conto, infatti, è inserire un astone o un esemplare giovane in zolla o uno in vaso, tutti dotati di grande capacità d’adattamento e poco danneggiabili durante le pratiche; un altro conto è dover sradicare (quindi rompendo le radici) una pianta già adulta e comunque ben inserita in piena terra per traslocarla da un’altra parte, pretendendo che non subisca traumi e che diventi più bella di prima!

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La buca di espianto va lasciata aperta per almeno 3 mesi se si desidera rimettere nello stesso posto un’altra pianta (cosa peraltro non corretta).

Precisiamo subito che gli alberi di età superiore a 6-10 anni (dipende dalla specie e dalle dimensioni raggiunte) vanno spostati con tecniche e cure che non sono attuabili con mezzi normali: bisogna rivolgersi a ditte specializzate, tanto più quanto più l’esemplare è grande o di particolare pregio. Infatti, solo il personale esperto riesce a tagliare la chioma, e poi il terreno e le radici, e a provvedere al trasporto e successiva piantagione in modo da minimizzare i traumi e i danni all’esemplare, apportando anche le successive cure specialistiche.

Alberi e arbusti di dimensioni contenute entro i 3 m possono invece essere espiantati anche con mezzi normalmente in possesso dei giardinieri per hobby.

In primo luogo bisogna rendere maneggevole l’esemplare, quindi ridurne la parte aerea della metà, stimolando così anche l’emissione di nuove gemme quando sarà nel sito di destinazione. Poi con la vanga si scava in verticale la terra intorno alla pianta secondo un diametro pari alla proiezione della chioma sul suolo, fino ad almeno 30 cm di profondità per un arbusto e 40-50 cm per un albero; poi pian piano si procede in orizzontale per tagliare le radici ed espiantare il soggetto. Una volta estratto, avvolgete la zolla in un telo di stoffa, legandolo alla base della pianta, per evitare che le radici si secchino e si perda la terra. La buca d’impianto, che deve essere già pronta, deve misurare un 20% in più di profondità e larghezza rispetto alla zolla. Terminate l’impianto rapidamente: se dovesse trascorrere più di un’ora tra espianto e impianto, nell’attesa soprattutto in settembre ponete l’esemplare all’ombra.

Un consiglio finale, che in realtà viene prima di tutto quanto detto sin qui: lo spostamento dovrebbe avvenire quando la pianta è in completo riposo, quindi non ora, bensì dopo la caduta delle foglie per gli spoglianti e tra dicembre e febbraio per i sempreverdi, sempre allo scopo di minimizzare traumi e danni. Se per necessità improrogabile l’operazione va condotta in mesi diversi, i rischi aumentano e con essi devono aumentare ed essere rigorosissime le cure post-trapianto (vedi in fondo).

Le sostituzioni

Capita che un’estate particolarmente torrida e secca, come quelle degli ultimi anni, “bruci” uno o più arbusti o alberi, soprattutto tra quelli più giovani o meno in salute. Per avere la certezza che non ci sia più nulla da fare, attendete la fine del mese di settembre: le piogge di metà settembre e l’abbassamento della temperatura potrebbero portare a un sussulto di vitalità, con l’emissione tardiva di nuovi germogli. Se così non fosse, allora è necessario eliminare l’esemplare e, se lo si desidera, sostituirlo con un altro.

Ancora una precisazione: indipendentemente dalla causa di morte, è bene non porre mai a dimora nella stessa buca un’altra pianta, men che meno della stessa specie. Se infatti la morte è avvenuta per una malattia fungina o parassitaria, questa attaccherà anche il nuovo esemplare; se invece la causa è stata proprio una “bruciatura”, comunque il terreno è esaurito e inospitale.

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Chaenomeles in vivaio: si impiantano in qualunque stagione tranne che in estate.

È bene quindi scavare una nuova buca almeno 30-40 cm più in là (50 cm la distanza ideale), cosa però impossibile se si tratta di sostituire piante in una siepe. In questo caso bisogna eliminare la maggior quantità possibile di terra dalla buca d’espianto, rendendola quindi molto più ampia del necessario, in modo da poterla poi colmare con terriccio nuovo e sano. Se avete il sospetto che la morte sia intervenuta per una patologia fungina, dopo aver eliminato il substrato cospargete la buca con una soluzione di sali di rame e lasciatela aperta (senza metterci niente) per 6 mesi (il minimo sono 3 mesi).

Ricordatevi che per una sostituzione avete tempo da adesso fino a marzo-aprile: la fretta in questo caso non paga!

Sul balcone e in terrazzo

Su balconi e terrazzi si coltivano piante sia erbacee sia legnose: in settembre in genere si rinnovano le erbacee da fiore, provate dall’estate, sostituendole con specie autunnali, come i ciclamini, le eriche, i cavoli ornamentali, i peperoncini ecc. A differenza delle erbacee primaverili, non è indispensabile il rinvaso (vedi in fondo), a meno che si desideri realizzare ciotole o cassette raggruppando più esemplari, perché andiamo incontro a un periodo fresco, favorevole a queste specie. Le annuali da fiore sono invece a fine ciclo, mentre le perenni dovrebbero essere già state rinvasate a primavera.

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Se i ciclamini devono coabitare in una ciotola o cassetta, è necessario rinvasarli.

E se non lo avete già fatto in primavera, questo è il momento (sino a fine settembre) per occuparvi delle piante legnose, piccoli alberi, fruttiferi colonnari, cespugli o arbusti da siepe la cui vecchia dimora è evidentemente diventata stretta (es. radici che fuoriescono dal terriccio o dal fondo, grande sproporzione tra chioma e vaso ecc.), nonché dei nuovi acquisti. Questi ultimi necessitano sempre del rinvaso il prima possibile: misurate il diametro della zolla attraverso la misura del vaso in cui la pianta alloggia e scegliete un nuovo contenitore di un terzo/metà in più: per esempio una pianta in un vaso del 24 alloggerà in un contenitore di 40-50 cm di diametro. Per gli arbusti preesistenti scegliete contenitori di due misure in più rispetto alla precedente.

I grandi vasi

Quando il contenitore supera i 35-40 cm di diametro, l’operazione diventa difficile e va compiuta da due persone (da soli non si riesce a estrarre la zolla dal vecchio vaso). Addirittura, le piante “importanti”, come gli agrumi (limoni, aranci), gli olivi, gli oleandri, i laurotini, le azalee e i rododendri, coltivati in vaso, non possono necessariamente oltrepassare come diametro del contenitore gli 80 cm, per evidenti ragioni di movimentazione e di peso.

Per alcuni anni l’alternativa può essere il rinnovo annuale del terriccio superficiale in primavera, per stimolare la ripresa vegetativa: grattate delicatamente con una forchetta, senza danneggiare le radici, i primi 5-10 cm di terriccio, sostituendoli con altrettanto substrato nuovo e fertile, pressando bene e irrigando subito dopo.

Al massimo dopo dieci anni va tuttavia eseguito anche il rinvaso, in un contenitore di maggiori dimensioni, se possibile, oppure nello stesso contenitore. L’estrazione del pane di terra è la fase più faticosa. Per facilitarla, recidete l’eventuale matassa di radici fuoriuscite dai fori di drenaggio; bagnate bene la zolla inumidendola tutta, poi adagiate su un fianco il vaso e colpitelo ripetutamente con il palmo della mano aperta o un martello da campeggio in gomma, ruotandolo; se la zolla non esce ancora, con un bastoncino, spingetela attraverso i fori di drenaggio mentre il vostro aiutante terrà fermo il contenitore. Se non ne vuol sapere, passate una lama lunga o una riga da disegno fra la zolla e la parete del vaso in modo da staccare la terra e ripetete le pratiche precedenti. A mali estremi, tagliate il contenitore in plastica con robuste cesoie o spaccate quello in terracotta con il martello.

Una volta liberato il pane di terra, se non potete aumentare le dimensioni del contenitore procedete con la riduzione della zolla: con un coltello lungo e affilato, tagliate almeno 5 cm di zolla su ogni lato e sul fondo. Nel frattempo lavate bene il vaso con acqua e candeggina, asportando ogni residuo con una spazzola a setole rigide; quindi asciugatelo con uno straccio e procedete al rinvaso.

In casa

Le piante d’appartamento si rinvasano in primavera, a meno che: siano nuovi acquisti, siano raddoppiate nel corso dell’estate, siano uscite in massa le radici, si rompa il vaso in modo che acqua e terra fuoriescono, nei quali casi si procede anche fuori stagione.

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Una zamioculcas le cui radici fuoriescono dalla superficie del terriccio: è ora di rinvasarla.

I nuovi arrivi si rinvasano se hanno radici fuori o se il contenitore è troppo piccolo rispetto alla chioma. Fanno eccezione le piante grasse e le orchidee, per le quali il rinvaso è addirittura sconsigliato rispettivamente per almeno due e quattro anni dall’acquisto: questo perché si tratta di vegetali a crescita lenta le une, che devono avere un vaso su misura le altre. Altre specie invece devono “stare strette” se volete che fioriscano: è il caso della clivia e delle Bromeliacee (Aechmea, Bromelia, Vriesea, Guzmania, ananas, Tillandsia ecc.).

Un ultimo caso di rinvaso fuori tempo è quello di tentativo di salvataggio di una pianta “annegata, caso in cui si rimuove tutto il terriccio fradicio sostituendolo con substrato nuovo e asciutto, senza cambiare il vaso e senza bagnare per almeno una settimana.

L’importanza della terra

Ogni impianto, trapianto, spostamento o rinvaso richiede l’aggiunta di terriccio nuovo, scelto nella tipologia più adatta al tipo di pianta da maneggiare: un buon substrato può infatti mitigare lo stress dell’operazione ma, se è inadatto, non fa che complicare l’esistenza della pianta.

Per le annuali è sufficiente un qualsiasi substrato per piante da fiore, che spesso si esaurisce nell’arco della stagione. Per esemplari durevoli meglio puntare su terricci specifici (per arbusti, succulente, acidofile ecc.), scegliendolo di buona qualità perché deve drenare senza compattarsi e senza perdere nutrienti.

Ogniqualvolta rinvasate, il terriccio aggiunto dev’essere tutto nuovo (no al riciclo!), mescolato a qualche granulo di concime specifico. In piena terra, invece, se non sussistono necessità specifiche (es. acidofile da piantare in un suolo basico), il terriccio nuovo si può limitare allo strato sul fondo della buca, colmando i lati con la stessa terra del giardino rimossa nello scavo.

Fisiologico stress da trapianto

Il cambio di ambiente (da radice nuda o zolla a terra, da vaso a piena terra, da vaso più piccolo a più grande, spostamento…), con conseguente variazione di esposizione, aggiunta di nuovo terriccio, eventuali danneggiamenti alle radici, al colletto o al fogliame durante l’operazione ecc., crea inevitabilmente uno stato di stress del tutto fisiologico.

Vengono indistintamente colpite tutte le piante, ma sono più sensibili le erbacee e quelle appena germogliate, le piante legnose di ogni età se spostate dal vaso alla piena terra e quelle legnose adulte o anziane o di grandi dimensioni. Alcune specie, in particolare, non sopportano i trapianti: è il caso di aceri giapponesi, edera, peonie, papaveri, carote, sedano, ravanelli ecc.

Per le prime due-tre settimane seguenti il trapianto l’esemplare arresta la crescita e l’emissione di nuove foglie, germogli e fiori, rimanendo “fermo”, anzi, qualche foglia ingiallisce e cade. Trascorso questo periodo però, se l’esemplare è sano e sta bene, riprende a crescere e fiorire con più vigore di prima. Nelle piantine da orto si nota un appassimento che dura in genere fino a una settimana.

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Osmanthus fragrans al secondo autunno dall’impianto: ha attecchito perfettamente grazie a cure corrette.

Se il trapianto viene eseguito correttamente e nel momento migliore (primavera-estate per i rinvasi, fine estate-autunno e giornate meno rigide dell’inverno per la piena terra), lo stress è transitorio e non causa danni. In caso contrario può perdurare il blocco di crescita, seguito anche da un appassimento prolungato e da un deperimento: colpa di qualche errore nell’esecuzione del trapianto.

Per alleviarlo, compiete questo tipo di operazioni nel periodo più adatto, su piante sane, eseguendole in maniera corretta. Durante il trapianto manipolate il meno possibile la pianta, evitare di tirare i rametti per estrarla dal vaso, mantenete il più possibile integro il pane di terra. Dopo due-tre settimane dall’operazione, somministrate un prodotto integratore (biostimolante), che aumenta la vitalità delle piante rinvigorendole e stimolandole a crescere.

Rinvasi con tutti i crismi

  • Piante erbacee da fiore o d’appartamento: svasate le piantine senza rompere il pane di terra, ma smuovendo leggermente la zolla in modo che le radici si decomprimano. Se la zolla è molto secca, immergetela per un istante in una bacinella piena d’acqua e lasciatela sgrondare.
  • Il vaso prescelto deve essere sufficiente per dimensioni e possedere il foro di drenaggio. Coprite il fondo con uno strato (variabile da 1 a 5 cm di spessore secondo la grandezza del contenitore: per 30 cm di diametro servono 4 cm) di materiale drenante: cocci, ghiaia, argilla espansa, pietruzze, polistirolo…
  • Versate uno strato di terriccio nuovo e appropriato in quantità tale che il pane di terra appoggiatovi sopra rimanga di 4 cm sotto il bordo del vaso. Disponete qualche granulo di fertilizzante a lenta cessione del tipo adatto alla pianta. Disponete gli esemplari nel contenitore in maniera che siano perfettamente diritti.
  • Per piante rampicanti, o incapaci di sostenersi da sole (es. filodendri, singonio, potos, edera ecc.) disponete uno o più tutori di lunghezza adeguata.
  • Aggiungete ai lati il terriccio: quando arrivate appena sotto il bordo del vaso, pressatelo e colmate i buchi in maniera che sia a filo con la superficie della zolla, su cui spargerete solo uno straterello di 0,5 cm. Bagnate bene lasciando fuoriuscire l’acqua in eccesso.
  • Piante legnose (alberi, arbusti, rampicanti): dopo aver coperto con cocci i fori di drenaggio, ponete sul fondo del vaso uno strato di ghiaia, argilla espansa o coccetti alto 5-10 cm secondo la profondità del contenitore. Su di esso appoggiate 1-2 cm di stallatico o altro concime organico e poi 2-3 cm di buona terra da giardino.
  • Svasate l’esemplare, appoggiate la zolla (che deve rimanere intera) sulla stratificazione nel vaso. Se l’esemplare è alto oltre 1 m, inserite un tutore in legno o plastica, alto un terzo in meno della pianta, da infilare obliquamente nel fondo e da fissare al tronco mediante un legaccio morbido (senza stringere il fusto). Per i rampicanti mettete un traliccio.
  • Colmate lo spazio attorno alla zolla con terriccio da giardino, rimanendo 3-4 cm sotto il bordo del contenitore, pressate bene e innaffiate.

Buca a regola d’arte

  • Per le piante legnose la buca in piena terra va scavata preferibilmente con almeno un mese d’anticipo, per dar modo alla terra di aerarsi ed eliminare eventuali parassiti.
  • Le dimensioni devono essere del 10% in più rispetto alle dimensioni della zolla. Se la pianta è a radice nuda, calcolate almeno 30 cm di lato e di profondità.

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    Tutore per albero.
  • Sul fondo pianeggiante ponete uno strato di 5 cm di materiale drenante (ghiaia, argilla espansa, sassolini ecc.) e copritelo con 5 cm di una miscela di substrato da giardino con una manciata di granuli di concime a lenta cessione per arbusti o per giardino.
  • Appoggiate la zolla, la cui superficie deve risultare a filo con il terreno; se non fosse così, togliete un po’ di terriccio dal fondo. Inserite eventuali tutori o tralicci. Colmate i vuoti intorno alla zolla con la terra, pressandola bene finché rimane a filo.
  • Oppure inserite le radici nude e il tutore, tenendo la pianta in modo che il colletto (e il punto d’innesto) siano di 2-3 cm sopra il piano del suolo, e ricopritele subito con la terra creando una montagnola: pressandola, il colletto deve rimanere al suo posto.
  • Legate i rami ai tutori. Bagnate subito in abbondanza: in settembre almeno 15 l d’acqua per un arbusto di taglia media.

Se la terra ghiaccia

In settembre non capita, ma già dalla fine di ottobre sulle Alpi e da dicembre in Val Padana può accadere che il suolo ghiacci, cioè che non sia apribile per i nuovi impianti.

Le piante in contenitore si conservano senza problemi fino alla primavera come normali esemplari in vaso.

Le piante in zolla e gli astoni vanno posti in un mastello coprendo la parte radicale con sabbia da tenere sempre leggermente umida. Si conserveranno bene fino a quando la terra tornerà nuovamente lavorabile.

Le cure successive in giardino

  • Proprio per lo stress che il trapianto e la nuova dimora comportano, gli esemplari vanno seguiti con attenzione per almeno un anno.
  • In qualunque stagione non deve mai mancare l’acqua, in quantità adeguata alla temperatura, tenendo presente che, rispetto a un arbusto o albero già esistente, il nuovo arrivo ne richiede un 20% in più, anche nel primo inverno se non piove, e soprattutto in primavera ed estate quando le temperature sono molto elevate.

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    Agazzino a cinque anni dall’impianto: la produzione di frutti è già notevole.
  • Non fate affidamento sulla pioggia di maggio-giugno: se il drenaggio è buono, meglio annaffiare una volta in più che una in meno. La prima primavera-estate è infatti cruciale per la sopravvivenza!
  • Il concime fornito all’impianto è sufficiente per circa 3-4 mesi: in marzo, se lo eseguite adesso, oppure in settembre se lo fate in primavera, somministrate un’altra dose sul terriccio intorno alla pianta (ma non vicino al piede).
  • Se ci sono tutori, controllate le legature ogni 3 mesi, perché potrebbero diventare strette e strozzare i fusti.
  • Trascorsi 12 mesi dall’impianto, le cure diventano quelle normali per le piante del giardino.

Impianti primaverili: le differenze

  • L’impianto primaverile può dare maggiori soddisfazioni perché si può vedere subito il risultato: la pianta germoglia, si riempie di foglie, di fiori, di frutti, cresce velocemente...
  • … ma è molto più rischioso perché le alte temperature che si possono raggiungere già in aprile possono debilitare gravemente una pianta già stressata dal trasloco.
  • Per questo motivo è necessario seguirla molto più assiduamente, annaffiando in abbondanza anche se si verificano temporali o pioggerelle, che non bastano a fornire la necessaria umidità a radici non ancora espanse nel suolo.
  • Solo una pioggia intensa per almeno mezza giornata può esimere per un ulteriore paio di giorni dall’annaffiatura.

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    Un nuovo impianto autunnale di Viburnum opulus.
  • Per dare un’idea, con 25 °C di giorno, a un arbusto sempreverde (tipo lauroceraso, fotinia, alloro…) alto circa 1 m servono 15 l d’acqua ogni 3 giorni; a un caducifoglio 18 litri. Regolatevi di conseguenza sulla quantità (non sulla frequenza, fissa) se la temperatura sale.

La vanga segue la luna

  • La saggezza contadina del passato sottomette alle fasi lunari anche le operazioni di impianto: non la lavorazione del terreno, cioè l’apertura della buca, che si può effettuare in qualunque momento, bensì la messa a dimora.
  • Per le piante legnose, questa si compie in luna crescente se si desiderano un attecchimento e una crescita rapidissimi, ma in fase calante per rallentare questi processi.
  • Per le erbacee, si seminano o trapiantano in luna crescente le piante da fiore e gli ortaggi di cui si consumano le parti che crescono sopra il suolo, mentre in luna calante si fa lo stesso con quelli di cui si utilizzano le parti sotterranee come patate, carote e rapanelli, e con le piante d’appartamento da foglia.
Impianti e trapianti in giardino, terrazzo e casa in settembre - Ultima modifica: 2020-09-11T07:53:23+02:00 da Elena Tibiletti