Perché i crisantemi sono il simbolo dei morti?

I crisantemi hanno la "sfortuna" di fiorire proprio in coincidenza con la festività del 2 novembre. Ma altrove sono il fiore dei matrimoni...

Novembre, tempo di crisantemi, ultimi fiori della stagione, nota di colore e d’allegria in un mese tradizionalmente grigio e nebbioso. Il “fiore d’oro” (questo è il significato greco del nome scientifico Chrysanthemum) è originario dell’Estremo Oriente: i Cinesi iniziarono a coltivarlo nel VI secolo a.C., mentre si diffuse in Giappone a partire dall'VIII secolo d.C. In entrambi i Paesi occupa un posto importantissimo nella cultura locale: è legato alla tradizione di Confucio. Il suo fiore stilizzato è divenuto il simbolo della Casata imperiale giapponese: infatti, nel Paese del Sol Levante è tuttora il simbolo della gioia, della pace e della vitalità. È inoltre il fiore connesso al matrimonio: il bouquet della sposa giapponese è fatto di crisantemi candidi!

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In Europa i crisantemi arrivarono solo nella seconda metà del XVIII secolo, provenienti ovviamente da Cina e Giappone: i lontani capostipiti delle varietà attuali furono due sole specie, Chrysanthemum sinense e C. indicum. Attualmente esistono più di 500 varietà, tutte ibride, a fiore semplice, semidoppio e doppio: fra i gruppi principali ricordiamo i crisantemi semplici, cioè a fiore doppio e semidoppio aventi non più di cinque palchi di ligule (“petali”) e con disco centrale ben visibile; quelli tubulari, con ligule a forma di tubo; quelli incurvati, con ligule curve verso l’alto, compatte e regolari, a formare un globo perfetto; quelli coreani con fiore a margherita piccolo, semplice o doppio, molto spesso di colore giallo oro. Sono invece ormai meno facili da trovare alcuni ibridi degli anni ’80 e ’90, come i crisantemi a fiore d’anemone, con disco centrale dato da un cuscinetto sporgente costituito da fiori tubulosi; quelli a pompon, a fiore piccolo, globoso, di pochi centimetri di diametro; quelli riflessi, con ligule ripiegate verso il basso; e quelli a fiore di ragno, con petali cilindrici e increspati, lunghi e sottili.

Molto duttili nell’ibridazione, si prestano anche alla continua ricerca di nuovi colori: quelli fondamentali sono il bianco, il rosso, il giallo e il rosa che, combinati tra di loro, danno origine all'incredibile gamma di tinte oggi in commercio, dal bronzo all'arancio, dal viola al lilla, dal bordeaux argentato al rosso vellutato sfumato d’oro ecc.

Botanicamente, i crisantemi appartengono alla grande famiglia delle Asteracee o Composite e sono robuste e vigorose piante perenni, con fusti ramosi, sparsamente pelosi, alti fino a 1 m, e foglie profondamente incise, vellutate o glaucescenti. I fiori sono riuniti in capolini apicali o ascellari, formati da un disco centrale giallo di fiori tubulari, e dai cosiddetti “petali” che in realtà sono dei veri e propri fiori (ligule).

Giunti in Italia alla fine del ’700, acquisirono dapprima il significato di illusione, perché i fiori sbocciano con splendore primaverile quando la stagione è molto avanzata: illudono perciò che la fioritura preluda alla bella stagione, e viceversa ci si ritrova subito dopo immersi nel grigiore dell’inverno. E grazie al periodo – avanzato nell’anno solare – in cui fioriscono, i crisantemi divennero anche simbolo dell’autunno e, giocoforza, perché unica nota floreale colorata in novembre, furono dedicati ai morti, la cui ricorrenza cade il 2 novembre.

Perché i crisantemi sono il simbolo dei morti? - Ultima modifica: 2020-11-16T07:32:08+01:00 da Elena Tibiletti