nespolo giapponese
Il nespolo giapponese è molto decorativo, oltre che produttivo.
Il nespolo giapponese è l’albero ideale per ogni giardino, grazioso in ogni stagione e generoso nel regalare le dolci nespole

Se esistesse l’Oscar del coraggio per le piante da frutto, il premio spetterebbe senz’altro al nespolo del Giappone: nessun altro fruttifero osa infatti fiorire nell’insolito periodo che ha scelto questo piccolo, e all’apparenza fragile, albero. Tra la fine di ottobre e la metà di gennaio, passandogli accanto, si può percepire intensissimo il dolce profumo di mandorle dei suoi piccoli fiori, di colore giallo, riuniti in pannocchie all'estremità dei corti rami.

L’effetto è decisamente spettacolare, anche grazie alla permanenza delle foglie (è un albero sempreverde), che sono grandi, lanceolate, con la lamina superiore corrugata e di un bel verde scuro e la pagina inferiore pelosa e argentata.

Alberello dalle mille virtù

Offrire forti motivi di interesse, per la bellezza del fogliame persistente, la fioritura e il profumo emanato dai fiori, nel giardino in autunno e in inverno non è un pregio da poco: basterebbero questi motivi per consigliare l’impianto di questo grazioso albero in qualunque spazio verde, dal Sud Italia fino alla Pianura Padana compresa.

Ma le virtù del nespolo giapponese non si fermano qui: anche al culmine del suo sviluppo – che è comunque piuttosto rapido – sarà sempre un alberello poco ingombrante (5-6 m d’altezza per 3-4 m di diametro della chioma), ma dalle dimensioni sufficienti per fare ombra in estate, per esempio se viene collocato verso sud a ridosso del gazebo o della zona relax.

Può essere piantato senza timore vicino all’edificio: le sue radici rimangono in superficie, senza aggredire pericolosamente fondamenta o tubature. Anche nel cuore dell’estate non diviene mai eccessivamente assetato e tollera senza problemi il caldo, grazie alle coriacee foglie rugose. Ma non teme nemmeno il freddo, se non quello veramente intenso, che porta il termometro sottozero per diverse settimane di fila: in realtà sulle Alpi riesce a vivere, se viene piantato in un punto protetto e soleggiato, ma difficilmente fiorisce.

E la fioritura, com’è noto, negli alberi da frutto è il preludio alla produzione di un ricco raccolto: per molti questo è proprio il primo dei motivi che inducono a piantare un nespolo giapponese in giardino!

Nespole, l’allegria del sole

La maturazione dei frutti è uno dei simboli del mese di maggio, quando la primavera ormai al culmine porta il desiderio di frutta estiva, dolce e solare, che però ancora scarseggia. Le nespole giapponesi, di un allegro giallo-arancio, con la loro forma ovoidale o tondeggiante e dimensioni che, almeno al Sud, copiano quelle dell’albicocca, nascondono all’interno una polpa dolce e aromatica con una vena acidula, che disseta e depura l’organismo senza appesantirlo, proprio quando arrivano i primi caldi. A differenza dell’albicocca, le nespole contengono raramente un solo seme, più facilmente tre o quattro, separati da una membrana pergamenacea che non va masticata, perché allappa (contiene tannini).

Le nespole più dolci sono quelle piccole e tonde, che maturano in Val Padana su piante sistemate a ridosso di un muro esposto verso sud: peccato che, nonostante l’albero sia diffusissimo nei giardini del Nord Italia, ben pochi ritengano valga la pena di raccoglierle, scoraggiati dall’aspetto “misero”. Anche perché le nespole vanno raccolte con grande delicatezza, vista la facilità con cui la tenerissima polpa si ammacca: vanno appoggiate possibilmente in una cesta foderata con un morbido panno, per evitare che anneriscano nel punto in cui battono sul fondo.

Nel Sud Italia invece le nespole sono molto più grosse e hanno un sapore in prevalenza aromatico, piuttosto che dolce. Risultano comunque più buone di quelle spagnole, enormi, bellissime ma assolutamente insipide, quando non decisamente aspre: sono quelle che, purtroppo, si trovano in vendita nei negozi e ipermercati del Nord Italia e che danno al consumatore la sensazione di “esser stato imbrogliato”.

Il primato alla Spagna

La Spagna, da una ventina d’anni, si propone come alternativa all’Italia per la coltivazione di frutti e ortaggi mediterranei, grazie a ettari ed ettari di terreni coltivati in Andalusia. La coltura intensiva e meccanizzata permette di tenere i prezzi molto più bassi, in modo che i prodotti spagnoli risultino fortemente concorrenziali sui mercati europei. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che, per essere esportate in tutta Europa, la frutta e la verdura spagnole vengono raccolte ancora acerbe o immature, a discapito del sapore… Nel caso delle nespole, dobbiamo però rassegnarci: in Italia la raccolta costa talmente tanto che anche gli agricoltori del Sud stanno progressivamente abbandonando la coltivazione.

Noi Italiani almeno ci abbiamo provato, a differenza di quanto è accaduto nelle terre d’origine del nespolo, che si chiama “del Giappone”, ma in realtà è originario della Cina, Paese dal quale, circa 2.000 anni fa, la pianta venne esportata in Giappone. Nelle terre d’Oriente, tuttora l’alberello viene coltivato solo per l’armonia della sagoma tondeggiante, per l’eleganza delle foglie che spesso svettano verso il cielo e per la dolcezza dei suoi fiori. Nessuno ne ha mai raccolto invece i frutti.

Solo per la bellezza

Anche noi Europei però, prima di consumare le nespole, abbiamo per lungo tempo ammirato solo l’aspetto botanico dell’albero: il suo arrivo in Europa data al XVIII secolo, quando i nobili facevano a gara per possederne almeno un esemplare in giardino, ma senza raccoglierne i frutti. Eppure, il “libro di fabbrica” della Confetteria Romanengo di Genova, nel 1780, riguardo alla scelta dei frutti adatti a essere canditi, afferma che: “le nespole del Giappone sono frutto molto delicato; non sopporta lunghi viaggi e perciò è da preferirsi il frutto nostrano di pasta bianca, a quello di Napoli che arrossa facilmente durante la canditura”. Il disinteresse nostrano è durato circa 150 anni, tanti quanti ne sono occorsi per selezionare varietà a frutto più grosso, che si potessero utilizzare a scopo gastronomico; solo 30 anni (gli ultimi appena trascorsi) sono invece serviti per abbandonarle di nuovo!

Che delizia il miele di nespolo!

Data l’insolita epoca di fioritura, le corolle del nespolo giapponese sono ambitissime dalle api che, soprattutto nel Sud Italia, sono attive anche durante l’autunno e l’inverno, nelle giornate soleggiate e, attirate dal dolce profumo, bottinano in massa il nettare per ricavarne un miele aromatico con sentore di mandorla. Se però il tempo è avverso, freddo e piovoso, le api si rintanano nell’alveare: per questo motivo la quantità di miele di nespolo giapponese prodotto è spesso ridotta. La piccola produzione italiana è concentrata in Sicilia, ma difficilmente la troverete in vendita al di fuori dell’isola: quasi tutti i vasetti italiani raggiungono il Giappone, dove vanno letteralmente a ruba, mentre sono meno richiesti i barattoli di miele spagnolo.

Le ricette con le nespole del Giappone

Con le nespole giapponesi si possono ricavare alcune prelibatezze a lunga conservazione.

  • Marmellata di nespole: lavate e asciugate 3 kg di nespole, sbucciatele, privatele dei noccioli e delle membrane interne. Pesate la polpa ottenuta e mettetela a sobbollire a fuoco lentissimo con 200 cc d’acqua e 800 g di zucchero per ogni kg di polpa. Mescolate spesso con un cucchiaio di legno fino al completo disfacimento della polpa. La marmellata è pronta quando scivola lentamente dal cucchiaio. Invasettate a caldo e sigillate i barattoli appena la marmellata si è intiepidita.
  • Ratafià di Grenoble: in 1 l di acquavite purissima ponete la polpa di tre grosse nespole tagliata a pezzetti, 20 amarene lavate, asciugate e snocciolate, la scorza di mezzo limone e 200 g di zucchero semolato. Tappate e ponete al sole, scuotendo ogni giorno la bottiglia. Il liquore è pronto dopo almeno due mesi di riposo.
  • Ratafià dei cinque frutti: in 2 l di acquavite purissima ponete la polpa di quattro grosse nespole tagliata a pezzetti, 10 amarene lavate, asciugate e snocciolate, 50 g di bacche di ribes rosso e nero lavate e asciugate, 40 g di lamponi lavati e asciugati, e 400 g di zucchero semolato. Chiudete e ponete al sole, scuotendo ogni giorno la bottiglia per almeno due mesi. Il liquore è pronto dopo almeno cinque mesi di riposo.

Non date nespole alle scimmie

Alla fine dell’800, gli Inglesi, dopo una lunga trattativa con gli Spagnoli, s’impegnarono a lasciare Gibilterra, al tempo colonia britannica, quando anche le scimmie avessero abbandonato la rocca. Ma nel 1914 giunse a Londra la notizia che le scimmie di Gibilterra si erano ridotte a soli tre esemplari. Fu così che i primati vennero affidati alle cure del Reale Reggimento di Artiglieria, che venne rifornito di denaro per acquistare olive, fichi e altre prelibatezze destinate agli animali, con l’esclusione delle nespole del Giappone, vietate perché… provocavano seri disturbi di stomaco alle scimmie!

L’altro nespolo

Quando si parla di nespole, un aggettivo è d’obbligo: “giapponesi” per indicare le nespole arancioni che maturano in maggio, “selvatiche” o “germaniche” per riferirsi a quelle marroncine che maturano in novembre. Le prime derivano da Eriobotrya japonica, le seconde da Mespilus germanica, due specie che, in comune, hanno solo l’appartenenza alla famiglia delle Rosacee e le dimensioni contenute dell’albero.

Il nespolo selvatico o di Germania ha infatti origini europee, è spontaneo nei boschi di latifoglie, fiorisce in maggio con vistose corolle candide e perde le foglie all’arrivo dell’autunno. I suoi frutti, da raccogliere entro la metà di ottobre, non sono immediatamente commestibili: devono “ammezzire”, cioè maturare, in una cassetta al buio e al fresco, preferibilmente nella paglia, come dice il proverbio: “con il tempo e con la paglia, maturano anche le nespole”. Hanno spiccate proprietà astringenti: tenetene conto, nel consumarle in quantità!

Per approfondire

FRUTTETO FACILE
sul balcone e in giardino
37420 - Ultima modifica: 2022-10-27T22:57:09+02:00 da Elena Tibiletti
Nespolo del Giappone, piccolo, bello e dai buoni frutti - Ultima modifica: 2022-11-13T06:54:08+01:00 da Elena Tibiletti