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Il fiore del cappero è bellissimo da vedere, se non lo si raccoglie in boccio per farne un condimento...
La pianta del cappero non è facile da coltivare, perché richiede condizioni ben precise e inderogabili. Qui vi spieghiamo quali sono

Il cappero cresce tra le rocce o sui muri riparati dal vento, dove vivono spontanei anche l’alisso, il senecio dalle foglie argentate, la violacciocca, la bocca di leone, la valeriana rossa. La pianta di cappero, però, di tutte è la più longeva e anche quella che raggiunge le dimensioni più notevoli.

Si racconta che a Capri esisteva una pianta enorme, tanto grande da far ombra a un’intera aia, chiamata ‘il Cappero del Libertador’ perché anni prima i suoi capperi erano stati donati da un marinaio di Capri, scampato al naufragio della sua nave, a Simon Bolivar, il Libertador, il liberatore delle Americhe.

Com'è fatto il cappero

Della famiglia delle Capparidacee, nella sua forma selvatica così come nasce sulle rocce costiere, è il Capparis spinosa (che cresce anche su rocce vulcaniche benché povere di calcare). Il nome dato alla specie è dovuto alla presenza, alla base del picciolo, di due stipole trasformate in spine. Esistono varietà prive o quasi di spine come il Capparis rupestris, più frequente ai limiti settentrionali dell’areale. Il Capparis ovata si differenzia per le foglie leggermente pubescenti, cioè pelose, meno carnose, ed è diffuso in luoghi più aridi, generalmente non in prossimità del mare. Il Capparis sicula è presente in varie zone del Meridione, ma in genere non sui muri e piuttosto su terreno marcatamente argilloso. E infine il Capparis spinosa ‘Inermis’, che è la sola forma coltivata tanto nelle colture industriali (per es. a Pantelleria) che dai giardinieri appassionati: non possiede spine e ha foglie glabre, di colore verde scuro.

Queste precisazioni botaniche forse appaiono troppe per interessare gli appassionati di giardini e di buona tavola. Ma c’è una ragione, presto svelata. Quelli che noi mangiamo normalmente non sono i frutti del cappero ma i fiori o, meglio, i boccioli dei fiori non ancora schiusi.

Esattamente, la pianta del cappero è un arbusto le cui forti radici si abbarbicano nelle fessure tra le rocce o direttamente in vecchi muri nelle zone costiere (in posizioni riparate resiste anche nel Nord Italia). Estremamente decorativo, allunga numerosi rami, lunghi circa 1,5 m, rivestiti da foglie sempreverdi, rotondeggianti e lucide, alla base delle quali sono poste due corte spine (mancano nella var. inermis). Quando non vengono raccolti per diventare alimento, i boccioli si aprono in uno stupendo fiore (del diametro di 4-5 cm) bianco-rosato con lunghi stami rosso-violetti, dal quale deriverà il frutto, una capsula allungata verde-rossiccia che talvolta capita di trovare nel vasetto con o senza i bocci.

Dove coltivare il cappero

Il cappero può essere coltivato come pianta ornamentale, ma non è di facile attecchimento. Più propriamente è una pianta che mal si adatta a condizioni ambientali differenti da quelle che trova in natura.

In realtà è una pianta che non ha bisogno di nulla se nasce spontaneamente in piena terra e lì rimane, ma che diventa estremamente esigente se viene trapiantato: è soprattutto il substrato a fare la differenza, perché non tollera una terra ricca o pesante.

Condizione essenziale per la sua coltivazione è di fornirgli un terreno arido e calcareo, anche sassoso o molto povero, ma assolutamente privo di umidità; sul fondo della buca va posto un abbondante strato di ghiaia grossolana come drenante. Ideale l’inserimento delle piantine su muretti a secco, purché soleggiati. Ancora meglio, partire direttamente da seme.

La semina del cappero

I semi, sospinti dal vento, spontaneamente vanno a germogliare nelle fessure delle rocce e nelle pietraie, sulle rupi calcaree e nei vecchi muri soleggiati soprattutto all’interno dei centri abitati dove colpiscono meno le gelate invernali, ma quando si tenta di farli nascere nel giardino non vogliono saperne di insediarsi là dove ci piacerebbe.
Nulla vieta però di provarci: basterà appoggiare – in piena estate – le capsule semiaperte nei punti prescelti, per esempio con un po’ di terra nelle fessure del muro o nelle spaccature della roccia, innaffiando a giorni alterni; nell’arco di un mese potrebbero nascere le prime piantine.

Non disponendo di frutti e muretti contemporaneamente, si possono anche raccogliere i frutti a maturità, quando sono color violetto scuro e morbidi al tatto, di solito in tarda estate-inizio autunno. Poi si inumidiscono in una tazza d’acqua fredda per 24 ore, si schiacciano leggermente per eliminare la buccia e separare la polpa con i semi e si filtra con un passino per isolarli. Si fanno essiccare i semi, li si separa gli uni dagli altri, e li si semina a 2-3 centimetri di profondità in vasetti con terriccio sabbioso da mantenere solo leggermente inumidito. In realtà, la propagazione per seme ha scarse probabilità di riuscita perché la germinabilità è molto bassa.

La propagazione del cappero può avvenire anche per talea semilegnosa. La talea si esegue in estate, prelevando un pezzo di 7-10 cm di un ramo legnoso di 2-3 anni d'età, ma in commercio si trovano sempre più frequentemente le piantine già pronte in vasetto, presso i vivai delle località di mare o in quelli specializzati in aromatiche. Non resta che provare a metterle a dimora in giardino, in piena terra o in un vaso riempito di terriccio e di uno strato notevole di cocci frantumati.

Piantagione e cura

La piantagione, in terreni calcarei, anche poveri o sassosi, purché in posizione soleggiata, va effettuata scavando una buca capiente sul cui fondo porre abbondante ghiaia o pietrisco di drenaggio.

Pianta che si accontenta del nulla, il cappero non va concimato. Solo nel primo anno fornite una dose di concime minerale azotato per pianta oppure, su terreni veramente molto poveri, si può distribuire qualche granulo di concime per giardino in ottobre. Le piantine all’inizio crescono molto lentamente.

Le annaffiature sono necessarie solo nelle primissime fasi di sviluppo delle piantine, da seme o da talea, dopodiché per le piante in piena terra diventano non solo inutili, ma anche pericolose. In vaso annaffiate solo nei periodi più caldi, all’occorrenza (cioè quando le foglie iniziano a perdere il loro naturale turgore).

 

Cappero, come COLTIVARLO - Ultima modifica: 2019-08-22T07:27:00+00:00 da Redazione Passione In Verde