capanno attrezzi giardino
Il capanno o casetta per gli attrezzi va scelto con attenzione.
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Il capanno o casetta per gli attrezzi da mettere in giardino richiede alcune valutazioni per la scelta. Ecco il consiglio del nostro esperto

La necessità di una casetta o un capanno dove riporre macchine, prodotti e attrezzi è comune a molti giardinieri. La scelta è vasta: per non sbagliare acquisto, abbiamo chiesto a Roberto Malagoli, esperto progettista di spazi verdi quali sono gli aspetti da tener presente.

Capanno basic o grazioso?

“Innanzitutto bisogna capire quale sarà l’utilizzo della casetta o capanno” incomincia Malagoli. “Può essere un ripostiglio nel quale conservare tosaerba, concimi, sacchi di terra e vasi ecc., oppure una sorta di “stanza aggiunta” che può diventare all’occorrenza un locale da lavoro o una tavernetta”. E dalla quantità di oggetti che intendete riporvi (nonché dallo spazio a disposizione) dipende la dimensione del manufatto e la scelta di una tipologia più spartana o più elaborata. “Per esempio” continua Malagoli “la veranda sarà molto utile se all’interno lo spazio è ridotto e intendete effettuare trapianti e rinvasi o sistemarvi un tavolino con le sedie per prendere il tè o fare il barbecue al coperto. Consiglio addirittura, se la struttura porta adeguatamente, di allungarla con un tendone plastificato, per aumentare lo spazio coperto”. Se viceversa la casetta serve solo come ricovero attrezzi, la veranda è inutile.

Porta e finestre non sono tutte uguali

Analogo discorso riguarda la porta e le finestre: “La presenza di vetri è indispensabile se pensate di “vivere” la casetta, per la bicchierata con gli amici, per i trapianti, o anche per ricoverarvi qualche pianta in vaso durante l’inverno, per la quale è indispensabile la luce”. Per un magazzino è invece sufficiente un solo vetro, nella porta o nella finestra, o addirittura nessuna luce (ma è indispensabile un collegamento elettrico per avere una presa e una o più lampadine). “Parlo di vetro” precisa Malagoli “perché rimane il materiale indeformabile e durevole per eccellenza: non diventerà mai opaco, non ingiallirà né si graffierà, come può capitare al plexiglass dopo qualche anno. Per contro, può rompersi (a differenza dell’infrangibile plastica), quindi lo sconsiglio nella parte bassa della porta, che va soggetta a urti”.

Attenzione anche alla quantità e dimensione delle finestre: “Se non intendete farne una serra, non esagerate con il numero: ogni finestra ruba spazio per appoggiare mobiletti o portattrezzi. Non è necessario che la finestra sia di grandi dimensioni”.

Sono importanti poi le modalità di apertura di porta e finestre: “La prima deve aprirsi verso l’esterno, per non ingombrare uno spazio già ridotto. Le seconde dovrebbero aprirsi a serrandina, per poter essere fissate all’altezza desiderata e dare aria senza che sbattano; in alternativa il vasistas lascia uscire l’aria calda in estate senza ingombrare né sbattere (ma è pericolosissimo se avete gatti che possono rimanere incastrati), mentre il battente necessita della possibilità di fermare l’anta quando c’è vento.

La porta può essere a battente singolo o doppio: quest’ultimo vi serve se dovete farvi passare elementi ingombranti, come il tosaerba, il bidone dell’immondizia o i mobili da giardino.

Un materiale universale: il legno

Buona parte delle casette da giardino sono in legno: “Offre le massime garanzie di isolamento nei confronti dei picchi termici estremi” prosegue Malagoli. “L’ambiente interno subirà uno sbalzo massimo di una ventina di gradi, fra gennaio e luglio, garantendo così la buona conservazione dei materiali anche delicati, come le macchine da giardinaggio e i fitofarmaci”.

Inoltre, alcuni modelli possiedono una coibentazione in materiali sintetici, che aumentano la capacità isolante: sono consigliabili laddove gli estremi sono accentuati, per esempio lungo l’arco alpino o nelle pianure del Meridione.

capanno attrezzi
Classica casetta da giardino per gli attrezzi.

Ma il legno non marcisce? “Assolutamente no: oggi tutti i manufatti sono impregnati e trattati contro gli agenti atmosferici, per assicurare una durata superiore ai 10 anni. L’unico punto debole sta nel fondo del capanno, che va isolato dal terreno: basta una soletta di cemento o uno strato di ghiaia grossolana lavata, per un’altezza di 10 cm, in modo da sollevare il pavimento dall’umidità che risale dal suolo. Scegliete per l’installazione un punto ove non siano già presenti ristagni idrici sottostanti”. Sconsigliabile invece il rialzo a palafitta, perché nell’intercapedine vuota sottostante la casetta potrebbero insediarsi animali sgraditi, quali topi, bisce, rospi, vespe… Se già presente, la palafitta va colmata con la ghiaia.

La plastica e i laminati di metallo ondulato e zincato non hanno uguali capacità coibentanti: tendono a surriscaldarsi in estate e a ghiacciarsi in inverno. Inoltre la plastica – a meno che non sia veramente di ottima qualità e trattata contro i raggi UV – nel tempo può deteriorarsi: “Tuttavia, costando poco, la casetta in plastica può essere facilmente sostituita” riprende Malagoli “e oggi esistono modelli molto pratici e accessoriati, che vantano ottima resistenza alle avversità meteo, costano poco e si montano rapidamente: un’ottima soluzione, economica e pratica”.

Il posto giusto per il capanno

Dalla scelta della collocazione dipende il facile utilizzo del vostro capanno. “Indipendentemente dal materiale”, asserisce Malagoli, “sarebbe preferibile una collocazione rivolta a nord, in un punto luminoso ma non raggiunto dai raggi solari. Lo stesso risultato si ottiene ponendolo sotto un albero deciduo: basterà spazzare le foglie due-tre volte in autunno per mantenerlo pulito. Comunque, scegliete il punto meno battuto dal sole. Io tendo a creare un’apposita “stanza”, cioè una zona schermata da cespugli o da siepi, dove la casetta si intravvede ma dove non risulta visibile l’edificio, una volta raggiunta: con l’eccezione delle Alpi, dove le baite d’abitazione sono in legno, in genere lo stile dei capanni non si accorda con nessuna casa; quindi è meglio non evidenziare il contrasto fra le due strutture, bensì smorzarlo”.

Ancora più essenziale il rispetto delle norme di legge: “La distanza dai confini è stabilita dal regolamento edilizio specifico di ciascun Comune” termina Malagoli. “Tali regolamenti esistono in quasi tutta Italia e vanno tenuti presenti onde evitare di dover smantellare (definitivamente, se non si reperiscono altre collocazioni) casetta o capanno a causa di un’irregolarità. Però, se il confine, anziché con proprietà pubbliche, è con un vicino di casa, è possibile ridurre la distanza accordandosi preventivamente con lui e redigendo mediante una scrittura privata l’accordo in deroga”. E la concessione edilizia? “Non essendo la casetta in muratura, non è necessaria la concessione edilizia, nemmeno se si getta la soletta in cemento”.

(tratto da Giardinaggio n. 8/2005)

Capanno per gli attrezzi, come sceglierlo - Ultima modifica: 2020-07-31T07:36:45+02:00 da Elena Tibiletti