L’arieggiatura serve a rivitalizzare prima dell’inverno il prato imbruttito dopo l’estate. Seguite i nostri utili consigli.

Dal secondo-terzo anno di vita del prato in poi, in autunno bisogna applicare cure importanti per risanare il manto dagli strapazzi estivi e predisporlo ad affrontare al meglio la cattiva stagione. Queste cure sono la sfeltratura, l'arieggiatura e la carotatura, tre operazioni, elencate dalla più leggera alla più pesante (per il tappeto erboso), che vanno eseguite una tantum ogni anno, generalmente in settembre-ottobre.

Arieggiatura: perché farla

I prati molto fitti, costituiti da specie stolonifere striscianti, come la poa e alcune festuche, sono i più esposti ai rischi derivanti dall'infeltrimento, soprattutto se si ha la pessima abitudine di lasciare il residuo di taglio tal quale sul manto erboso. Lo sfalcio riporta sostanza organica al terreno, ma il processo di decomposizione è lento e, nell'arco della bella stagione, troppi residui non triturati finemente (non sottoposti a mulching) alla lunga non si decompongono più, ma si accumulano a creare una rete, un feltro tra uno stelo e l'altro, togliendo la luce per la fotosintesi e soffocando gli steli e il terreno.

Quindi l'acqua e i fertilizzanti non riusciranno a raggiungere la terra e a venire assorbiti dalle radici. Il terreno non riceverà l’aria indispensabile per la respirazione delle radici, che pian piano soffocano, oltre a essere schiacciate dal progressivo compattamento della terra intorno. L'apparato radicale farà sempre più fatica a svilupparsi e a rinnovarsi, e le piantine ne risentiranno vistosamente, rallentando la crescita, ingiallendo e spelacchiandosi progressivamente.

Infeltrimento: come prevenirlo

Per evitare l'infeltrimento, se il tosaerba non ha la funzione mulching, raccogliete sempre l'erba appena tagliata. Lo sfalcio, se sminuzzato, va comunque sparso uniformemente sul prato con la scopa di ferro o il rastrello, in modo da non creare mucchietti di difficile smaltimento. Il residuo sminuzzato può essere lasciato solo finché la stagione è favorevole alla decomposizione, cioè sino alla fine di luglio nel Nord Italia e all’inizio di settembre nel Sud.

Dall'inizio della primavera, una rastrellata settimanale, eseguita con media forza con un rastrello da giardino, elimina i materiali vegetali di troppo, che coprono i germogli dell’erba. Inoltre, ostacola lo sviluppo di piccole malerbe, spezzandone gli eventuali stoloni, e favorisce l'aerazione e la penetrazione di acqua e concimi. Infine, serve anche per combattere il muschio, a patto che non sia già molto denso. È consigliata per tutti i tipi di prato, soprattutto se sono calpestati e vissuti, dalla fine del primo anno di vita in poi.

Tutti i terreni tendono a indurirsi con il passare degli anni e con il calpestio. Le cure preventive vanno intensificate quanto più il terreno è pesante, cioè argilloso (già incline al compattamento e all'asfissia radicale). I terreni sabbiosi, viceversa, raramente presentano questo rischio.

Arieggiatura tramite la sfeltratura

Su tutti i tipi di prato, se non si applica la rastrellatura settimanale, in ottobre e/o in marzo bisogna effettuare la sfeltratura, cioè l'asportazione dei depositi superficiali di materiale organico (rimasugli d'erba, di foglie e rami del giardino ecc.) e del muschio, ormai compattati, appiccicati al suolo e infeltriti.

Per prati di piccole dimensioni basta nuovamente il rastrello, stavolta passato con vigore, raschiando la superficie del terreno.

Se l'estensione del tappeto erboso è medio-grande, utilizzate la specifica macchina sfeltratrice (anche a noleggio).

Esistono anche tosaerba dotati di cilindro aeratore dentato mediante il quale, durante l'ultimo taglio di stagione, è possibile sfeltrare il prato, raccogliendo in automatico nell'apposito cestello i residui. Tutto il materiale rimosso va comunque eliminato dal prato, avviandolo al compostaggio.

Arieggiatura tramite la verticuttatura

Su terreni pesanti o se il feltro ha già danneggiato il manto, con segni di sofferenza, sono necessarie operazioni più pesanti per arieggiare e rivitalizzare tutto il sistema senza ricorrere alla zappatura, dai pessimi risultati estetici.

Per ripristinare rapidamente la circolazione dell'aria nella parte basale del cotico, su tappeti ben radicati si utilizza un verticut (a noleggio), cioè una macchina con lame che praticano incisioni a fessura, lineari e continue, fino alla superficie del terreno (2-3 mm). Così si taglia la rete di stoloni e di residui e si fornisce aria alla sommità del suolo. Poiché il verticut sminuzza il feltro, ma non lo rimuove, l'operazione sarà seguita da una buona rastrellata.

Un'azione più energica si ottiene con lo scarificatore (a noleggio), un macchinario con lame più distanziate per incidere il terreno fino a 5-6 cm di profondità. Quanto più il terreno viene perforato, tanto maggiori saranno i benefici, poiché aria, acqua e concimi possono penetrare più a fondo. In compenso, diminuisce la quantità di feltro asportato, che quindi va rimosso prima con il rastrello.

carotatura cilindretti
I cilindretti di terreno estratti dal carotatore

Arieggiatura tramite la carotatura

Se vi accorgete che l'acqua fa fatica a penetrare nel terreno, inzuppando a lungo il prato anche in estate, significa che il drenaggio del terreno è divenuto scarsissimo, con la conseguenza di un mancato assorbimento degli elementi minerali e un'insufficiente aerazione delle radici, a rischio di asfissia.

È il momento di ricorrere all'operazione più invasiva, la carotatura (macchina a noleggio, chiamata anche “bucatrice”), che consiste nel praticare buchi nel terreno asportando i cilindretti di terra che ne derivano. Nei fori, aria e acqua penetrano agevolmente, rivitalizzando le radici e causando minuscole frane che riempiono sì il buco, ma nel contempo smuovono il terreno, rendendolo più soffice e risolvendo il problema del compattamento.

L'operazione va eseguita alle soglie del riposo autunnale perché, dato il disturbo arrecato, il prato deve potersi riprendere indisturbato.

Arieggiatura: cosa fare dopo

Di più o di meno, tutti gli interventi descritti sono invasivi per il tappeto erboso che, dopo, avrà bisogno di "convalescenza". Il che significa evitare di calpestarlo intensamente, ma anche concimarlo leggermente, soprattutto con fosforo e potassio, e irrigarlo.

Se è stata praticata la carotatura su un terreno argilloso, può essere utile stendere un sottile strato di sabbia, con granelli del diametro di 0,2-0,5 mm e tenore in calcare inferiore a 5% (si trova dai rivenditori di materiali per edilizia), da spargere accuratamente con il rastrello.

Se ci sono forti infestazioni fungine, alla carotatura deve seguire un trattamento con prodotti disinfettanti liquidi, che agiscono in profondità a partire dall'apparato radicale.

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PRATI ORNAMENTALI
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