Il timo è un’erba aromatica tipica del Mediterraneo, ma si può coltivare dappertutto. Vediamo insieme come si fa e come usarlo in cucina.

Esistono numerose specie di timo (16 spontanee in Italia, a cui si aggiungono numerosissime varietà coltivate dai profumi diversi) difficilmente distinguibili tra di loro, ma dalle medesime proprietà. La specie comunemente coltivata è Thymus vulgaris.

In generale, il timo è un arbusto nano perenne, molto aromatico e riccamente ramificato in cespugli compatti. Gli steli, ascendenti e lignificati alla base, hanno sezione quadrata e sono lunghi fino a 30 cm. Le foglie, sempreverdi, sono opposte e piccolissime (4-8 mm di lunghezza), a forma lineare-ellittica o -lanceolata; sono pelose sulla pagina inferiore e biancastre alla base, di colore verde chiaro, spesso argentato. I piccoli fiori sono riuniti in spighe di colore bianco, rosa o lilla, e compaiono dalla primavera all’estate raggruppati in spighe all’ascella delle foglie; i frutti sono acheni.

Le diverse specie differiscono tra loro principalmente per aspetto e forma delle foglie.

Come coltivare la pianta del timo

Semina/trapianto: si semina in semenzaio ad aprile e si trapianta a dimora in giugno, lasciando tra un esemplare e l’altro circa 30 cm di spazio. Però, dato che nell’orto o giardino familiare difficilmente si desiderano vaste coltivazioni di timo, si consiglia la riproduzione per divisione di cespi o per talea prelevata in agosto (utilizzando i rametti laterali già lignificati). Le nuove piante vanno interrate in primavera o in autunno, lasciando lo spazio sufficiente al loro sviluppo arbustivo e tendenzialmente tappezzante.

Cure: si coltiva in tutta Italia indifferentemente in vaso (diametro minimo 20 cm) o in piena terra, soprattutto in roccaglia o su muretti a secco; non teme né il gelo né il caldo torrido, e si trova bene anche nella sabbia costiera così come nella roccaglia d’alta montagna. Il terreno deve essere sabbioso e povero, sempre molto ben drenato; in vaso può andar bene anche il terriccio per piante grasse. Necessita del pieno sole o una leggera mezz’ombra. Va annaffiato solo dopo l’impianto in piena terra, e con regolarità e moderazione da maggio a settembre se vive in vaso. Gradisce (ma non è indispensabile) una concimazione con letame maturo o stallatico secco in autunno. È bene eliminare le malerbe tutt’intorno. Sull’arco alpino durante l’inverno se la posizione non è riparata e soleggiata, è bene pacciamare la base con foglie secche.

Malattie e parassiti: nessuno.

Consociazioni e rotazioni: preferibilmente non con altre Lamiacee. Ne beneficiano le Asteracee, come le insalate.

Raccolta e conservazione del timo

Tipico dell’ambiente mediterraneo occidentale, nelle garighe e negli ambienti aridi, poveri e sassosi, il timo è talmente diffuso da risultare quasi infestante. Si rinviene dal livello del mare fino ai 2.000 m di quota e si può raccogliere anche in natura, purché da contesti non inquinati. Dato l’andamento prostrato, in genere è poco visibile perché nascosto da piante più rigogliose.

Se ne utilizzano le foglie e i fiori. Le prime, coriacee, contengono poca acqua e si seccano senza perdere sapore; i secondi s’impiegano soprattutto freschi, al momento dell’uso, staccando pazientemente i fiorellini dalla spiga.

Per l’essiccazione, tra marzo e maggio, durante la piena fioritura tagliate i rami alla base e legateli in fasci lenti, ponendoli poi in locali ombrosi, asciutti e ventilati su graticci oppure appesi a testa in giù. L’operazione può essere anche effettuata in essiccatoio non superando però la temperatura di 35 °C. Separate poi le foglie dai rami per battitura e conservatele in barattoli di vetro al buio e al fresco per 6-8 mesi.

Proprietà nutrizionali del timo

Il profumatissimo timo si può utilizzare anche in cucina: così facendo, oltre a stuzzicare l’appetito con un aroma delizioso, trasferisce le sue proprietà terapiche a tutto l’organismo mantenendolo in salute, senza bisogno di preparare una tisana.

Contiene un olio essenziale a base di timolo, linalolo, borneolo, cimolo e carvacrolo, che lo rendono emolliente, espettorante e antispastico. Il timolo è un potente antibatterico, balsamico, antisettico e antiodorante. È indicato per disinfettare l'apparato respiratorio e gastrointestinale.

Il timo in cucina

Il timo si impiega sia fresco sia secco (usatene meno perché è molto più intenso), intero o sminuzzato. Qualche fogliolina fresca insaporisce insalate e formaggi, mentre i fiori vivacizzano le tartine con formaggio cremoso, e le insalate estive di riso, cereali o di verdure. Essiccato, si unisce a brodi, minestre, zuppe, tortelli e risotti, alle marinate di pesce e di carne, ai ripieni di cacciagione, alle uova, a pane e pizze, e alle verdure, funghi compresi. È preferibile l'aggiunta a fine cottura, per conservarne l'aroma. Secco e tritato si miscela al sale; fresco e intero profuma i liquori.

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