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Papavero comune o rosolaccio.
Papavero comune, papavero orientale, papavero islandese, papavero da oppio, papavero blu e altri ancora. Come coltivarli tutti

Se c'è un fiore che tutti riconoscono fin da piccoli, questo è il papavero, intendendo il papavero comune o rosolaccio. Ma dei papaveri ce ne sono diverse specie, molte delle quali sono coltivate in giardino.

La storia dei papaveri

I papaveri hanno una lunga storia; già in Mesopotamia, 5.000 anni prima di Cristo, venivano coltivati a scopo ornamentale e ne sono stati trovati i semi anche nelle tombe egizie.

I Greci li consideravano piante sacre alla dea Demetra, alla quale si dava il merito della fertilità agricola e la loro presenza era dunque ben tollerata in mezzo al grano, come segno beneaugurante di un raccolto generoso.

Già a metà del 1700 gli ibridatori lavoravano sul papavero per ottenerne specie ornamentali, amate soprattutto nel mondo anglosassone, dove in occasione delle commemorazioni dei caduti in guerra si usa ancora oggi confezionare ghirlande e mazzi di papaveri scarlatti o portare all’occhiello un papavero di carta.

Quante specie di papaveri esistono?

Vigorose fioriture, capacità di tollerare il gelo e di riseminarsi da soli: in maggio e giugno capita di vedere vaste aree coperte dalla fioritura di Papaver rhoeas, il rosolaccio, meraviglioso e infestante. Pianta annuale dai fusti eretti e pelosi alti fino a 60-80 cm, i papaveri annuali sono una risorsa preziosa per il giardino naturale e per arricchire di fiori una prateria lasciata volutamente al suo meraviglioso aspetto selvatico. Fragili e vistosi, i fiori hanno il tipico colore rosso brillante, ma ci sono anche di colore rosa, pesca, malva nelle nuove cultivar. La fioritura avviene in primavera-estate seguita da frutti che sono curiose capsule campanulate.

Emette una rosetta basale di foglie pelose e sfrangiate, al centro della quale si elevano i fusti fioriferi eretti (20-60 cm) e pelosi. I fiori sono grandi (fino a 10 cm di diametro) e solitari, formati da 4 petali rosso scarlatti; caduti i petali, rimane al centro il frutto, una capsula che sparge i semi al minimo alito di vento. I fusti, le foglie e i frutti freschi contengono un lattice bianco, ricco di alcaloidi, di sapore sgradevole, che scompare però nella pianta secca o dopo la cottura.

Il papavero annuale ama il pieno sole, in qualsiasi terreno ben drenato, anche povero e sassoso, eccetto i suoli molto acidi.

Un tempo comune nei campi di grano, è oggi quasi assente dalle zone coltivate, dove viene combattuto con diserbanti, ma si è diffuso un po' ovunque nelle aree inselvatichite, anche ai bordi delle strade, lungo i marciapiedi dove riesce a sbucare persino dal cemento. Pianta pioniera, è fra le prime a ripopolare la terra incolta.

In passato usato per i suoi principi attivi, oggi non viene consigliato in erboristeria domestica a causa del potenziale pericolo delle sostanze in esso presenti.

Il papavero orientale

Fra i papaveri perenni che non temono il gelo c'è la grande e apprezzabile scelta di varietà del papavero d'Oriente (Papaver orientale), gruppo di specie e varietà ibride spesso di alta statura (anche 60 cm) e con fiori molto larghi. Alcune varietà hanno petali appuntiti, alte sono doppie, e la gamma di forme e colori è molto ampia, anche con fiori stradoppi che sembrano peonie.

Si tratta di fioriture perenni abbastanza facili e resistenti: richiedono terreno normale, ben drenato e non troppo ricco di materia organica, e tanto sole. Per avere un buon risultato d'insieme è consigliabile piantare gruppi di 3-5 esemplari nel secondo piano delle aiuole, dietro a piante più basse, con una densità di 5 piantine al mq perché lo sviluppo è rapido e vigoroso.

Il papavero da oppio

Il papavero da oppio (Papaver somniferum) è un magnifico papavero spontaneo nelle montagne asiatiche ma comune anche in Europa nelle zone con terreni calcarei: non è certo lui il colpevole di un disastro a livello planetario, bensì il pessimo uso che l'uomo fa dei suoi poteri oppiacei.

In Italia cresce selvatico nelle zone costiere, collinari e di bassa montagna (fino a 1200 m); i semi possono aspettare in quiescenza per diversi decenni le condizioni ideali alla germinazione. Ha natura infestante: si diffonde facilmente, anche negli ambienti più ostili.

Un tempo veniva raccolto e usato per i suoi poteri calmanti.

Non si può coltivare in Italia, perché la legge lo vieta: in Asia minore, dove esistono vaste coltivazioni, dal papavero da oppio si ricavano appunto l’oppio e l’eroina...

Il papavero alpino

In luglio non è raro incontrare i papaveri alpini, Papaver rhaeticum, piccole meraviglie coraggiose che sbocciano emergendo dalle rocce delle Dolomiti e in particolare nella zona intorno al Sassolungo e Val Gardena.

Le fioriture sono però visibili solo a chi ama camminare: sbocciano in alta quota, anche sopra i 3000 m, in ambienti sassosi, esposti al gelo e al sole.

Il papavero blu

Viene dalle fredde regioni dell'Hymalaia il papavero più bello e più difficile. Nel genere Meconopsis, botanicamente affine ai più comuni papaveri, sono presenti diverse specie e varietà dal colore blu intenso. Si tratta di un gioielllo sensibile che solo i giardinieri più bravi e fortunati (ha bisogno di clima decisamente fresco) riescono a veder sbocciare.

Meconopsis betonicifolia è particolarmente bello; è una perenne che ama le estati fresche e gli inverni freddi e asciutti. Esiste anche in una rara versione a fiore bianco.

Meconopsis horridula, dal fiore azzurro intenso, è una specie difficile da trovare (ma i semi sono reperibili sul web), con cuore color oro.

Meconopsis x sheldonii "Lingholm" ha fiori blu profondo, con petali molto larghi.

Il papavero islandese

Il papavero islandese (Papaver nudicaule) è una specie erbacea dalla bella e coloratissima fioritura a inizio estate: produce in giugno-luglio fiori bianchi, gialli, rosa e arancio. Il nome già chiarisce che la pianta gradisce climi freschi: è infatti originaria delle regioni dell'Europa settentrionale, ed è ideale ad esempio in alta collina e montagna, dove può essere coltivata in vaso o in aiuola.

La specie è perenne ma è poco longeva, si tende quindi a coltivarla come annuale; produce fiori che, recisi, durano a lungo in vaso con acqua fresca.

Apprezza un terreno fresco, sciolto e fertile, leggermente acido o neutro, mai completamente asciutto ma neppure costantemente bagnato. Non ha bisogno di molto: basta un po’ di concime liquido ogni quindici giorni, e si assiste a una bella fioritura.

La coltivazione in zone con estate calda è un po’ difficoltosa; occorre scegliere un’area semiombreggiata e ben ventilata, evitando accuratamente i terreni troppo aridi e le aree soleggiate e battute dal vento caldo.

Il papavero californiano

Annuali molto simili ai papaveri, tanto da essere note come papaveri della California, sono le escolzie, Eschscholzia californica, piante originare dell'America settentrionale e particolarmente diffuse negli Stati verso il Pacifico.

Indicato per aiuole, bordure, giardini rocciosi e scarpate soleggiate, il papavero della California è una pianta dai fiori molto appariscenti, che tendono a chiudersi quando il cielo è nuvoloso.

L’escolzia cresce bene al sole, in terreni poveri e sabbiosi ed è quindi indicata per le parti più difficili del giardino. Facile da coltivare, non richiede particolari cure. Si semina direttamente a dimora in marzo-aprile (o in settembre, se il terreno è leggero) coprendo appena i semi. Non si deve concimare.

I fiori sono utilizzati anche da taglio e si raccolgono quando sono ancora in boccio. Per avere una fioritura continua, è meglio procedere a semine ripetute e distanziate di circa 15 giorni. Si deve però ricordare che l’escolzia tende ad autodisseminarsi e quindi a spuntare di nuovo negli anni successivi; può essere opportuno diradare le piantine o estirparle se sbucano a primavera in aree che non sono destinate a questa bella pianta.

Come coltivare i papaveri

I papaveri annuali e biennali possono essere facilmente ottenuti da seme. La semina va effettuata preferibilmente in autunno in semenzaio, facendo crescere le piantine in ambiente protetto per trapiantarle a dimora in aprile-maggio; oppure si può seminare a marzo in vasetti di torba, con trapianto dopo circa 40 giorni. Se il terreno è fertile e sciolto, si può seminare anche a dimora, in aiuola: questo metodo è consigliato per l’escolzia, che è di facile coltivazione ma non ama essere trapiantata.
I papaveri perenni si acquistano in vasetto a primavera e si trapiantano subito in piena terra o in grandi vasi profondi, con terra fertile e sciolta.
Il papavero d’Islanda non resiste in climi molto caldi, dove può essere trattato come pianta stagionale tardo-primaverile, in fiore da aprile a giugno.
Tutti i papaveri apprezzano una posizione in pieno sole e non gradiscono l’aridità; l’escolzia mostra invece una maggiore resistenza in suolo poco umido.
Va ricordato che i papaveri orientali rimangono in stato vegetativo tutta l’estate solo nei climi freschi (Alpi, Appennini). Altrove, fioriscono poi vanno in riposo e scompare la parte aerea, che rinasce solo la primavera successiva.

La pianta è estremamente produttiva: in una sola estate arriva a far sbocciare più di 400 fiori! Il motivo di tanto dispendio energetico è molto semplice: poiché ogni fiore dura un giorno solo, non sempre ha il tempo di essere fecondato; quindi per garantirsi un'adeguata produzione di semi, è necessario che i fiori siano molto numerosi.

Da buona pianta rustica, è molto invadente: se volete limitarne l'estensione, eliminate le capsule mature. Non è in grado di crescere in vaso.

I papaveri attirano gli insetti utili

Il ruolo importante dei papaveri per attirare la biodiversità è stato accertato dagli scienziati. Il colore dei fiori e la visibilità del cuore ricco di polline è un meccanismo naturale messo a punto nel corso dell'evoluzione per avere un richiamo nei confronti delle api e di altri insetti utili.

Chi ha alberi da frutto e ortaggi trae dunque un beneficio diretto dalla presenza di papaveri in giardino o ai bordi dell'orto. In passato era comune coltivarli nei pressi delle piante da orto proprio per sfruttare questo loro potente richiamo e favorire così l'impollinazione di pomodori, peperoni, melanzane, fagioli, piselli e altre verdure di cui si consumano i frutti o i semi.

(di Lorena Lombroso)

PAPAVERI: storia, specie e coltivazione - Ultima modifica: 2019-07-13T07:14:00+00:00 da Redazione Passione In Verde