melograno
Il melograno è un albero decorativo e produttivo.
Il melograno è un piccolo albero ornamentale ma anche produttivo. Le melagrane infatti oggi sono di gran moda per ricavarne un succo antiossidante

Della melagrana si può dire che è un frutto elegante e versatile. Serve per decorare il caminetto o il centrotavola, con le sue panciute e colorate rotondità, ma anche per guarnire le carni rosse, i formaggi morbidi o le insalate, con i suoi grani succosi e vermigli.

Molto in voga in epoca dannunziana, è caduta nel dimenticatoio per l'oggettivo squilibrio tra dimensioni e resa. E così, adesso che di nuovo è ricercata, bisogna ricorrere ai frutti d'importazione, soprattutto dalla Spagna, più lungimirante di noi. Anche se, da qualche anno, fiutato il business, anche in Italia sono stati piantati alcuni ettari di melograni, per ricavarne i frutti da vendere in esclusiva all’industria dei succhi, mentre dalla scorza si può ricavare una tintura.

Con la melagrana non si corrono rischi di acquistare un prodotto vecchio, poiché si raccoglie in ottobre-novembre. Lasciamoci conquistare dall'aspetto del frutto, giallo, arancio, rosso o marrone che sia, eventualmente anche rugginoso, purché non verde, indice di immaturità. Accarezziamo la scorza, liscia, tesa e intatta, senza segni o ammaccature. Dopo aver scelto l'esemplare più bello, lo potremo esporre in bella mostra per circa tre settimane.

Fra storia e leggenda

Il melograno è un albero ricco di storia e di leggende. Il nome latino, Punica granatum, deriva dal latino malum punicum, cioè melo fenicio, perché Plinio, ritenendolo di origine nordafricana per errore, lo chiamò così. L'alberello proviene in realtà dall'India, ma fin dall'antichità si era diffuso in Asia Minore e successivamente nei Paesi mediterranei. Di origine indiana è la credenza che il succo di questo frutto combatta la sterilità. Secondo un mito greco questa pianta nacque dal sangue di Dioniso.

Sideè un altro nome del melograno che ricorda la fanciulla con questo nome, sposa di Orione, che la gettò nell'Ade perché aveva sfidato Era, moglie di Zeus, in una gara di bellezza. Anche nell'Antico testamento il frutto del melograno ha simboleggiato la femminilità. Nella mistica cristiana questo simbolismo si arricchisce di significato spirituale, fino a considerare il frutto, e i suoi semi, espressione della perfezione divina.

Il significato che viene attribuito al melograno si può tradurre in amore ardente. La melagrana è simbolo di fertilità. È usanza per le spose turche scagliare una melagrana per terra: il numero di chicchi usciti dal frutto indicherà il numero di figli che partoriranno. In Dalmazia invece lo sposo trasferisce dal giardino del suocero al suo una pianta di melograno, a simboleggiare la continuità della famiglia.

Com’è fatto il melograno

Il melograno è un arbusto cespuglioso, dell'altezza di 3-4 m, con chioma molto irregolare ed espansa. Le foglie, caduche in autunno, sono coriacee e hanno un corto picciolo, sono lunghe 6-8 cm, di colore verde chiaro lucido. I fiori sono ermafroditi e si fecondano da soli, hanno un colore rossastro o aranciato, che rende la pianta in fiore molto decorativa. Esistono anche varietà ornamentali a fiore doppio (generalmente sterile), con numerosi petali nella parte interna che conferiscono al fiore un aspetto pieno e decorativo. Alcune di queste varietà sono nane, e si adattano alla coltivazione in vaso su verande o terrazze.

Il frutto è una falsa bacca ("balausto"), di forma globosa con diametro variabile fra 6 e 14 cm. In alcune varietà da fiore che producono frutti, questi sono più piccoli e ovoidali. L'endocarpo, cioè la parte interna della polpa è sottile e forma alveoli entro cui sono contenuti i semi, rivestiti da una polpa di colore rosso brillante, succosa e di sapore dolce. Sono i cosiddetti "grani" che rappresentano la parte commestibile del frutto.

Dove coltivare il melograno

Originario delle regioni asiatiche, il melograno si è diffuso in tutta l'area del Mediterraneo, dove oggi è naturalizzato tanto che è una delle specie caratteristiche della macchia mediterranea. Predilige ambienti temperato-caldi, anche se manifesta una discreta resistenza al freddo. In presenza di geli prolungati (–15/20 °C) la pianta rischia di morire, il che spiega perché nelle zone più settentrionali d'Italia venga di solito coltivato a ridosso dei muri delle case o in posizioni protette dai venti freddi esposte verso sud. Inoltre il frutto, per raggiungere una completa maturazione, richiede 140-160 giorni con una temperatura media intorno a 18 °C. Normalmente la pianta non viene danneggiata dalle brinate tardive.

Si adatta a molti tipi di substrato, anche se preferisce quelli fertili, ricchi di sostanza organica, permeabili. La pianta è piuttosto rustica e tollera anche i terreni argillosi, calcarei e salini, purché non vi ristagni l'acqua.

Può essere coltivato anche in forma di bonsai.

Come coltivare il melograno

Nel Nord Italia bisogna scegliere le posizioni più esposte al sole, e comunque non collocarlo in posizioni ventose, fredde e caratterizzate da umidità persistente.

La messa a dimora viene eseguita tra fine settembre e metà ottobre oppure tra fine marzo e inizio aprile. Basta lavorare il terreno eseguendo buche a una profondità di 70-80 cm, sul fondo delle quali si pone uno strato di materiale grossolano per facilitare lo sgrondo dell'acqua. Su di esso si aggiungono 10-15 cm di terra mediamente fine, 4-5 kg di letame ben maturo unitamente a 1 kg di concimi minerali contenenti fosforo e potassio. Il tutto va coperto con altri 25-30 cm di terra fine, e solo a questo punto si colloca la pianta, a una profondità di 10-15 cm.

Una volta piantato, non richiede cure colturali specifiche. Non servono interventi fitosanitari, perché di solito non viene attaccato da parassiti. Inoltre è poco esigente in fatto di concimazione e di irrigazione. Se disponibile, è consigliabile la somministrazione ogni due-tre anni di 5 kg/pianta di letame ben maturo, per migliorare lo stato vegetativo e la produzione di fiori e frutti. Anche una siccità prolungata può influire negativamente sulla produzione di frutti (sia sul numero che sulle dimensioni). In questo caso è opportuno intervenire con alcune irrigazioni di soccorso.

Quando la pianta inizia a produrre è bene sfoltire ogni due-tre anni, in febbraio-marzo, la chioma, eliminando i rami secchi o troppo deboli, e gli eventuali succhioni (i rami che si sviluppano lungo il tronco e sulle branche principali). Ogni anno invece, bisogna eliminare eventuali polloni (fusti legnosi che si possono originare dal colletto o dalle radici di una pianta) che si sviluppano alla base del ceppo.

La produzione e la raccolta

La pianta incomincia a produrre a partire dal terzo-quarto anno dall'impianto, e la vita produttiva può facilmente superare il mezzo secolo. La specie fruttifica all'apice dei rami dell'anno, i quali non devono mai essere cimati o spuntati.

I mesi della raccolta sono ottobre e novembre, a seconda della varietà e delle condizioni ambientali. Al momento della raccolta il frutto deve avere una colorazione esterna accentuata, e i grani interni si devono presentare rossi e di sapore dolce. Il picciolo del frutto è particolarmente robusto e di consistenza legnosa, quindi va reciso con le forbici da potaturaper staccare il frutto dalla pianta. Si consiglia di raccogliere i frutti quando siano perfettamente asciutti, conservandoli in cassette di legno. Se le melagrane sono poste in ambienti freschi e ventilati, possono conservarsi anche per due-tre mesi, mentre in frigorifero arrivano ai cinque mesi di durata.

Proprietà nutrizionali della melagrana

I semi sono piuttosto ricchi di calorie (ben 70 kcal) e di carboidrati (16% di zuccheri) in un solo etto. Va però sottolineato come sia difficile consumarne anche solo questa modica quantità, visto che in ogni frutto la parte edibile è solo il 59%. Il succo è ricco di antiossidanti, preziosi per rinforzare le difese immunitarie e contrastare i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento.

La melagrana in cucina

Il frutto si consuma tal quale, gustando la polpa dei granuli interi: il sapore è dolce e assieme gradevolmente acidulo. Per ottenere i grani, si suddivide la scorza in quattro spicchi, incidendola senza affondare troppo la lama del coltello. Si staccano gli spicchi e si estraggono i chicchi, o battendo con il manico del coltello sulla buccia per farli cadere, o sgranandoli delicatamente con la punta della lama. La membrana che li tiene avvinti va sempre eliminata, per il sapore astringente e amaro.

Veniva utilizzato abitualmente nella cucina medioevale a grani interi nei ripieni, oppure se ne ricavava il succo che si univa a salse e sughi. Oggi si utilizza anche in sostituzione del limone per accompagnare alcuni pesci lessati o arrostiti, per guarnire le carni rosse, i formaggi morbidi o le insalate, con i suoi grani succosi e vermigli.

Dai chicchi si può spremere il succo (tagliando il frutto a metà e spremendolo sullo spremiagrumi, o nell’apposito attrezzo “spremi-melagrane), da impiegare nelle stesse pietanze ma anche per bibite e cocktail, macedonie e dolci da forno, e per lo sciroppo industriale chiamato Granatina.

Melograno dai frutti antiossidanti di moda - Ultima modifica: 2020-05-21T07:40:10+02:00 da Elena Tibiletti