noce
Partendo dalla semina delle noci, ci vorranno parecchi anni per ottenere una pianta produttiva...
Come coltivare il noce, albero maestoso e generoso. Con le modalità di raccolta e conservazione delle noci e le proprietà nutrizionali

Il noce è un albero maestoso e importante, ricco di frutti ma anche di significati e di storia. Il noce comune è originario dell'Asia, ma naturalizzato in Italia da tempi remoti. In epoca romana il naturalista Plinio e il medico Dioscoride definivano la noce di difficile digestione, mal tollerata dallo stomaco e responsabile del colera; si poteva gettare ai convitati a un matrimonio, per significare le nuove responsabilità assunte dagli sposi. I Romani ne utilizzavano invece il legno, molto duro, in ebanisteria.

Tradizione vuole che nella notte di San Giovanni (solstizio d'estate), il 24 giugno, si raccolgano le noci, ancora immature, piccole e tenere, da mettere a macerare nell’alcol, con zucchero e spezie, per ricavarne, dopo qualche mese un delizioso liquore digestivo: il nocino.

Nei secoli passati, un albero di noce non mancava mai accanto alle case degli agricoltori: forniva ombra in estate, abbondanti foglie in autunno da usare come lettiera per il bestiame e tante noci da consumare durante l’inverno. Alla fine della sua vita, il pregiatissimo legname si poteva vendere facilmente. Ogni padre di famiglia piantava un noce quando nasceva una figlia: sarebbe stato la sua dote, quando si fosse sposata.

Com'è fatto il noce

Si tratta di un albero molto vigoroso, che può arrivare a 20 m d’altezza, e longevo, con esemplari centenari. Il tronco è di colore bruno-rossiccio e poi grigiastro. Ha una chioma folta, di forma arrotondata. Le foglie verdi sono imparipennate.

Può essere autofertile o interfertile, a seconda delle varietà. I fiori sono monoici, cioè quelli maschili e quelli femminili sono separati fra loro. Quelli maschili sono portati in un grappolo (amento) molto lungo, di colore verde tenero, e crescono sui rametti dell’anno precedente, mentre quelli femminili, più piccoli, sono disposti sui rametti giovani. I fiori maschili, dopo aver disperso il polline per fecondare quelli femminili, si seccano e cadono a terra, mentre i femminili, dopo la fecondazione, s’ingrossano e formano la noce.

I frutti sono di forma diversa a seconda della varietà, ma sono sempre costituiti da una buccia sottile e da un mallo carnoso e verde, dall’odore molto caratteristico, secernente un succo che macchia di marrone-olivastro le dita. Il mallo nel tempo diventa nero perché contiene molti tannini, e poi marcisce. La noce è formata dal guscio legnoso separabile in due valve contenenti una “mandorla”, cioè il gheriglio, coperta da una pellicola che imbrunisce a maturità. Il gheriglio è diviso in quattro lobi separati da un tramezzo membranoso che nel tempo si secca e s’indurisce.

Come coltivarlo

Il noce non richiede grandi cure: ha bisogno di spazio perché diventa un albero di grandi dimensioni (fino a 15 m d’altezza e 10 m di diametro) e deve essere isolato da altre piante perché possiede radici lunghissime, robuste e secernenti una sostanza tossica per le altre radici.

Resiste bene anche nei climi freddi, ma non sopporta le gelate primaverili che bruciano le gemme a fiore.

Non tollera i terreni pesanti, asfittici, mentre resiste nei suoli calcarei; è sensibile ai ristagni idrici, ma anche alla carenza d’acqua tipica dei terreni sciolti.

È poco esigente in fatto di concimazione perché le sue radici si spingono molto lontano nel terreno. Va concimato con azoto solo fino al quinto anno d’età, poi non è più necessario.

Si innesta su franco adulto con innesto a corona in aprile-maggio, o a occhio su noce nero americano (Juglans nigra), che abbrevia i tempi di messa a frutto (solo 5 anni contro i 10-15 anni dei noci su franco).

Non tollera i tagli perché ha difficoltà a cicatrizzare le ferite; fanno eccezione i rami secchi, stroncati o malati, che vanno eliminati, così come gli eventuali polloni.

Può essere attaccato dall’antracnosi, una patologia fungina  Contro il verme della noce (Cydia pomonella), si può trattare in inverno con olio minerale e posizionare le trappole di cattura apposite alla fine di aprile.

I nemici più comuni sono l’antracnosi, un fungo che macchia di nero le foglie e che si previene irrorando, appena si schiudono le gemme in primavera, con poltiglia bordolese e ripetendo il trattamento due settimane più tardi; la mosca della noce (Rhagoletis completa), e il verme delle noci (Cydia pomonella), il vermetto che a volte si trova nelle noci.

Le varietà di noce

Fra le varietà consigliate ci sono la Sorrento, molto diffusa e vigorosa, che produce frutti medi di buona qualità con maturazione medio-tardiva (fine settembre al Sud) e la Franquette, anch’essa vigorosa, dai frutti grossi di ottima qualità, più adatta al Centro-Nord (al Sud fruttifica solo nelle zone più fredde).

Altre varietà italiane pregiate sono: Bleggiana, Feltrina, S. Giovanni (quest’ultima consigliata per l’Emilia Romagna).

Raccolta e conservazione 

La raccolta dei frutti avviene in settembre; si può procedere a mano, aspettando la naturale caduta a terra delle noci, oppure scuotere le branche con pertiche, stando attenti a non ledere i rami; per facilitare l'operazione è consigliabile stendere reti a maglia fitta sotto gli alberi.

Una volta raccolte, le noci vanno private dei residui di mallo: si stendono in un solo strato ad asciugare per 1-2 settimane in un luogo asciutto e ventilato.

In locali asciutti e aerati i frutti possono essere conservati anche per 6-7 mesi, sgusciandoli solo al momento dell'uso, per evitare l'irrancidimento.

Proprietà nutrizionali 

In un etto di noci sgusciate, accanto al 16,6% di proteine, si trovano il 12% di zuccheri e addirittura il 63% di grassi, peraltro monoinsaturi (oleico, linoleico, linolenico e arachidonico), quindi benefici per la salute, a patto di non esagerare nelle quantità. Le calorie sono ben 695 per etto. Ma le noci apportano anche minerali, fra i quali si segnalano 450 mg di fosforo, 700 mg di potassio, 130 mg di magnesio, 149 mg di zolfo, 88 mg di calcio e 2,1 mg di ferro.

Il frutto favorisce le funzioni vitali, grazie allo zinco che migliora l’attività delle vitamine; tonifica il sistema nervoso e rinforza le ossa, grazie a calcio, potassio e fosforo; calma l’intestino, grazie all'olio essenziale, potente disinfettante, antisettico e vermifugo; combatte l'anemia, in virtù di rame e ferro; abbassa il colesterolo Ldl, grazie all'olio ricco di acidi grassi insaturi favorendo così la salute del cuore; diminuisce la glicemia.

In cucina 

I frutti, oltre che consumati tal quali, si utilizzano interi o spezzettati, per preparazioni dolci, come dolci, torte, biscotti, gelati, e salate, come pane alle noci, condimento per pastasciutta al gorgonzola e noci, pesto di noci (sugo ligure), sposandosi anche a carni e pesci e a molti piatti di cucina naturale e macrobiotica. Ecco per voi la ricetta degli Involtini crudi di lattuga con salsa di pomodori secchi e noci.

Dal frutto fresco, con il mallo ancora giovane, si ricava un liquore ottimo e potente, il nocino. Dalla noce stagionata si estrae un olio leggero e nutriente, che trasferisce alle pietanze le proprietà del frutto.

 

Per approfondire

IL PICCOLO FRUTTETO
Come piantare e curare il frutteto familiare
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Il NOCE: coltivazione e raccolta - Ultima modifica: 2019-08-23T07:54:00+00:00 da Redazione GI