Ci sono giardini che, più di altri, hanno una storia lunga e ricca di colpi di scena, sebbene oggi appaiano come luoghi di grande serenità centenaria e al tempo stesso modernissimi: il Parco Giardino Sigurtà (www.sigurta.it), a Valeggio sul Mincio (Vr) è uno di questi. Se non l’avete mai visitato, ve lo raccomandiamo con slancio, perché si tratta di uno dei più begli esempi di coniugazione fra parco fruibile veramente da tutti, da 0 a 100 anni, e patrimonio paesaggistico storico assai ben conservato, in Italia. Non per niente è stato insignito di numerosi e prestigiosi titoli: Parco Più Bello d’Italia 2013, Secondo Parco Più Bello d’Europa 2015, World Tulip Award 2019 e Miglior Attrazione al Mondo 2020!

Dal brolo alla “rovina”
Semplificando al massimo, l’antica storia del Parco Giardino Sigurtà parte dal 14 maggio del 1407, quando, durante la dominazione veneziana di Valeggio sul Mincio, il patrizio Gerolamo Nicolò Contarini acquistò l’intera proprietà che al tempo era dedita all’agricoltura. Era infatti un “brolo cinto de mura”: terre coltivate con foraggi racchiuse all'interno di un’alta e sicura muraglia, con un piccolo e geometrico giardino, adiacente alla casa principale, dedicato all’ozio dei nobili. Nel 1417 il nobile Contarini fece costruire, su un edificio già esistente, una Domus Magna. Nel 1436 la tenuta fu venduta alla famiglia Guarienti che ne rimase proprietaria fino al 1616, mantenendo la struttura agricola della proprietà. Nel brolo c’era sempre lo spazio dedicato al giardino che, lentamente, iniziò a ingrandirsi. Nel 1616 la proprietà passò ai Maffei che apportarono grandi e significativi cambiamenti alla proprietà: al posto dell’antica Domus Magna venne eretta una nobile e maestosa dimora e, nel 1699, venne richiesto di attingere acqua dal vicino fiume Mincio.

Così Antonio Maffei (1759-1836) decise di trasformare i 22 ettari della proprietà in un giardino romantico all’inglese. La scelta dello stile fu influenzata dal poeta Ippolito Pindemonte che nel 1792, ospite dello zio Maffei, vide nella proprietà la presenza di una tipica atmosfera romantica all’inglese. Da questo incontro nacque il germe dell’impronta romantica del futuro giardino di Valeggio sul Mincio, caratterizzato dal bosco in cui venne inserito un tempietto neo-gotico (oggi chiamato Eremo), un Castelletto del medesimo stile e la Grotta, un luogo “semplice, negletto e rustico” perfetto per la conversazione, la lettura e la musica. Nel 1836, l’intera proprietà passò alla figlia Anna, moglie del Conte Filippo Nuvoloni. Ma nel 1902 Laura e Francesca, figlie di Giuseppe Nuvoloni primogenito di Anna Maffei, divisero in due parti la superficie, con rovina di tutto il complesso che nel 1929 venne venduto a Maria Paulon, proprietaria per 12 anni.

La nascita del parco-giardino
La primavera del 1941 segnò l’inizio della proprietà della famiglia Sigurtà: l’industriale farmaceutico Carlo Sigurtà acquistò dalla Paulon il terreno, che era divenuto una sorta di ingombrante monumento in vendita da diversi anni, sradicato dalla storia e deprivato delle memorie. Sigurtà iniziò la grandiosa opera di riqualificazione del parco e, grazie a una multa di 15 lire, scoprì di avere un antico diritto di prelevare acqua dal fiume Mincio, dimenticato dai predecessori. Con l’irrigazione iniziò la trasformazione delle ormai aride colline moreniche della valle del Mincio, che tornarono ad accogliere una lussureggiante vegetazione; emersero la maestosità di alcune piante secolari e migliaia di bossi cresciuti nel sottobosco, ma anche l’Eremo, il Castelletto e la Grotta Votiva.

Il giardino non solo fu abbellito, ma crebbe anche nelle dimensioni: da 22 ettari originari assunse gli attuali di 60 ettari, anche grazie all’entusiasmo del nipote Enzo, professore universitario e psichiatra. Il 19 marzo 1978, Carlo Sigurtà aprì il Giardino al pubblico. I primi visitatori potevano entrare solo a bordo di una vettura, l’“auto-guida”: dagli anni 2000 il Parco è visitabile solo a piedi. Nel 1990 venne realizzata la Meridiana Orizzontale, progettata per avere una validità di 26.000 anni; e nel 2011, dopo sei anni di costruzioni, fu inaugurato il Labirinto, un percorso che si snoda su una superficie di 2500 metri quadrati e che accoglie 1500 esemplari di piante di tasso (Taxus baccata). Inoltre, è stata fatta una approfondita ricerca sulla fioritura dei tulipani che colora il parco in marzo e aprile: con il suo milione di bulbi, è considerata la più importante del Sud Europa. Oggi i figli di Enzo, Magda e Giuseppe, continuano con gioia il lavoro svolto dagli antenati.

I luoghi imperdibili
È l’immagine con cui il Parco si è fatto conoscere nel mondo: il Viale delle Rose, lungo 1 km, è fiancheggiato da migliaia di rose ‘Queen Elizabeth’ e Ibridi di Polyantha e Floribunda. È uno dei punti più fotografati: la sua veduta “a cannocchiale” inganna l’occhio, perché dà l’impressione di poter raggiungere subito il Castello Scaligero, ma in realtà il Viale delle Rose conduce al Labirinto.
Inaugurato nel luglio 2011, il Labirinto ha al centro una torre, ispirata a quella del parco del Bois de Boulogne di Parigi, con una cupola e due scale contrapposte alte 2,50 m, ed è fra i 3 labirinti più belli al mondo. Pensate che prima era un’area di parcheggio dei pullman…
Poi non perdetevi la Passeggiata Panoramica: lo sguardo spazierà dalla Valle del Mincio alle colline moreniche, ma potrete anche ammirare un folto gruppo di aceri giapponesi, i bossi del Piazzale dei Tramonti, il Bosco dei Verdi Aceri e, in aprile-maggio, migliaia di iris in fiore.
A poca distanza si schiude la Grotta Votiva nel bosco, dedicata alla Madonna di Lourdes a cui erano devoti Carlo Sigurtà e sua madre. È costruita in stile rocaille, con pietre naturali e numerosi fossili incastonati: nell’ombra, nella frescura e nel silenzio i marchesi Maffei accoglievano gli amici più intimi con cui conversavano di filosofia, arte, poesia e amore.

Molte altre sono le opere dell’uomo da vedere per forza, a partire dalla Meridiana, dedicata a Galileo Galilei e caratterizzata da un tracciato geometrico inciso elettronicamente sul quadrante: gli elementi che lo costituiscono (una circonferenza, 64 iperboli, 32 punti e un cerchio), rappresentano in una visione simbolico-figurativa il “Sole sorgente di vita”. Poi c’è l’Eremo di Laura, datato 1792, attraverso la cui facciata, ornata da una bifora, si può accedere alla contemplazione della statua raffigurante la Madonna: ogni anno muta la fioritura che si estende da fino al Grande Tappeto Erboso, mantenendo però come piante fisse i narcisi a inizio primavera e le peonie a metà stagione. Cercate anche la Pietra della Giovinezza, un lastrone di roccia incorniciato da secolari bossi, sul cui retro si possono leggere le parole di vita e speranza scritte dal poeta americano Samuel Ullman (1840-1924), inno alla giovinezza di spirito e di cuore.

Non fatevi sfuggire il Castelletto, un edificio merlato con finestre neogotiche costruito a fine ’700 e inizialmente adibito a Sala d’Armi, per poi divenire, nel ’900, resort per gli ospiti dei Sigurtà, quali Gerhard Domagk, Alexander Fleming, Selman Abraham Walksman, Albert Bruce Sabin e Konrad Zacharias Lorenz. Divertitevi poi, in stile caccia al tesoro, a trovare qua e là le Frasi, uno spunto di riflessione al visitatore, di cui una fra tutte: “La terra è un solo paese, siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”. Infine, per chi ama i quattrozampe compagni di vita, è struggente il Cimitero dei cani, vicino all'Eremo: qui riposano i fedeli amici, pastore belga, pastore tedesco e barboncini, appartenuti alla famiglia Sigurtà, vegliati dalle ninfee bianche nel laghetto a emiciclo e dalla scultura di Dante Carpigiani, che raffigura un pastore belga con lo sguardo rivolto verso il Parco.

I posti della natura
Accanto ai manufatti, spiccano luoghi “naturali” che non passano inosservati. A partire dal Grande Tappeto Erboso, immenso spazio verde di diverse specie e cultivar di Graminacee. Nel mezzo si ammirano i due Laghetti Fioriti, circondati da piante annuali stagionali. Tra le acque affiorano le aiuole galleggianti con la collezione (più di 300 varietà, abbinate a crochi, muscari e fritillaria) di tulipani in primavera, le placide ninfee in estate e gli ibischi acquatici fino a settembre, tra cui guizzano le carpe Koi, i cui colori sono ton-sur-ton con i cromatismi delle ninfee. Consiglio: cimentatevi a immortalare con il cellulare il riflesso del torrione del Castello Scaligero negli specchi d’acqua!
Da cercare (è un po’ nascosto) è il Giardino delle piante officinali con circa 40 piante dalle preziose proprietà terapeutiche. Visibilissima invece la Grande Quercia (Quercus robur) che, con i suoi quattro secoli di età, è uno tra gli alberi più antichi del giardino: pensate, è alta circa 40 m, ha un tronco di 6 m di circonferenza e una chioma di 120 m, per una superficie coperta di circa 1000 mq!

Con 40.000 esemplari, la collezione più ricca al mondo, anche i bossi (Buxus sempervirens) non passano inosservati, anche perché i giardinieri del Parco non li topiano, bensì si limitano ad “accarezzarne” la chioma, ricavando cespugli dalle forme bizzarre e surreali.
Se siete innamorati, non importa di chi, recatevi alla Panchina degli Innamorati, circondata dalla Rosa di San Valentino e posta tra la collina degli Imperatori e l'Eremo: s’impone un selfie selvaggio.
Se infine avete bambini, due sono le tappe obbligate: la Valle dei Daini dove scorrazzano ben visibili questi simpatici Cervidi, e la Fattoria che ospita animali da cortile come asini, pecore, caprette, galline, tacchini e anatre ed è sempre visitabile nel periodo di apertura del Giardino, una vera meraviglia per i bimbi.