Il cotogno e le mele cotogne

Il cotogno è un alberello poco diffuso, ma prodigo di frutti, le mele cotogne, da fare in confettura o in gelatina. Ecco come coltivare la pianta

Famosa nell'antichità come simbolo della dea Venere, denominata dai Greci chrysómelon, cioè "pomo d'oro", la mela cotogna è un frutto curioso e seducente, uno strano incrocio tra una pera e una mela, dal profumo fresco e deciso e dal sapore delizioso, ma solo dopo la cottura, e viene prodotta dal melo cotogno.

Qui per voi la squisita ricetta della cotognata.

Molto diffuso in passato nei giardini e frutteti italiani ed europei, sia per scopi ornamentali che per i suoi frutti, oggi il cotogno è un albero quasi dimenticato. Alla stregua del sorbo e del giuggiolo, infatti, non riveste alcun interesse produttivo secondo i criteri della grande distribuzione. Merita invece di essere riscoperto e valorizzato: per il piccolo frutteto familiare, infatti, rappresenta decisamente un'aggiunta di grande valore sotto il profilo estetico, produttivo e anche ecologico.

Il frutto e il fiore

La mela cotogna si raccoglie in autunno. Non viene consumata fresca perché molto acida e astringente; inoltre la polpa si ossida facilmente all'aria. I frutti sono però ideali per fare marmellate: essendo molto profumati, conferiscono anche alla confettura una fragranza intensa e gradevole.

Molto prima, i grandi fiori, bianchi soffusi di rosa, compaiono tra aprile e maggio.

Come coltivare il cotogno

  • Albero longevo e generoso, il cotogno è uno degli alberi più interessanti per il frutteto familiare in quanto facile e poco soggetto ad ammalarsi. Per la sua resistenza è usato come portainnesto del pero.
  • Molte varietà sono autosterili e necessitano della presenza di una diversa varietà come impollinatore. Le piante si collocano a una distanza tra loro di 4-5 metri.
  • Si mette a dimora in ottobre-novembre, in posizione non troppo ventilata, ben soleggiata e aperta. Preferisce un terreno fresco e fertile, ma è adattabile e poco esigente. Soffre molto i terreni calcarei.
  • Non ha radici profonde ed è quindi sensibile all’aridità: se il terreno si mantiene fresco, gli alberi adulti non richiedono irrigazioni, necessarie invece dove il suolo tende ad asciugarsi rapidamente e, in estate, nei luoghi dove piove poco.
  • Vive bene in tutte le zone temperate e resiste molto bene al freddo. Teme però le gelate tardive, a causa della fioritura tardiva, che possono danneggiare severamente la produzione.
  • Non richiede particolari concimazioni: è sufficiente una buona letamatura.
  • Non ama le potature che devono essere limitate. Dovranno essere eliminati i rami che hanno già prodotto, succhioni e polloni, mentre si devono lasciare i rami di un anno e non si devono spuntare i rami posti orizzontalmente, per non perdere la produzione.
  • È poco soggetto ad ammalarsi, ma a inizio primavera lo si può aiutare a difendersi da eventuali malattie con un trattamento di poltiglia bordolese.
  • I frutti maturano in ottobre: in prossimità della maturazione sono sensibili alla Monilia fructigena, fungo che provoca la “muffa a circoli” e si può prevenire effettuando una raccolta leggermente anticipata.

 (Tratto da: "Cotogna, il pomo d'oro" di Simona Pareschi, Giardinaggio XI, 2012)

Il cotogno e le mele cotogne - Ultima modifica: 2019-11-28T07:09:37+00:00 da Redazione Passione In Verde