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I fiori di Sanremo sono protagonisti solo nei bouquet.
Da sempre i fiori sono abbinati al Festival di Sanremo e alla canzone italiana, ma nei testi musicali fanno da contorno o da simbolo di sentimenti

Sorpresa: nell’Italia Paese dei fiori, nell’imminenza del festival della Canzone Italiana a Sanremo, si scopre che, nonostante gli allestimenti floreali sontuosi degli anni 60 e 80 e i bouquet consegnati agli ospiti nel Terzo millennio, nei testi delle canzoni del festival dal 1951, primo anno, all’edizione 2023, di fiori e piante si parla ben poco.

La canzone italiana tout-court è viceversa molto ricca di fiori più o meno dettagliati, a dimostrare che in Italia “fiore” è ancora un bell’omaggio. Ne parleremo in un prossimo articolo.

Dalla Pizzi a Latilla passando per Villa

A Sanremo i fiori sono protagonisti fin dalla prima edizione, nel 1951, quando Nilla Pizzi vince con Grazie dei fiorfra tutti gli altri li ho riconosciuti, mi han fatto male, eppure li ho graditi”, a significare che l’omaggio di un bel mazzo floreale non ha veramente età o epoca.

Sempre la Nilla da Sant’Agata Bolognese bissa l’anno successivo con Papaveri e papere, tema giocoso per insegnare a stare al proprio posto, soprattutto in presenza dei “papaveri son alti alti alti”, ossia i potenti fin dal tempo dei Romani. Risale proprio a loro l’espressione “gli alti papaveri”, che indica le persone più autorevoli della vita pubblica: Tarquinio il Superbo, settimo re di Roma, per spiegare al figlio come avere pieno possesso di Gabi, città laziale appena conquistata, abbatté con un bastone i papaveri più alti del giardino: andavano eliminati i cittadini più importanti!

Nel 1956 Claudio Villa porta Aprite le finestre, brano che esordisce con “La prima rosa rossa è già sbocciata. E nascon timide le viole mammole… è primavera”. A prescindere dal fatto che le viole sbocciano tra febbraio e marzo, mentre le rose – all’epoca – da fine aprile in poi, è singolare la specifica “mammole”, segno che all’epoca si conosceva la differenza rispetto alle altre viole – per inciso le mammole sono le violette profumate – e citare le mammole aveva un preciso senso anche in relazione alla fragranza che si spande poi nell’aria ad annunciare la primavera in arrivo.

Un discorso in parte analogo anche per la Casetta in Canadà di Gino Latilla a Sanremo 1957: “Aveva una casetta piccolina in Canadà, Con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà”. Anche il lillà oggi è abbastanza misconosciuto, a differenza di 70 anni fa, ma in questo testo è funzionale più che altro alla rima con Canadà, e a rendere graziosa la casetta.

Fiori a Sanremo con la Berti e Gagliardi

Un decennio dopo ritorna una citazione fiorita con Io, tu e le rose di Orietta Berti (1967), dove i fiori sono il suggello a una storia d’amore che si vorrebbe durasse in eterno:

Io, tu e le rose
Io, tu e l'amore
Quando, quando
Tu respiri accanto a me
Solo allora
Io comprendo d'esser viva
”.

Viole protagoniste come emblema della primavera e come certezza della fioritura, per rassicurare Peppino Gagliardi del ritorno dell’amata in Come le viole del 1972:

Son tornate le viole quaggiù
Ma non hanno colore per me
Quella calda tenerezza che tu
Portavi nei tuoi occhi
No, non c'è più

Come le viole anche tu
Ritornerai
La primavera con te
Riporterai
”.

Non sono i fiori a interessare, ma il loro simbolismo in relazione all’amore perduto.

Da Zarrillo a Silvestri

Dopo un’altra decade, nel 1982 torna la rosa sulle note, stavolta di colore blu, autentica rarità: la canta Michele Zarrillo in Una rosa blu, anzi la cerca, perché è tatuata sul petto dell’amata e riuscire a vederla dà la misura del contatto intimo creatosi.

Io sulla pelle io te lo scriverei
Che mi piaci perché sei come sei
Col tatuaggio con quella rosa blu

E non mi accorgo nemmeno che vuol dire ti amo
Che si è aperta di più la rosa sul tuo seno

Una rosa blu che non va più via
Dolce e un po' perversa come un po' diversa è la tua fantasia
Una rosa blu come non ce n'è
Ma una cosa rara sono io stasera che la chiedo a te

Al mare o dove c'eri tu mi punge la tua rosa blu 

Dolce e un po' perversa è la tua fantasia
Ma una rosa blu sulla pelle mia
Me ne accorgo adesso, passo dopo passo

Che non va più via”.

Passano ben 20 anni per sentire nominare ancora fiori a Sanremo, per la precisione di nuovo le rose. È Daniele Silvestri con Saliròfra le rose di questo giardino” nel 2002. Il fiore più nazionalpopolare, a pari merito con la margherita, la prima che si impara a riconoscere e disegnare, anche qui è solo preso a prestito per indicare la durezza dell’ascesa, fra le spine.

Sanremo e i fiori negli anni Venti

Nel 2021 è Noemi a portare a Sanremo Glicine, animando le aspettative degli appassionati di fiori e piante. Ma anche in questo caso lo splendido rampicante lilla è solo preso a prestito: “Dentro ti amo e fuori tremo Come glicine di notte”. Avrebbe potuto essere berberis, clematis, o altro rampicante di 3 sillabe, e non necessariamente un glicine, che “trema di notte” solo se sta soffiando il vento, come qualunque altra pianta.

Tu insegnami come si fa
Ad imparare la felicità
Per dimostrarti che se fossimo dei suoni
Sarebbero canzoni
E se fossimo stagioni
Verrebbe l'inverno
L'inverno dei fiori
” cantò Michele Bravi nella sua Inverno dei fiori del 2022. La stagione priva di fiori per antonomasia è paragonata allo stato di incapacità di reagire, ma in uno sprazzo di reattività: “Fioriamo adesso, prima del tempo
Anche se è inverno
”.

Il potere salvifico dei fiori ritorna in Lettera 22 dei Cugini di Campagna nel 2023: “Io non sono altro che un giardino senza neanche un fiore”. È evidente che è contro natura un giardino senza fiori, e il protagonista scongiura l’amata di non lasciarlo solo, per l’appunto “contro natura”.

Insomma, i fiori non sono citati di per sé, ma sempre come metafore di un sentimento o segnale di una situazione, generalmente positiva. Sarà difficile avere un brano realmente dedicato alla pianta, raccontata di per sé e non solo utilizzata come pretesto o abbellimento…

I fiori nelle canzoni di Sanremo - Ultima modifica: 2024-02-06T06:36:01+01:00 da Elena Tibiletti