Ginepro, il disinfettante naturale

Il ginepro è un arbusto aghifoglio che può difendere i confini del giardino. Ma è anche un digestivo, anticistite e un depurativo

Fin dai tempi più antichi, il ginepro, diffuso in tutta Europa, è riuscito ad attirare l’attenzione grazie al naturale aroma sprigionato dai rametti, dalle foglie e dai frutti. Già nel Medioevo le sue bacche erano considerate una panacea universale, efficace contro tutti i mali.

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Santa Ildegarda, monaca benedettina, le raccomandava per le malattie del fegato e dei polmoni, mentre il Mattioli, medico naturalista vissuto nel XVI secolo, raccontava di prodigiose guarigioni dagli attacchi di gotta ottenute con bagni di legno di ginepro. Il celebre abate Kneipp ne suggeriva l’uso contro l’alito cattivo.

Come riconoscere il ginepro

Il ginepro è spontaneo in Italia con tre specie diverse: Juniperus communis, tipico delle Alpi e dell’Appennino settentrionale, J. oxycedrus e J. phoenicea lungo la Penisola. Le caratteristiche sono molto simili per tutte e tre le specie, che si differenziano, oltre che per l’habitat, sostanzialmente per le dimensioni e i colori di frutti.

Si tratta di arbusti alti dai 50 cm ai 6 m, con tronco rugoso e grigiastro, molto ramificato. Le foglie sono aghiformi, acute e pungenti, color verde glauco a gruppi di tre sul ramo. È una specie dioica, per cui vi sono piante maschili con fiori poco appariscenti, giallastri, che appaiono in maggio-giugno; e piante femminili con fiori a tre squame che si trasformano in “bacche” (nel vocabolario tecnico si chiamano “galbuli”) sferiche carnose, dapprima verdi e poi nero-bluastre e piccole (ginepro comune), bluastro-marrone (ginepro ossicedro) o rosso-bruno e grosse (ginepro fenicio) a maturazione, che si compie in 2-3 anni, e ricoperte da una patina opaca, sulle quali sono visibili le tre squame sull’apice.

Le proprietà fitoterapiche del ginepro

Le bacche durante il Medioevo e il Rinascimento erano considerate una sorta di panacea universale, in virtù del sapore acre che ha dato il nome alla pianta (da un vocabolo celtico che significa appunto “acre”).

Ed effettivamente il vero tesoro fitoterapeutico del pungente ginepro sono i frutti, che contengono un olio essenziale a base di borneolo, isoborneolo, pinene, canfene, junene, cadinene e terpineolo, con proprietà diuretiche (tanto da essere utilizzato in preparati farmaceutici), analgesiche (contro reumatismi e artrite) e disinfettanti delle vie urinarie. Sono inoltre ricchi di tannini, sostanze astringenti con proprietà aperitive e digestive (nel piatto accompagnano di solito la cacciagione, notoriamente difficoltosa da digerire), battericide, e aventi capacità sinergiche (cioè di collaborazione positiva) con l'olio essenziale. Contengono anche una resina, sostanza balsamica a base dell’olio essenziale che disinfiamma le vie respiratorie e le libera dal catarro.

Essendo così ricco di princìpi attivi, il ginepro va assunto con moderazione, soprattutto se fresco, perché ad alto dosaggio determina un effetto opposto, irritando i reni e l'apparato urinario in generale. Inoltre è assolutamente vietato in gravidanza perché stimola le contrazioni uterine, ed è sconsigliato durante l’allattamento perché le sostanze fitoterapeutiche attraverso il latte raggiungono anche il neonato, esponendolo a un’azione che il giovane organismo non è in grado di gestire.

Come coltivarlo

È una pianta molto longeva, anche se la crescita è pure lenta, ma in compenso non teme i venti, né quelli alpini (ginepro comune) né quelli salmastri (ginepro ossicedro e fenicio). Richiede una posizione soleggiata e un terreno calcareo.

Attenzione: solo le piante femminili producono i frutti. Gli esemplari di almeno 1 m d’altezza si possono impiegare come siepe divisoria contro le intrusioni di estranei o di animali.

L’ampia diffusione allo stato selvatico ne fa una specie poco coltivata nei giardini. Desiderando però godere delle sue proprietà aromatiche e medicinali o dell’effetto ornamentale, non riproducetelo per seme, poiché la sua crescita è, appunto, molto lenta. Piuttosto rifornitevi presso un vivaio di giovani piantine che abbiano almeno 2 anni e che ben si adatteranno a qualsiasi tipo di terreno (se è troppo arido, lo sviluppo sarà rallentato), purché ben drenato.

Al terzo o quarto anno di età il ginepro femmina (con una pianta maschio nei dintorni) produrrà i primi frutti che matureranno l’anno seguente. Non richiede alcuna cura colturale particolare, salvo qualche annaffiatura nella prima estate dopo l’impianto. Il concime non è necessario, ma gradito in autunno.

Come si raccolgono i frutti

In natura il ginepro comune si trova nei pascoli e nei boschi di conifere soleggiati dalla pianura alla montagna, su terreni calcarei fino a 2.500 m d’altitudine, mentre l’ossicedro e il fenicio sono tipici di zone costiere, della macchia mediterranea e dei boschi sempreverdi sino ai 2.000 m slm.

I frutti si raccolgono manualmente con un paio di guanti a fine estate, tagliando i rametti che li portano; si essiccano in strati sottili in un ambiente aerato smuovendoli spesso per evitare che si formino muffe. Si conservano in un barattolo ben chiuso e all'asciutto.

Rimedi naturali con il ginepro

  • Come espettorante: infondete 40 g di bacche schiacciate in un litro d'acqua bollente per 15 minuti, filtrate e bevete 3 tazze al giorno.
  • Contro la bronchite: fate suffumigi con 40 g di bacche infuse per almeno 15 minuti in 2 litri d'acqua bollente, senza filtrare.
  • In caso di asma: macerate 40 g di bacche in un litro di vino bianco per 10 giorni, filtrate e bevete un bicchierino durante gli attacchi (max 3 al giorno).
  • Per placare la cistite: macerate 100 g di bacche in un litro di vino bianco per 8 giorni, filtrate, bevete 3 bicchierini da liquore al giorno.
  • Contro i dolori reumatici: macerate per 10 giorni 10 g di bacche in 100 cl di alcol a 60°, filtrare e aggiungere pari quantità di olio d'oliva, all'occorrenza massaggiare la parte con 5-10 gocce di preparato.
  • Per mitigare l’alitosi: infondete 5 g di bacche in una tazza d'acqua bollente per 10 minuti, filtrate e bevete dopo i pasti.
  • Per aiutare la digestione lenta: bollite 100 g di bacche con un pezzetto di scorza di limone in un litro d'acqua fino a ottenere uno sciroppo, filtrate e aggiungete 2 cucchiai di miele d'acacia, fate bollire per 10 minuti, poi imbottigliate e conservate in frigo; prendete un cucchiaio prima dei pasti.
  • Come antisettico intestinale: lasciate 15 g di bacche schiacciate in un litro d'acqua bollente per 10 minuti, filtrate e bevete 3 tazze al giorno.

Altri usi del ginepro

Oggi s’impiegano in distilleria (se ne ricavano il gin e i liquori aromatizzati), ma anche in cucina per marinate di cacciagione, paté, ripieni, stufati, per condire i crauti e aromatizzare il brodo di carne. L’industria le utilizza per affumicare e profumare il prosciutto e lo speck, assieme ai rami fogliosi che vengono bruciati durante l’affumicatura.

Le bacche ancora verdi, lasciate macerare in acqua e ammoniaca, tingono le stoffe di color nocciola.

Dopo aver acceso il fuoco nel camino, quando si sono formate le braci, spargendo una manciata di bacche di ginepro si ottiene un’azione disinfettante dell'aria.

(disegno di Rocco Testa, Giardinaggio n.12, 2008)

Ginepro, il disinfettante naturale - Ultima modifica: 2020-04-08T07:18:43+02:00 da Redazione GI