garofano dianthus rosa
Il garofanino dei poeti (Dianthus barbatus) cresce benissimo in vaso.
Il garofano ha vissuto molti alti e bassi nell'arco dei secoli, da "fiore degli dei" (dianthus) a simbolo politico. In vaso e in giardino vive benissimo

Apprezzato da secoli per la luminosità dei colori e per la lunga durata, il garofano è un fiore che risulta immediatamente riconoscibile per i petali increspati e seghettati; profumato e popolare ovunque (come la rosa), è tra i fiori più noti e presenti al mondo, in occasione di cerimonie e festeggiamenti.

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Il garofano (Dianthus) appartiene alla famiglia delle Caryophyllaceae, originarie del bacino del Mediterraneo, dell’Asia minore, dell’Africa e del Giappone. Il nome dianthus deriva dalle parole greche dìos, che significa Dio e ànthos che significa fiore, quindi dianthus significa letteralmente fiore degli dei o fiore di Zeus: lo battezzò così entusiasta il botanico Teofrasto. Nella tradizione italiana è considerato a Bologna il fiore di San Pietro e a Roma di San Giovanni Battista. L’astrologia lo incorona fiore del pianeta Giove.

Com'è fatto il garofano

Si tratta di piante erbacee, annuali o perenni dal portamento per lo più eretto ma anche prostrato; le foglie sono di colore grigio-verde tendenti al blu, sottili. I fiori sono singoli o raggruppati fino a 5 insieme in infiorescenza, con un diametro di 3-5 cm. Più note sono le specie a fiore grande, meno conosciute quelle a fiore piccolo che si trovano spontanee nei prati.

D. barbatus (garofanino dei poeti) e D. deltoides vengono impiegati per creare vivaci bordure basse e si presentano nella loro massima bellezza proprio tra luglio e agosto.

Il garofano nelle leggende

Si tratta di uno dei fiori più ricchi di storia e leggende: nella mitologia è il fiore sacro alla Dea della caccia, Diana; era amatissimo dagli antichi Greci e ricopriva il Monte Olimpo ma era anche, molto apprezzato dai Romani per il suo profumo, tant’è che lo coltivavano nei giardini pompeiani; durante il Medioevo se ne sfruttavano le proprietà aromatiche per attenuare lo sgradevole lezzo che appestava borghi e castelli. Nei Paesi Bassi e più in generale nel Nord Europa il garofano era messaggero delle promesse di matrimonio; simbolo di fortuna per turchi e caucasici, ricorreva spesso nelle decorazioni presenti nei tappeti.

I petali rosa o rossi erano utilizzati in Medio Oriente e Nord Africa per produrre un liquore, il ratafià, una specie di rosolio con il quale si aromatizzavano dolci e pietanze. Il fiore possiede poteri balsamici nei suoi petali, che se raccolti tra la metà di giugno e la fine d’agosto, permettono di preparare infusi contro gli stati febbrili influenzali, le affezioni bronchiali e reumatiche.

Il garofano nell'arte

garofano dianthus rosso rosa
Il garofano vive benissimo in giardino.

I fiori semplici a 5 petali sono riconoscibilissimi e ben rappresentati in ogni epoca, dai testi miniati dei monaci amanuensi, ai quadri rinascimentali, nei decori delle ceramiche orientali, nei ricami e negli arazzi; in periodo rinascimentale le varietà da bordura segnavano i confini delle aiuole dei giardini all’italiana. Benvenuto Tisi era solito firmare le proprie tele con un fiore stilizzato e fu detto Il Garofalo.

Nel mondo cattolico è stato per molto tempo associato alla passione di Cristo, essendo considerato il simbolo dei chiodi e per questo detto anche chiodino. Lo ritroviamo nelle rappresentazioni religiose come “La Madonna del Garofano” dove si riconosce al centro della scena un delicato garofano dal colore sanguigno stretto tra le mani di una Madonna malinconica e fiamminga.

Ma il garofano ha avuto anche un significato più romantico: ne è un esempio “il Ritratto di Anna Cuspinian” dipinto tra il 1502 e il 1503 da Lucas Cranach il Vecchio; William Shakespeare, lo definì: “fiore più gentile della stagione” e Carmen, passionaria eroina flamenca prossima alla morte stringe tra i denti un fiore scarlatto. Neruda nel 1960, ne i “cento sonetti d’amore” lo paragona a una freccia infuocata che fa divampare un incendio.

Il garofano nella storia

Nel 1800 però il genere cadde in disgrazia in Inghilterra dove venne bandito dai giardini perché ritenuto plebeo… La sua fama però non ebbe flessioni in altri Paesi come in Italia e in Francia dove furono sperimentate le prime specie rifiorenti: accanto alle tradizionali varietà a corona piatta e liscia salì alla ribalta l’inedito garofano rifiorente. Oggi, nei mercati rionali siciliani è proprio il garofano rosso che i venditori di tonno fresco espongono sui lastroni di marmo accanto al pesce.

È senza ombra di dubbio il fiore che più d’ogni altro pare abbia riscosso simpatie in politica! Nella Francia dell’800 il fiore divenne simbolo che Napoleone adoperò per decorare i nastri della Legion d’Onore, alla fine dell’800, ma di colore bianco era il simbolo della monarchia.

Consigli di coltivazione

Vi consiglio di comprare garofani solo quando sono sul punto di aprirsi e controllate (prendendo i boccioli delicatamente tra le dita) che il calice sia sodo e pieno.

Il garofano soffre in presenza di etilene e non va conservato nelle vicinanze di frutta (specie mele & pere), al contrario resiste molto bene agli sbalzi di temperatura, specie quelli notturni!

Dopo l’acquisto rinvasatelo in un contenitore più grande adoperando terriccio per gerani e piante fiorite.

Il grazioso garofanino dei poeti è perenne, ossia dura diversi anni entrando in riposo in tardo autunno, quando il fogliame ingiallisce e secca per rinascere in primavera e fiorire a inizio estate. Dopo un paio d’anni dividete la zolla e otterrete nuovi strepitosi esemplari.

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Garofano nella storia, nell’arte e nella pittura - Ultima modifica: 2020-07-21T07:21:40+02:00 da Elena Tibiletti