flora spontanea
L'erba trinità, o epatica o fegatella, quando fiorisce forma estesi tappeti intensamente viola nelle radure del bosco.
Una passeggiata per boschi e campagne in marzo, tra inverno e primavera, permette di scoprire fioriture multicolori di piantine della flora spontanea. Tutte a bassa manutenzione, si possono anche coltivare in giardino

Dopo aver visto nella prima parte la flora spontanea che fiorisce in bianco e in rosa-viola, passiamo ora al colore viola puro.

Flora spontanea in viola: l'erba trinità

Fra gli Oscar dei tappeti colorati c'è l'erba trinità (Hepatica nobilis, sin. Anemone hepatica), che forma manti uniformemente indaco sul terreno pressoché nudo: ama infatti le radure boschive, soleggiate solo in inverno e, quando incomincia a fiorire, ha emesso così poche foglie da dare l'idea che i fiori siano privi di una piantina di supporto... In effetti è la radice rizomatosa che li fa spuntare appena i raggi solari scaldano la terra: ogni stelo porta un singolo fiore, alto meno di 10 cm, dato da 5 petali viola intenso che sulla pagina inferiore impallidisce.

Poiché anche l'epatica chiude le corolle al tramonto e nelle giornate piovose, ricordatevi di fotografarli solo nei giorni limpidi fra le 10 e le 15: altrimenti, fotografereste una manciata di "coriandoli" biancastri... In orario d'apertura, invece, le "stelline" con la punta arrotondata e gli stami gialli al centro sono rivolte verso l'alto a perdita d'occhio. Nelle varietà orticole il viola viene sostituito dal bianco, rosa o porpora, e i petali possono raddoppiare.

Da aprile di lei rimarranno le foglie, dalla curiosa forma a tre lobi, da cui il nome di "erba trinità" ma anche di "fegatella" perché ricorda i lobi del fegato. Sono anch'esse discretamente decorative (non fosse che sono portate a sfiorare il suolo), perché risultano cuoiose, leggermente carnose, di colore verde scuro di sopra e viola porpora di sotto: saranno loro a tappezzare il terreno della radura nel bosco per tutta l'estate.

Detesta il caldo, quindi difficilmente resiste in Pianura Padana, preferendo ambienti collinari e montani su Alpi e Appennino, sempre su terra profonda e fertile, leggermente umida, comunque calcarea.

Flora spontanea in viola: la pulsatilla

La pulsatilla è una piantina affascinante per la sua bellezza, ma anche per la sua rarità.

È esclusivo appannaggio dei giardini di collina e montagna anche la pulsatilla (Pulsatilla vulgaris, sin. Anemone pulsatilla), un vero gioiellino prezioso (in molte Regioni italiane fa parte della flora protetta, quindi non va assolutamente raccolta né estirpata, pena una multa salata) quando la si incontra nei prati in mezzo all'erba: è inconfondibile per le corolle a campana reclinate verso il basso, di color viola melanzana all'interno, ma ricoperto da una fitta peluria color argento dall'esterno, donde il nome di "campanella di seta". Ne esistono comunque anche varietà candide o rosse. Anche questa Ranuncolacea, alta al massimo 15 cm, emette i fiori prima delle foglie, che sono profondamente e finemente incise e quasi insignificanti durante la bella stagione, quando i fiori non ci sono più da tempo. Tollera anche posizioni piuttosto soleggiate, ma solo in montagna, e vive benissimo sulla roccaglia o sui muretti a secco, perché sopporta i terreni poveri e sassosi, pur preferendo ovviamente un buon suolo fertile.

 

Flora spontanea in viola: il croco

I crochi spontanei, dai fiori generalmente di colore lilla, si ammirano alla fine dell'inverno.

Il croco siamo abituati ad averlo nei vasi o in giardino come varietà floricola, in genere giallo, viola o bianco, anche striato o sfumato. Ma il croco spontaneo (Crocus vernus) è solo lilla, con i fiori a coppa eretta e semichiusa, che appare ben prima delle foglie nastriformi: è quasi uguale allo zafferano (C. sativus) che però fiorisce in ottobre. Questa bulbosa alta (con il fiore) fino a 20 cm produce 1-2 fiori per pianta: i bulbi si moltiplicano da soli molto facilmente, dando origine in pochi anni a macchie color glicine, che appaiono solo dopo lo scioglimento della neve. Si può ambientare anche in Val Padana, sebbene in natura sia presente sulle colline e montagne alpine e appenniniche: resiste anche al mezzo sole estivo (non in pianura), a condizione che il suolo sia calcareo, né asciutto né umido.

 

Flora spontanea in giallo: la primula

Le primule creano distese di fiori di color giallo limone.

Quando fiorisce, ricopre decine di metri quadri di giallo limone: è la primula selvatica (Primula veris, P. vulgaris) anche nella variante "orecchia d'orso" (P. auricula) presente solo sulle Alpi orientali. A differenza delle comuni primule coltivate, multicolori, quella spontanea comune in Italia è solo di colore giallo tenue, con la classica corolla a 5 petali aperta a coppa. Dal ciuffetto di foglie ovate e bollose, aderenti al terreno, al centro spuntano i fiori, con o senza gambo, di un bel colore giallo. La fioritura si protrae per circa un mese, a perdita d'occhio se le piante sono numerose (si propagano facilmente da sole mediante la dispersione dei semi).

In natura si trova nei prati ai margini di siepi, cespugli e boschetti di latifoglie, ma anche lungo i bordi delle strade di campagna, sulle Alpi e sull'Appennino: difficilmente può resistere in Pianura Padana. Tollera la mezz'ombra in estate, a condizione che il suolo rimanga sempre fresco e leggerissimamente umido.

Deve il nome alla precocità con cui fiorisce: deriva dal latino primus, il primo fiore che appare, già durante l’inverno; così come l’appellativo comune, “primavera”, la abbina all’arrivo della bella stagione. Non per niente, nel linguaggio dei fiori, simboleggia l’adolescenza e la gioventù... Leggende popolari poi vogliono che una dimora circondata da primule in fiore non subisca mai la povertà, purché non si falci il prato durante la fioritura: un motivo in più per sparpagliarle al piede di alberi e arbusti caducifogli...

È particolarmente amata in Gran Bretagna, patria di numerose leggende che la riguardano. Là viene chiamata bunch of keys, “mazzo di chiavi”, per la somiglianza dei fiori, penduli, dorati e abbondanti, con le chiavi del Paradiso. La leggenda dice infatti che S. Pietro, scoprendo che le sue preziosissime chiavi erano state duplicate e non avevano più alcun valore, le lasciò cadere sulla Terra: nel punto esatto dove caddero, in una regione del Nord Europa, nacquero i primi fiori di primula.

Il grande poeta inglese W. Shakespeare, nel suo Racconto d’inverno, descrive invece “le pallide primule che muoiono nubili”: si riferisce al fatto che queste piante fioriscono in un periodo in cui gli insetti in volo sono ancora pochi ed è facile che i suoi fiori non vengano impollinati. La natura però ha rimediato al problema avvolgendo i pochi semi prodotti con una sostanza zuccherina di cui sono ghiotte le formiche: trasportando i semi verso il nido, assicurano la diffusione della pianta.

Flora spontanea in giallo: la tossilagine

La tossilagine produce fiorellini gialli prima dell'emissione delle foglie.

I suoi fiori giallo sole emergono direttamente dalla terra nuda, senza foglie che li incornicino: la tossilagine (Tussilago farfara) è una piccola margherita (altezza 5-8 cm) che nasce da un rizoma perenne. Emette prima i corti steli fiorali, coperti di squame e di una peluria biancastra, all'apice dei quali si schiudono le margheritine interamente gialle che durano parecchi giorni, chiudendosi la sera e riaprendosi la mattina con il sole. Al termine della fioritura compaiono le foglie, rotondeggianti e dentate, finemente pelose sulla pagina inferiore, di grandi dimensioni (fino a 10 cm di diametro), aderenti al terreno che ricoprono. Nasce spontanea in tutta Italia, dalla pianura alla montagna, su terreni ricchi d'acqua e ghiaiosi: è facilissimo incontrarla sulle rive di ruscelli, torrenti, fiumi e laghetti, e basta prelevare qualche pezzetto di rizoma per moltiplicarla nel proprio spazio verde. Attenzione però: tende a diventare infestante...

Flora spontanea in giallo: la calta

La calta, tipica di zone umide, fiorisce in giallo ed è decorativa anche per il fogliame cuoriforme.

Anche la calta (Caltha palustris) è ubiquitaria, tanto da essere sempreverde in Meridione e caducifoglia nel Nord. Da marzo ad aprile si riempie di corolle gialle, a cinque petali che racchiudono numerosissimi stami (come tutte le Ranuncolacee), che spiccano fra le foglie carnose, lucenti e cuoriformi, assai decorative, disposte in rosetta basale. Tollera il mezzo sole a condizione che la posizione sia umida (anche con ristagno d’acqua, quindi anche sulla riva del laghetto). Di tutte le piantine presentate qui, è l'unica a preferire un terreno tendenzialmente acido, ma sempre ricco di humus e fertile.

Flora spontanea in giallo: il favagello

Il favagello fiorisce in giallo punteggiando i terreni umidi.

Somiglia alla calta il favagello (Ranunculus ficaria), altra Ranuncolacea dalle foglie tondeggianti, carnose e lucide fra le quali spuntano i singoli fiori giallo dorati a 8-11 petali. È comune in collina e in montagna sulle Alpi e l'Appennino, su terreni umidi e a mezzo sole. Abbinandolo alla calta, ci si assicura un ricchissimo manto giallo da marzo sino a metà maggio.

Flora spontanea di campagne e boschi in marzo-aprile (II parte) - Ultima modifica: 2019-02-14T19:18:42+00:00 da Elena Tibiletti