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Adorate dai bambini, sono ottime tosaerba ma attenzione ai fiori! Ecco i consigli utili per allevarle in giardino.

L’adozione delle caprette tibetane (Capra hircus) risolve il problema del taglio dell’erba, ma anche di rovi, cespugli intricati, incolti e scarpate: basta una sola stagione perché questi piccoli ruminanti facciano piazza pulita, restituendo una fine erbetta alta pochi centimetri.

La stessa azione, però, la esercitano anche sulle piante coltivate, gli arbusti e i fiori del giardino, ovviamente ancora più graditi: meglio delimitare con una rete le parti coltivate oppure chiudere le caprette in un recinto e allevarle solo per compagnia, magari per i bambini (solo dai 6 anni in su, per evitare guai e, all’inizio, sempre con la supervisione dei genitori) che le adorano.

In alternativa, potete farle pascolare sorvegliandole perché non bruchino le piante ornamentali. Fate però attenzione al maschio, che potrebbe diventare pericoloso nel tentativo di spostarlo da una pianta proibita… Eventualmente, utilizzate un cane da pastore che, istruito da voi, si rivelerà sicuramente efficace nel convogliarle lontano dalle piante d’interesse.

Quante caprette allevare

Meglio adottarne due o più, perché una sola tende a deprimersi. Tuttavia i maschi, i caproni non sterilizzati sono decisamente impegnativi per il carattere testardo e comunque non devono né coabitare tra di loro né vivere sempre insieme con le femmine, sia per non avere continue gravidanze, sia per evitare che le molestino.

Dato che la gravidanza dura 5 mesi e lo svezzamento altri 4 mesi, il momento propizio per l’accoppiamento va da agosto a dicembre: in genere nasce un solo piccolo, eccezionalmente due, che la madre accudisce amorevolmente, a condizione di allontanare il maschio, che potrebbe risultare pericoloso per i caprettini.

In genere è consigliabile partire con un maschio e una femmina, per ottenere con la prima riproduzione 1-2 caprettini. In seguito bisogna tenere separati (ma non visivamente) i maschi per evitare ulteriori nascite: ogni maschio va separato dagli altri. In alternativa, si possono sterilizzare sia i maschi sia le femmine. I maschi sterilizzati si possono quindi tenere insieme alle femmine, sia intere sia sterilizzate, e ai maschi sterilizzati.

Il recinto per le caprette

La recinzione, metallica ma lavabile all’occorrenza con la gomma e la spugna, deve essere alta almeno 1,20 m: le caprette (che sono alte fino a 45 cm al garrese) saltano, soprattutto per raggiungere potenziali alimenti che le ingolosiscono; e va interrata per almeno una decina di centimetri, evitando così che gli animaletti la sollevino a cornate. Il recinto deve avere l’ampiezza di almeno 4x4 m per ogni individuo allevato e deve fruire di un po’ d’ombra durante l’estate.

Al suo interno va previsto un capanno con una piattaforma rialzata e dotata di passatoia per sollevarsi dal terreno; una mangiatoia capiente per il fieno, da somministrare in inverno ma anche in estate se le capre non escono dal recinto; una vaschetta con l’acqua, da cambiare almeno due volte a settimana. Vicino al recinto (ma fuori di esso) serve un altro capanno per il deposito del fieno, che deve rimanere il più possibile asciutto per evitare lo sviluppo di funghi nocivi.

Se il fondo del terreno s’impantana, è necessario spargere abbondante paglia naturale mista a sabbia e ghiaia. Meglio ancora, poter spostare il recinto in un’altra area del giardino, per dare modo alla zona impantanata di asciugarsi e ricostituire il fondo erboso.

Nella collocazione del recinto, tenete presente che le capre… puzzano! Soprattutto in estate… Il problema si riduce (ma non si elimina del tutto) pulendo con regolarità il recinto ogni giorno: i liquami vanno spalati e smaltiti in un’altra parte del terreno di proprietà, dove poter creare uno o più cumuli (puzzolenti) che verranno bonificati dall’alternanza caldo/freddo (sole/pioggia).

Anche la sterilizzazione (soprattutto del maschio) contribuisce a ridurre l’odore.

In ogni caso, è bene mettere il recinto lontano da casa e in posizione sottovento rispetto ai venti dominanti della zona.

Cosa mangiano le caprette

In estate, la dieta delle caprette che non pascolano liberamente deve comprendere anche erba medica, orzo e soia e, se possibile, sfalcio d’erba e piante infestanti. Tutti questi alimenti devono essere privi di residui di antiparassitari e fitofarmaci in generale.

Per tutto l’anno deve essere disponibile una vaschetta con il sale, meglio se iodato, alimento indispensabile per la loro salute.

Come allevare le caprette tibetane - Ultima modifica: 2019-02-11T12:26:54+01:00 da Elena Tibiletti