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Il castagno regala i deliziosi frutti fra settembre e ottobre.
Il castagno è un albero maestoso e generoso, perché regala i deliziosi frutti. Ecco i consigli per coltivarlo e per conservarne le castagne.

Albero generoso e maestoso, il castagno non dovrebbe mancare nel giardino spazioso situato in climi né troppo caldi né troppo freddi, perché è bello, fa ombra in estate e regala le gustosissime castagne.

In campagna le chiamavano anche “pane d’albero”: in un passato neanche troppo remoto, infatti, le castagne erano una risorsa fondamentale, per portare qualcosa di sostanzioso sulla tavola dei contadini e di molte popolazioni di collina. Ricche di carboidrati complessi (amido) e zuccheri, fibre, potassio e vitamine del gruppo B, si consumavano bollite o arrosto, essiccate e intinte nel latte a colazione, o macinate per fare la farina o la polenta. Ricette tradizionali che ancora oggi stuzzicano il palato, insieme a suggerimenti più elaborati e appetitosi, che portano nei piatti la dolcezza delle atmosfere d’autunno.

Le specie di castagno

C. major (marrone europeo), albero vigoroso di dimensioni analoghe al castagno, con portamento assurgente. Quasi tutte le varietà sono prive di fiori maschili (necessità di castagno impollinatore). Riccio quadrangolare a spine meno rigide, frutto semi-ellissoidale con cicatrice biancastra, molto grosso. Entrata in produzione dopo 5-6 anni.

C. sativa x C. crenata (castagno eurogiapponese, ibrido nato a metà degli anni 70), meno vigoroso e più piccolo. Resiste al cancro corticale, è meno sensibile al mal dell’inchiostro. Nel Nord Italia non vive sopra i 600 m slm. Impollinato da castagni europei, eurogiapponesi e marroni, entra in produzione dopo 4-5 anni. Frutti di dimensioni simili al marrone, precoci (raccolta in settembre). Vita entro i 50 anni.

C. crenata (castagno giapponese), di taglia ridotta (entro 10 m d’altezza), resiste a cancro corticale e mal dell’inchiostro. Necessita di irrigazioni e potature regolari. Impollinato da castagni giapponesi, entra in produzione dopo 3 anni. Frutti grossi, a buccia più chiara, maturi a fine agosto, poco saporiti. Vita entro i 40 anni.

Dal fiore al frutto

In maggio, dopo l'emissione delle foglie, compaiono i fiori, riuniti in amenti, cioè pendule infiorescenze a spiga con asse flessibile al vento. Gli amenti sono maschili, con fiori simili a fiocchi gialli, oppure ermafroditi, con fiori maschili all'apice e piccoli fiori femminili verdi alla base.

Inizialmente, il polline è ricoperto di mastice vischioso perché zuccherino: le api ne ricavano il pregiato miele di castagno. Dopo qualche giorno, il polline si asciuga per venire disperso dal vento.

I frutti hanno un involucro esterno, il riccio (o cupula), verde e spinoso, che contiene da uno a tre castagne (o acheni). La buccia dell'achenio è rigida e cuoiosa, color bruno lucente, con un ciuffetto apicale di "peli" dato dal residuo degli stili disseccati, che componevano il fiore femminile. All'interno della buccia c'è il seme, minuscolo, attorniato da due cotiledoni bianchi, magazzino di cibo per la pianticina al momento di germinare.

Le castagne non sono tutte uguali: solo in Italia si contano più di 300 varietà diverse, tra cui anche i marroni. In questo caso la castagna è ovale anziché schiacciata di lato, perché è sempre unica nel riccio. Le varietà di marroni più pregiate si coltivano nel torinese, nel cuneese e in Romagna, soprattutto per l'industria dolciaria.

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I ricci del castagno sono pronti per l'apertura in settembre.

Dove coltivare il castagno 

In Italia i castagneti sono stati decimati dal mal dell'inchiostro e dal cancro della corteccia, le due avversità più temute da questi alberi maestosi, ma fortunatamente da qualche anno si assiste a una ripresa: vecchi castagneti sono stati ringiovaniti e recuperati, mentre il cancro sta regredendo.

Le zone di maggiore produzione sono la Campania, la Sicilia, il Lazio, il Piemonte e la Toscana. Se volete cimentarvi nel piantare qualche castagno in giardino per autoprodurre le castagne destinate al consumo famigliare, potete farlo senza particolare difficoltà, purché teniate conto di alcuni requisiti.

Innanzitutto lo spazio: il castagno europeo (Castanea sativa) è un albero imponente, che può arrivare a 30 m d’altezza e la cui chioma, regale e ben ramificata, può sviluppare una circonferenza che supera i 15 metri di diametro.

Inoltre, è un albero estremamente longevo, ultracentenario se le condizioni in cui cresce gli sono congeniali: la sua introduzione, quindi, va pensata con lungimiranza.

Come se non bastasse, piantarne uno non servirebbe a nulla: il castagno è una pianta monoica, che porta cioè i fiori maschili separati da quelli femminili (sono quelli che danno vita ai tipici “ricci”). Le piante sono autosterili: con una pianta singola, o anche con diverse piante della stessa varietà, si otterrebbe una produzione assai scarsa se non addirittura nulla. Sarà quindi necessario allestire un piccolo frutteto di castagni, in cui dimensioni e forme delle piante verranno tenute sotto controllo con la potatura.

Come coltivare il castagno

• Le piante si acquistano già innestate sul franco, cioè sul castagno selvatico e si piantano in autunno-inverno.

Il terreno ideale è profondo, leggero, permeabile, ricco di elementi nutritivi, a pH acido o neutro, senza calcare attivo.

• Le piante, tra le file, vanno poste sfalsate, mantenendo la giusta distanza: 3-3,5 m sulla fila e 4,5-5 m tra le file per le varietà giapponesi; 6-7 m sulla fila e 7-8 tra le file per gli ibridi ; 7-7,5 m sulla fila e 8-8,5 m tra le file per castagni e marroni europei.

Si piantano legate a un tutore di legno (bene l'acacia, da evitare il castagno, che può trasmettere il cancro alla corteccia). Un cilindro di plastica proteggerà il giovane tronco dagli animali che si cibano di cortecce.

• Nella buca d'impianto va mescolato concime a base di perfosfato minerale, solfato di potassio e letame maturo.

Irrigare dopo l'impianto e per tutto il primo anno di coltivazione. Concimare con letame maturo ogni autunno fino almeno ai 10 anni dall'impianto.

Malattie e parassiti

  • I parassiti attaccano il castagno approfittando delle lacerazioni della corteccia: quando si poterà, occorrerà disinfettare le lame prima di passare da una pianta all’altra, e disinfettare i tagli con mastice cicatrizzante.
  • I funghi Phytophthora cambivora (agente del mal dell’inchiostro) e Cryphonectria parasitica (agente del cancro corticale) sono i due principali nemici del castagno: per tenerli sotto controllo, evitate i ristagni d’acqua, raccogliete foglie e ricci da sotto le chiome, eliminate i rami secchi o danneggiati.
  • In particolare, il cancro corticale colpisce i tessuti legnosi, provocando un rapido disseccamento della pianta. Fortunatamente il fenomeno patologico, negli anni, si è andato ridimensionando.
  • Fra gli insetti fitofagi, si ricordano le tortrici e il balanino, che colpiscono i frutti durante l'accrescimento. Gli attacchi di balanino provocano una precoce caduta dei ricci, con castagne opache e più leggere del normale. Anche in caso di tortrici i frutti risultano fortemente danneggiati, bacati e difficilmente conservabili. Il controllo di questi insetti è difficile: si consiglia di raccogliere e distruggere le castagne prematuramente cadute e la distruzione immediata dei frutti bacati. In ogni caso, non esistono prodotti fitosanitari specificamente autorizzati per questa coltura.
  • Da alcuni anni c’è poi un nuovo nemico: si chiama vespa cinese del castagno (Dryocosmus kuriphilus) e si manifesta sotto forma di galle sui germogli e sulle foglie, nelle quali si sviluppano le larve nel mese di maggio. L’albero infestato non fiorisce e, quindi, non fruttifica; mentre l’insetto si moltiplica a dismisura. La lotta è obbligatoria per legge, ma non esistono prodotti chimici utilizzabili: si consiglia di tagliare e bruciare entro il mese di giugno le parti colpite (gallate, cioè deformate). Buoni risultati sta dando la lotta biologica mediante un insetto parassita della vespa cinese, il Torymus sinensis, attualmente utilizzato solo nei castagneti da reddito.

Conservare le castagne

• Le castagne si conservano a lungo, in locali freschi e aerati e in strati non troppo spessi, a patto che periodicamente vengano controllate per eliminare i frutti con i caratteristici segni d’ingresso di insetti come il balanino e la tortrice. Ecco diversi metodi di conservazione.

• Lasciate le castagne nei loro ricci, fateli asciugare e raccoglieteli in una buca in giardino, sotto una tettoia o in una cantina fredda, ricoperti con foglie e sacchi di tela.

Immergete le castagne in un secchio capiente ove farete scorrere acqua fredda per 2-3 ore: quelle che vengono a galla sono vuote o hanno il verme e vanno eliminate. Mentre sono immerse tenete il contenitore in un locale tiepido (20-25 °C), per favorire una leggera fermentazione (la riconoscerete dalla comparsa di bollicine in superficie) che blocca i funghi causa di marciumi. Lasciate la castagne a mollo per 7 giorni, cambiando l’acqua una volta al giorno. Scolatele, stendetele su graticci e fatele asciugare all’aperto in un luogo asciutto e aerato. Dopo una settimana, raccoglietele in sacchetti di tela o iuta: dureranno per mesi, diventando gradualmente più secche, ma anche più saporite.

• Le castagne si possono anche congelare, in sacchetti da freezer, a -20 °C. Questo sistema funziona per quelle crude appena raccolte, dopo aver inciso il guscio; e per quelle cotte, con o senza buccia. Al momento dell’uso, si mettono in forno ancora surgelate: per scongelarle basteranno 15 minuti a 180°.

Proprietà nutrizionali

Ricche di carboidrati, lipidi, glucidi e proteine, ma anche di sali minerali (soprattutto potassio, ferro, zolfo e magnesio), oligoelementi e vitamine del gruppo B, le castagne sono un’ottima fonte energetica e sono consigliate nelle astenie fisiche e mentali, per chi pratica sport e nei periodi di stress. Contengono pochi grassi e niente colesterolo.

La presenza di fibre le rende utili per equilibrare la flora intestinale, prevenire i disturbi gastrointestinali e i problemi di stipsi, accelerando il transito nell'intestino. Sono anche preziose per combattere le affezioni all'apparato digestivo, per alleviare i problemi renali, nervosi e muscolari e aiutare il sistema circolatorio.

In passato si utilizzavano come antidiarroici se consumate prima dei pasti, e come lassativo dopo: in questo caso però favoriscono il meteorismo. Infine, lo zolfo contenuto disinfetta l'apparato gastrointestinale.

Se gonfiano la pancia e irritano l’intestino, questo avviene perché le si consuma nei momenti sbagliati, per esempio a fine pasto, quando facilmente fermenteranno nello stomaco. Le castagne arrosto, invece, possono provocare bruciori di stomaco per via della cottura breve e irregolare della fiamma, che brucia l’esterno e lascia semicrudo l’interno: chi ha problemi di dispepsia le consumi lessate.

Sono poi controindicate per i diabetici, a causa dei troppi zuccheri.

Rimedi naturali

Anche il castagno ha risorse curative importanti: con le sue foglie si preparano infusi per combattere la tosse e curare le malattie da raffreddamento; gli impacchi sono antinfiammatori per i reumatismi. Il decotto ottenuto dalla corteccia è astringente e disinfettante

Le buccia delle castagne schiariscono i capelli e ravvivano i colpi di sole: basta farle cuocere per 20 minuti e utilizzare l'acqua, filtrata, per l'ultimo risciacquo. Una decina di castagne bollite, schiacciate con olio di germe di grano e un cucchiaio di henné danno un impacco da applicare sui capelli come trattamento rinforzante.

Castagno, albero che dà buoni frutti - Ultima modifica: 2019-10-20T07:59:00+00:00 da Redazione Passione In Verde