La bignonia (Campsis radicans, C. grandiflora) è una rampicante caducifoglia, rustica e robusta, con tralci lunghi fino a 10 m a crescita rapida (60-80 cm l’anno), da indirizzare e legare al supporto (muro, pergola, traliccio, recinzione ecc.) soprattutto nei primi anni di vita: ha radici aeree più o meno deboli e corte che non sempre consentono l’auto-ancoraggio. Emette foglie grandi, composte da molte foglioline lanceolate, di colore verde scuro, tra le quali spiccano i racemi di fiori grandi (fino a 10 cm di lunghezza e 5 cm di diametro), a trombetta pentalobata, numerosi, di colore arancio intenso, nel cuore dell’estate. Tutte le bignonie creano una copertura molto fitta.
Campsis radicans è la specie originaria, la più diffusa nei giardini antecedenti agli anni ’80 del secolo scorso, rustica e indistruttibile dalle Alpi alla Sicilia, relativamente meno fiorifera delle altre specie e varietà. È dotata di radici avventizie efficaci, tanto che lungo un muro, penetrano fra un mattone e l’altro disgregando il cemento o la malta. Raggiunge i 10 x 10 m.
C. grandiflora è priva di radichette avventizie e va indirizzata lungo il sostegno; fiorisce sin da giovane, in agosto-settembre, con corolle più grandi giallo arancio; rimane più piccola (max 6 m) e da giovane è delicata, va coperta in inverno.
C. radicans ‘Flava’ (= C.r. ‘Yellow Trumpet’) ha fiori gialli, C.r. ‘Grandiflora’ rosso mattone, C.r. ‘Thumbergii’ arancioni, C. x tagliabuana ‘Madame Galen’ arancione-rossi.
Terreno, clima, esposizione. Desidera terreni freschi e profondi, ben drenati, abbastanza fertili. Vive bene a qualunque latitudine, dalla riva del mare fino alle Alpi, senza protezioni (solo nei primi 3 anni dall’impianto pacciamare la base in autunno). Resiste al caldo e al gelo intenso; sopporta bene l’inquinamento atmosferico, il vento e la salsedine. Si sviluppa bene in posizione soleggiata, ma preferisce avere il piede all’ombra. Nel Nord Italia in autunno nei primi anni di vita il piede va pacciamato con paglia. Nel Sud in estate è bene provvedere con irrigazioni di soccorso se non piove a lungo.
Piantagione. L'impianto può essere effettuato prima dell'inverno (nel Centro-Sud), oppure in primavera (nel Nord Italia). La distanza tra le piante deve essere di 10 m. Nella buca d’impianto concimare con letame maturo o stallatico secco.
Sostegni. Ha bisogno di ampio spazio e di palerie in legno massiccio o in ferro battuto, perché il peso con foglie e fiori può piegare gli altri tipi di sostegno.
Irrigazione e concimazione. Va annaffiata in abbondanza solo nei primi anni dopo l’impianto, soprattutto in estate, poi non è più necessario bagnare (ma nel Sud più caldo, in estate è bene annaffiare ogni 15 giorni). Gradisce una concimazione organica in autunno e in primavera.
Potatura. Tollera bene le potature, anche drastiche, per ridurre l’ingombro, da eseguirsi a fine inverno.
Moltiplicazione. Le talee di rametto dell’anno con una coppia di foglie si possono prelevare in agosto-settembre.
Malattie e parassiti. Nessuno in particolare.
Coltivazione in vaso. È assolutamente inadatta al vaso a causa dell’enorme apparato radicale.
Dedicate al Sud. In Meridione si possono utilizzare anche Tecoma stans (grandi fiori gialli) e Macfaydena unguis-catis (fiori rossi, più piccoli). Sono ambedue rampicanti simili alla bignonia, ma con una spettacolare e abbondante fioritura rispettivamente giallo oro e rosso fuoco. Per entrambe lo sviluppo è meno vigoroso e consente l’appoggio anche su palerie d’alluminio. Sono per contro più sensibili al freddo: tollerano al massimo –2 °C, al di sotto dei quali le piante subiscono danni anche molto gravi.
Per coprire il piede. Poiché il piede della bignonia è più delicato della parte aerea, è bene prevedere al momento dell’impianto l’inserimento di alcune piante “compagne”, che, oltre a schermarlo dal sole e a proteggere le radici dal gelo, mascherino la nudità che si manifesta dopo qualche anno di vita. Possiamo quindi mettere a dimora erbacee perenni da fiore di taglia media, bulbose primaverili ed estive di medie dimensioni, o anche piccoli sempreverdi da siepe.
Attenzione: i fiori attirano numerosissime formiche con il loro nettare zuccherino.



