letame
Il cumulo di letame va lasciato maturare per alcuni mesi, prima di usarlo come concime.
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Il letame, di qualsiasi specie sia, non va mai usato fresco: ecco i vari tipi e come fare per lasciarlo maturare in modo che sia benefico per le piante

Il letame per millenni, prima dei concimi di sintesi, è servito da solo a nutrire le piante, tanto da ricavarne il necessario per vivere. Oggi, per fortuna, non è più necessario abitare in campagna, a fianco a un allevatore (con tutti i fastidi che ne possono derivare) per utilizzare questo benefico e completo prodotto: in giardino e in vaso si può impiegare lo stallatico (letame naturale di origine bovina, equina o avicola) lavorato industrialmente, comodissimo da usare e immagazzinare, in polvere o in granuli (pellet) – ma si trova anche in polvere o in forma liquida – ormai praticamente privi di odore.

Che cos'è il letame

Il letame animale è la miglior fonte di sostanza organica per il terreno e viene impiegato sia per nutrirlo che per migliorarne le condizioni. Infatti, un suolo fertile è anche un terreno “di buon impasto”, ossia aerato, drenato, leggero ma sodo. La sostanza organica che compone il letame interviene anche sulla struttura del suolo, riducendone la tendenza al compattamento (se è argilloso) e migliorandone la ritenzione idrica, se è sabbioso oppure acido e torboso.

Lo stallatico dunque migliora le caratteristiche fisiche: dove la granulometria si presenta sabbiosa, la materia organica favorisce la creazione di aggregati stabili e aumenta la ritenzione idrica, mentre nei suoli argillosi riduce la tendenza alla coesione delle particelle di terra, ammorbidendoli.

La sostanza organica animale rende inoltre il suolo ricco di componenti biochimiche: aminoacidi, vitamine, acidi umici e fulvici, che favoriscono l’accrescimento delle radici e l’assorbimento dei nutrienti.

5 diversi tipi di letame

  1. Lo stallatico bovino (letame di mucca) è il più diffuso e facilmente reperibile. Alcuni produttori propongono sacchi di preparato pellettato (grossi granuli che facilitano una distribuzione regolare e omogenea). È un eccellente ammendante per il suolo: oltre a rilasciare sostanze nutritive, migliora la tessitura e limita il compattamento dei terreni argillosi.
  2. Il letame equino viene tradizionalmente considerato il migliore. Rispetto allo stallatico bovino, è più ricco di fosforo e potassio. Può anche essere aggiunto al cumulo del compost di foglie e detriti vegetali, per renderlo più nutriente e accelerarne la maturazione.
  3. I letami caprino e ovino sono un prodotto prezioso per preparare il letame liquido biologico: ne basta poco per creare un rifornimento sufficiente per un anno, in un giardino di piccole e medie dimensioni. Il letame ovino liquido, mescolato con bentonite (un particolare tipo di argilla), viene usato in agricoltura biologica per proteggere i tronchi dai parassiti.
  4. La lettiera del pollame (pollina) in genere contiene una grande quantità di azoto, tanto da non essere utilizzabile così com’è. Più facile e pratico usare la pollina umificata pellettata, che si presenta allo stato secco ed è di facile gestione a livello domestico. I produttori la sottopongono a un lento processo di maturazione e subisce un’essiccazione graduale per conservare la preziosa flora batterica. È usata soprattutto per l’orto e le piante molto esigenti di azoto.
  5. Il guano è un concime naturale formato dalla decomposizione di spoglie, uova e deiezioni di uccelli marini, sovrappostesi per millenni lungo le coste aride del Perú e del Cile dove tuttora esistono vasti giacimenti. È facilmente reperibile in confezioni per uso hobbistico; consigliato soprattutto per ortaggi, frutti, piante acidofile. Ha un elevato tenore di azoto.

Come si usano

Tutti questi letami non si possono usare allo stato fresco: non solo quello del pollame, ma un po’ tutti contengono una quantità sempre eccessiva di azoto, in genere sotto forma ammoniacale o di urea, quelle più facilmente e immediatamente assorbibili da parte delle radici. Le piante andrebbero così in “overdose”, cui seguirebbe una morte rapida e certa per intossicazione: si dice che le piante vengono “bruciate”, perché prendono un aspetto brunito, come se fossero state avvolte dal fuoco.

Reperendo da un allevatore il letame fresco, è bene ammucchiarlo in un luogo aerato e protetto dalle intemperie a “riposare”, rivoltandolo ogni 45-60 giorni, in modo che la fermentazione operata dai batteri in esso contenuti porti uniformemente alla diminuzione dell’azoto presente. Durante il processo, inoltre, le elevate temperature raggiunte dal cumulo uccidono buona parte dei microrganismi nocivi, nonché quasi tutti i semi di piante potenzialmente infestanti.

Solo dopo 4-12 mesi (rispettivamente da quello equino alla pollina), quando sarà diventato quasi inodore, il prezioso materiale potrà essere distribuito sul terreno attorno alle piante da nutrire.

Letame: perché deve essere sempre ben maturo? - Ultima modifica: 2020-05-04T08:00:04+02:00 da Redazione GI